percorsi.. * DI CULTURA MATERIALE E DEL LAVORO * di STEFANO VILLA             pietremare n° 3 2001

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  • LA MARINERIA CHIAVARESE

  • IL MUSEO MARINARO
        "TOMMASINO - ANDREATTA"


  • DOVE NAVIGA UNA
        MICHELANGELO DI DUE METRI?



  • LA MARINERIA CHIAVARESE

    "A un certo momento - racconta Ernani Andreatta - le grandi famiglie dei costruttori navali degli Scogli, s'imparentano tra loro: Giulia, figlia di 'mastro Checco', Francesco Gotuzzo, il fondatore degli omonimi cantieri e sorella di Luigi, sposa Matteo 'Matè' Tappani. Resteranno comunque rivali, ma nella più grande lealtà e correttezza." E' questo lo spirito di cantieri che, insieme ai Beraldo e altri hanno costruito navi come i Brigantini a palo Luisa, la più grande mai varata, con 3000 tonnellate di portata, Maria Raffo, lunga 65 metri, esclusi, dice Andreatta "bompresso e le altre strutture fuoritutto", o l'Ascensione, simbolo di una endemica ligustica globalizzazione, una parola che, a seconda dei punti di vista, oggi suggestiona, inquieta, danna o incendia gli animi. L'Ascensione portava fieno a Città del Capo, a New Castle caricava carbone per Caleta Buena e rientrava in Europa con i nitrati cileni. E la Maria Raffo era anche petroliera, sui generis, ma lo era, trasportando barili di greggio sulle rotte tra Nord America, Giappone e Magadascar. Franco Tommasino, "Mario" per tutti, era innamoratissimo di quel mondo cui apparteneva. Chiavarese, nato nel 1915 era figlio di un grande maestro d'ascia Vittorio "Cicia" Tommasino e gli zii erano calafati e maestri di vela. Con il padre sull'Elettra conobbe Marconi, e da quell'incontro sviluppò il secondo amore, per le radiotrasmissioni, fino ad entrare come tecnico nell'Eiar. Il suo ruolo durante la seconda guerra mondiale gli consentì di salvare preziosissime attrezzature radio. "Trasferì - racconta il comandante Andreatta - dalla sede genovese di via San Luca l'attrezzatura a bassa frequenza all'Acquasanta, dove venne nascosto anche il ripetitore del Centro Eiar di Sanremo, con l'assenso del direttore di sede, il dottor Cocchi." I tedeschi vennero a sapere del magazzino, chiesero a Tommasino di portarveli, ma lui, "d'accordo con alcuni contadini li portò a visitare cantine ben fornite. Arrivati al vero deposito, non trovando né bottiglie, né fiaschi, chiesero di …proseguire oltre le indagini e gli strumenti furono salvi." In questo modo, il 24 aprile 1945 Franco Tommasino potette diffondere da "Genova Libera" l'annuncio della Liberazione, sulle note di Glenn Miller, liberando anche la sua musica dalla proibizione nazifascista di suonarla. Prima di ritornare alla passione del mare, cominciando a costruire le sue meraviglie in miniatura, oggi al Museo Marinaro Tommasino-Andreatta a Casa Gotuzzo, trasformò nel dopoguerra la passione nella radio verso le immagini. Con una cinepresa Paillard per primo iniziò a inviarle da Genova alla sede Rai, allora a Milano e con una testina da lui inventata, installata sui registratori e con modifiche per adattarla alla cinepresa, cominciò a montare i servizi da Genova. Poi la grande passione per il mare, tutta da vedere ancor oggi, al museo di piazza Gagliardo.

