STORIA DI REMI E BOTTAZZI

Renato Sirigu

Faggete liguri per le nostre barche


di Renato Sirigu

La faggeta di monte Zatta è una delle più superbe della Liguria. Una volta il faggio copriva le intere pianure d'Europa, poi nei secoli è scomparso in seguito al disboscamento per dar spazio alle coltivazioni agrarie. Nelle zone montane, sino ai 1400, 1800 metri il faggio è sopravvissuto per l'alta redditività, capitozzato fornisce ottima legna da ardere, e dalle pire si ottiene ottima torba. Il bosco di monte Zatta rientrava nei possedimenti del feudo che, passato dai Malaspina ai Fieschi ed infine ai Doria, proprio sotto la famiglia dell'Aquila nera venne razionalmente sfruttato per la fabbrica dei remi della flotta doriana e delle galere genovesi che per secoli dominarono il Mediterraneo. I remi, normalmente nella tipica galea genovese erano una trentina. Le fabbriche si trovavano a Chiavari dove ancor'oggi resta nella toponomastica il ricordo di quegli opifici: via Remolari, nei pressi dell'Entella vicino all'incrocio fra via Doria e via Bancalari, la via dei falegnami. Dove gli artigiani fabbricavano sino al primi decenni del secolo scorso remi come i loro avi avevano fatto dal medioevo. Ma come arrivavano i tronchi dalla faggeta del monte Zatta alle fabbriche di Chiavari? I bottazzi di Forca e Rezemi, per esempio, servivano alla flottazione in modo che i tronchi si accumulavano di fronte alla porta del bottazzo e poi si dava esito alle acque che uscendo impetuosamente trasportavano i tronchi per un breve tratto del rivo. Allora si riempivano nuovamente i bottazzi e le loro acque tornavano a spingere i legnami per un altro tratto del rivo di modo che ogni vuotamento dei bottazzi non serviva che a far fare ai legnami un breve tratto di cammino nel letto del rivo. Nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio e marzo i bottazzi potevano riempirsi ogni giorno e spesso anche più di una volta al giorno ma passati quei mesi i bottazzi non si potevano regolarmente riempire, almeno di qualche pioggia straordinaria, che raramente ad intervalli di giorni. Il bottazzo o bottaccio secondo il Battaglia è una conca, di un piccolo rivo, in cui le acque si raccolgono per depositare i detriti, ma anche nel gergo marinaresco rinforzo di legno applicato tutt'intorno alle murate del bastimento. Questo il vocabolario, sentiamo invece dalla deposizione di Francesca Ginocchio il primo ottobre 1841 a Cicagna durante il processo Coppiatti - Ginocchio che andò avanti dal 1838 al 1842, così recitano gli atti: "Intendo per barricata una costruzione di legnami incrociati e disposti in modo di trattenere gli oggetti flottanti sulle acque e mi ricordo una di esse (che) era formata da travi disposti alla sommità e alla base a triangolo i cui vuoti erano riempiti di pietre e che questi triangoli si riunivano da un lato e dall'altro per mezzo di legni confitti orizzontalmente …" Il legno del faggio, di color bianco rosato piuttosto duro e compatto viene impiegato in falegnameria per lavori al tornio, rivestimenti, compensati, manici di attrezzi. Si presta ad essere curvato e si adopera per fabbricare sedie e mobili. Così Patrizia Besagno in "Conoscere l'ambiente, gli alberi" libro edito dall'assessorato al risanamento e difesa dell'ambiente della Provincia di Genova nel 1989, dimenticando però un uso storico per il genovesato: la fabbrica dei remi. Che con questo breve articolo abbiamo voluto recuperare.