Sommario

"Antica veterinaria in Valle Arroscia" di Emanuela Bonino

"Discussioni sul Brigasco" di Pierleone Massajoli

"Il femminile in montagna" di Marina Tranchina

"Toponomastica delle Viozenne" (IV) di Roberto Moriani

"Carnevale dei Monti Liguri" di Guido Ferretti

"Nascita della corte di Alpepiana" di Guido Ferretti

"Lo spopolamento nelle valli delle Alpi Liguri-Marittime" (II) di di Nicola Farina

"La fascia pornassina: un suggestivo sito da salvare" di Giacomo Bonifazio

 

 

Antica veterinaria in Valle Arroscia


Emanuela Bonello

 

Le risposte che l'uomo antico ha dato nel tempo ai probemi legati alla veterinaria, alla necessità fondamentale di curare e mantenere sano il proprio bestiame, la pastorizia e l'allevarnento hanno costituito per molto tempo una imprescindibile fonte di sostentamento prima, e di guadagno poi, per gli abitanti di queste zone alpine. Esattamente come per l'etnomedicina, anche alla base dell'etnoveterinaria si può rintracciare un bisogno fondamentale ed innato correlato con il sentimento della sopravvivenza e con questo identificabile. E' evidente però che, se per l'etnoiatrìa il discorso può venire ampliato assumendo dimensioni più profonde, fino a comprendere sottili spiegazioni simboliche che passano attraverso complessi rituali, concezioni ideologiche e antichi sistemi conoscitivi, per il secondo, cioè relativo alla veterinaria, non è sempre possibile compiere questo procedimento deduttivo. Tale spiegazione mi permette allora di interpretare le metodiche e gli strumenti terapeutici elaborati nella cura delle patologie animali come un sottoinsieme di un universo più ampio, costituito appunto dall'etnomedicìna. Anche i rimedi veterinari possono comunque essere valídi indicatori di una precisa fenomenologia esistenziale culturalmente intesa e, come tali, fornire utili indicazioni per la ricostruzione della definizione di una cultura specifica di ciascun paese: Montegrosso, Mendafica e Cosio. La mia attenzione verte in modo particolare sulle pratiche dì cure mediche riferite agli 
umani, durante le interviste ho posto maggiormente l'accento su queste, occupandorni solo marginalmente dell'etnoveterinaria. La scarsa disponibilità dei materiale quì trattato dipende anche da un altro fattore legato in modo indissolubìie con la realtà dì vita di questì paesi: come ho già detto nel capitolo riguardante le metodologie adottate, non è stato semplice individuare, nell'intemo di un piccolo universo di campionamento le persone cui sottoporre ì miei quesiti, perché queste persone dovevano poter rispondere ad alcuni requisiti: età, buona memona, lucidità, disponibilità etc.. Per quanto riguarda domande ancor più specifiche legate apunto alle antiche forme di veterinaria era necessario un altro fondamentale presupposto e cioè una certa dimestichezza con tale materia, che non è certo appannaggío di tutti (come poteva essere per le pratiche di medicina), ma solo di una certa fascia sociale tradizionalmente depositaria di tali saperí. Si trattava , ìn buona sostanza, di venire a contatto con il rmícrocosmo dei pastori attraverso i quali e con i quali, l'etnovetednaria è nata e sì è sviluppata perché solo loro potevano fornire autentìche ed originali informazioni. Il raggiungimento di tale scopo è stato possìbile solo in parte perché, purtroppo, sono pochissimi i rappresentanti di questa categoria ancora in vita e tra questi è stata inoltre necessaria la consueta opera di 'scrematura' che ne ha ulteriormente ridotto il numero. 

Emanuela Bonello ha presentato questo articolo nell'ambito di un ampio lavoro dal titolo "Pratiche di medicina tradizionale nelle comunità alpine dell'Alta Valle Arroscia". Il presente è il primo stralcio delll'esteso lavoro dell'Autrice, intitolato:"Pratíche di medicina tradizionale nelle coinunità alpíne dell'Alta Valle Arroscia". Questi stralci vengono presentati in un ordine diverso da quello del testo base. 

L'articolo completo è sul numero 36, Gennaio - Giugno 2002

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(notizie, articoli e fotografie pubblicati sul web il 20/6/2001, Enrico Pelos)

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