Il borgo di Barbazzano, cinto d'assedio, una volta, da soldataglie guidate da un guerriero ritenuto invincibile, fu miracolosamente soccorso da un grifo, che s'avventò sul fortissimo condottiero spappolandogli un occhio a colpi di becco
Percorsi d' Autore
MARIO SOLDATI E IL GRIFONE

Luciano Bonati

Dove si va per mulattiere nel suo angolo di paradiso e lui si ricorda del grifo che liberò Barbazzano


Non è più certamente il luogo che nel secolo scorso incantava i poeti, come Percy Bysshe Shelley, che "da Livorno su fragil legno veleggiando approdò per improvvisa fortuna ai silenzi delle isole Elisee" tuttavia l' arco litoraneo lericino riesce a conservare un certo fascino antico.
Proprio qui, sopra le scogliere aguzze di Tellaro Mario Soldati s'è costruito il suo angolo di paradiso, tra rocce, pini ed ulivi, dinanzi al mare spezzino cui fanno da sentinelle le isole Palmaria, Tino e Tinetto. Qui lo scrittore trova ispirazione, qui riordina i suoi appunti, qui, quando il tempo, come sempre avaro, glielo consente, si fiacca volentieri in lunghe esplorazioni: intorno alla sua Tellaro, sopra la borgata e talvolta sino a scavalcare il crinale del monte Caprione. Pensate che questo promontorio proteso fra Lerici e Bocca di Magra, a cavallo fra il mare e il pigro corso finale del fiume Magra, a lungo fu campo di battaglia fra gli indomiti liguri apuani e le legioni di Roma, che solo nel 177 a.C. riuscirono a prevalere, colonizzando la piana e fondandovi la città di Luni. A Mario Soldati piace particolarmente andare a caccia di storia e dei segni (molti sul Caprione) di antiche civiltà agro-pastorali, così come di sopravvissuti ruderi di misteriosi centri medievali. L'itinerario preferito, una volta raggiunta in autobus la Bellavista di Lerici, prevede tappe a San Lorenzo, alla Rocchetta, a Portesone e a Barbazzano. Ai monti di San Lorenzo si può ancora ammirare, seppur malandata ed a perenne rischio di crolli, una pieve protoromanica, curiosamente a poca distanza dal cantiere che fornì la pietra da costruzione e che è interessante a sua volta. Si tratta, infatti, di una cava del pregiato marmo portoro, scuro e con striature bianche e dorate, che siamo convinti essere prerogativa di Portovenere. Invece lo troviamo a Lerici e pare che, quanto a virtù, superasse il rivale portovenerino. A San Lorenzo, blocchi ben squadrati occupano ancora il pianale di carico dove i buoi andavano a dividere la fatica con i cavatori. L'alto pulpito fra mare e vallata del Magra ci porta in poco tempo ai Monti Brianzi e al Campo di Già. Paesaggio roccioso, dominato da una vegetazione di lecci e pini, ricco di cavità naturali. In una di queste spelonche sono stati trovati resti di orso e di capriolo. Nel Campo di Già, invece, frammenti d'armi e d'armature rimandano al cruento conflitto fra i romani colonizzatori e le popolazioni indigene. La storia ci riferisce di una memorabile battaglia nella Piana del Marzio, dove il console Quinto Marcio (ancora oggi l'evento vive nella toponomastica locale) fu trucidato con le sue truppe nel 186 a. C. L'escursione prosegue verso la Rocchetta e scende alla sella di Zanego per la costa di Senti ammantata d'ulivi e di cerri. Quest'area, come alcune altre a macchia di leopardo nel monte Caprione, mostra al visitatore minuscole caselle in pietra a secco, per lo più a cupola, inserite nei muri che reggono le piane. Sono chiamate "cavanèi" nel dialetto tellarino. Ricoveri fortunosi per l'uomo? per i suoi animali domestici? per i suoi attrezzi di lavoro? C'è fitto mistero. Ancor più siamo portati a meditare se accanto alla casella si erge una pietra fitta, poichè allora sconfiniamo nel fantastico mondo dell'archeoastronomia. Luna, sole, stelle; culto e stagioni; riti e semine. Da Zanego una vecchia mulattiera scende a Tellaro, sulla costa rocciosa battuta dal mare. Il nostro disegno è però quello di aggirare la borgata dall'alto seguendo una stradina che ci porta a scoprire i resti di civiltà medievali: Portesone, Barbazzano...Barbazzano: una torretta soffocata dall'edera; i ruderi di una chiesetta intitolata a San Giorgio; "bocche di lupo" a testimonianza del ruolo degli edifici sacri come ultimo baluardo contro gli assalitori; una macina basculante per le olive o la granaglia; i resti di quella che - si ritiene - fosse la dimora dei vescovi di Luni nelle occasioni in cui facevano visita al Caprione, dove possedevano una grande tenuta di caccia. Tra banchi di pietra bianca e grigia sormontata da ciuffi d'ulivo, il viottolo s'incurva verso la Serra, che tuttavia resta fuori del nostro percorso, poichè in dietro-front rientriamo a Tellaro. Un sussulto quando attraversiamo un rigagnolo nell'argilla rossa: è l'antico "Canale del lino" (donde l'origine del nome) ove si macerava la fibra che localmente dava alimento ad un buon artigianato tessile. La memoria continua a correre, confondendosi tra storia e favola. Come quando un gufo s'alza all'improvviso, disturbato nella sua quiete ombrosa dentro una ceppaia, con volo rumoroso e goffo, facendo sobbalzare il Nostro.-Sì`- confessa Soldati - mi ha ricordato di botto la leggenda qui sorta intorno ad un altro uccello, il grifo. "Il borgo di Barbazzano, cinto d'assedio, una volta, da soldataglie guidate da un guerriero ritenuto invincibile, fu miracolosamente soccorso da un grifo, che s'avventò sul fortissimo condottiero spappolandogli un occhio a colpi di becco. Presi dal panico gli assalitori si ritirarono in gran scompiglio e la rocca fu salva". Storia o leggenda che sia, piantò in tutto il Lericino profonde radici. Ancora oggi si racconta che sopra una delle porte d'accesso al borgo fortificato di Barbazzano fu murato un grifo scolpito nell'arenaria. In segno di riconoscenza per l'insperata vittoria che il rapace aveva propiziato.