Sommario

"La legge è la legge, un film di Frontiera" di Claudio G. Fava

"Poemi pastorali brigaschi e trioraschi"  di Pierleone Massajoli

"Fienili dell'Alta Val Trebbia" di Guido Ferretti

"Le strade della Val Roja" di Franco Cucca

"Il Moro Sarazì" di Danilo Bruno

"Le Vie delle asce di pietra" di Luigi Felolo

"Sacralità nelle comunità rurali-alpine" di Simona Cerutti

"L'Arma da via" di Marco Bianco

Poesie e recensioni
 

 

 

La sera del 15 Agosto del 1811 gli abitanti della Val Trebbia pensarono che fosse arrivata ...

La Madonna a Montebruno


Giovanni Ferrero

 

Madame Blanchard non aveva certamente immaginato al momento della sua precipitosa partenza in aerostato da Milano la sera del 15 Agosto 1811, quale subbuglio avrebbe procurato il giorno dopo nel silenzioso, pio e tranquillo paese di Montebruno, posto tra i monti della Alta Alta Val Trebbia. Accadde, infatti, che proprio in prossimità di Montebruno, venisse a toccar terra quella, inusitata e moderna, per l'epoca, macchina volante. Ma la storia di questo avveniimento, ormai saldata e mescolata al sapore del folklore, necessita di una più ampia disamina e descrizione. Madame Blanchard aveva deliziato quel giorno, con la sua presenza e quella del suo interessante pallone aerostatico il pubblico festoso del Foro Bonaparte, dove si svolgevano i festeggiamenti in onore del genetliaco dell'Imperatore Napoleone. Festa che aveva visto la partecipazione delle auotorità cittadine e governative, nonché quella della Corte di Eugenio Beauharnais, Vicere d'Italia. Le cronache raccontano che la "macchina volante" tardasse a partire e che, giunte ormai le otto del pomeriggio, un ufficiale per sollecitarne la partenza apostrofasse in modo scortese la signora aeronauta. Quest'ultima staccò nervosamente le corde che tenevano ancorato il pallone che infine si alzò repentinamente. Incontrata una forte corrente ascensionale, sparì in pochi minuti alla vista del folto pubblico.  Madame Blanchard rannicchiata in quell'abitacolo di vimini a forma di culla, cercò di sopravvivere al freddo pungente, visto che al momento della sua nervosa partenza non si era procurata un indumento che coprisse il leggero abito estivo.  La discesa nel bosco detto "Friccea", vicino a Montebruno fu quindi casuale, anche perché l'orografia del sito difficilmente avrebbe potuto offrire una zona pianeggiante adatta ad un atterraggio. L'aeronauta gettando l'ancora, andò ad imprigionarsi tra le fronde dei grandi alberi di quella zona boscosa. Ma quanto più risveglia l'interesse fu l'impatto che i locali pastori e contadini ebbero all'incontro di questa inaspettata ed incomprensibile creatura caduta dal cielo. E'utile ricordare che in Montebruno si ebbe l'apparizione della B.V. nel 1478 e che ad essa venne eretto e dedicato un importante e splendido tempio. La miracolosa Madonna di Montebruno fu da sempre venerata con grandi manifestazioni religiose e con grande fede da parte degli abitanti della Alta Val Trebbia. Questi valligiani si avvicinarono a Madame Blanchard con il sentimento della incertezza, dello stupore e forse anche della paura. La notizia di questa aliena presenza e della incomprensibile lingua si diffuse con rapidità. Possiamo naturalmente immaginare il vociferare nelle strette strade ed i rimandi da casa a casa. Infine, questo insolito vociare, raggiunse il sindaco cui dobbiamo l'interessante cronaca dell'avvenimento ampiamente descritto in due lettere. 

Giovanni Ferrero si interessa di pittura e di storia regionale. E' autore del "quaderno" "Le antiche famiglie di Canale" edito dalla Comunità Montana Alta Val Trebbia nel 1995.

L'articolo completo è sul numero 29, Gennaio - Giugno 1998

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(notizie, articoli e fotografie pubblicati sul web il 20/6/2001, Enrico Pelos)

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