    IL MUSEO MARINARO "TOMMASINO - ANDREATTA"

    L'Elettra (è uno dei tre esemplari costruiti da Franco "Mario" Tommasino, degli altri due uno è al Museo Rai di Torino e l'altro fu donato a Elettra Marconi) con la voce registrata di Gugliemo Marconi che spiega l'accensione delle luci di Sidney, il 26 marzo 1930 nel primo esperimento di trasmissione di onde sonore. E' una delle tante emozioni che colpiscono al Museo Marinaro "Tommasino - Andreatta" a Chiavari, tra gli Scheuggianti, in piazza Gagliardo 19 (0185-314403 per prenotare le visite, possibili solo nei festivi, perché la struttura è privata). Insieme ai tanti modelli, perfetti e perfettamente funzionanti e naviganti, dai piroscafi ai leudi, alle portaerei e ai transatlantici, dai pontoni, ai pescherecci, dalle petroliere al pittoresco Ville de Zurich, a due ruote costruiti dal geniale Franco Tommasino che conobbe, racconta il comandante Ernani Andreatta "Gugliemo Marconi e la moglie Maria Cristina e il suo talento era apprezzatissimo anche da stelle come Gloria Swanson e da un grande simbolo di Genova come Gilberto Govi" ha realizzato anche tanti aerei, tutti i modelli dell'Alitalia ai giorni nostri, dal Fiat G212 ai Jumbo Boeing 747. C'è il modello dell'Elettra, ma c'è anche la cuffia Brown del marconista del panfilo vero insieme a telegrafi, radiocomandi, fonografi, grammofoni a manovella, microfoni e registratori. Ci sono strumenti nautici come gli ottanti, antenati dei sestanti, ruote di timone, corni da nebbia, bussole, binocoli e s'impara che a bordo l'unica corda è quella della campana, perché le altre si chiamano cime, sagole, gomene, gherlini, cavi. Non al Museo, ma nei libri curati da Ernani Andreatta sulla storia della marineria chiavarese e il rione Scogli, trovate anche la storia di una radio galena capace di funzionare con pezzi rudimentali ricavati da contenitori di prodotti da barba, frammenti di lavatoi , con una pila catodica alimentata dall'ammoniaca prodotta da …urina e capelli. L'aveva costruita l'ufficiale italiano Aldo Angiolillo, deportato dopo l'8 settembre 1943 nel campo nazista di Sandbastel insieme ai suoi uomini, che lui aveva voluto seguire comunque, nonostante fosse protetto da un salvacondotto. Con quella radio informava sull'andamento del conflitto, nei bollettini tradotti in polacco, russo, ungherese, italiano. Poi dopo ogni trasmissione si smontavano i pezzi e si nascondevano nelle gavette. Il 15 aprile 1945 fu scoperto dai tedeschi, ma il campo di Fallingbosdtel, dove nel frattempo Angiolillo era stato trasferito, il giorno dopo venne liberato dagli americani e l'ufficiale riuscì a salvarsi. La sua storia si lega a Chiavari anche perché la sua vedova vive nella città del Tigullio, mentre quella radio, non proprio bella, ma tanto necessaria, è al Museo nazionale dell'Internato a Verona. La grande biblioteca marinara del Museo Tommasino - Andreatta racchiude molti altre storie, tutte da conoscere e, grazie a una ricchissima documentazione fotografiche, tutte da vedere.

    DOVE NAVIGA UNA MICHELANGELO DI DUE METRI?

    di Stefano Villa "In nome di Dio taglia!". Anche la fatidica formula che precedeva il varo sembra riecheggiare tra i tesori delle sue sale. In un incantesimo che si riempie del rumore del legno tagliato dai segantini, dei colpi dei maestri d'ascia, dell'odore del mare e delle chiglie calafatate, ecco una Michelangelo lunga due metri, che è stata trasportata sulla sua gigantesca consorella, un Nautilus non solo in grado di navigare come tutti i modelli esposti, ma anche di immergersi e riemergere. E poi leudi, piroscafi, pontoni, pescherecci, rimorchiatori, ferry boat, aliscafi transoceanici, traghetti, battelli a ruota. Ci sono anche i modelli di navi gigantesche e terribili, come la corazzata giapponese Yamato, affondata il 7 aprile 1945 con 2500 uomini d'equipaggio da undici siluri e ventitre bombe d'aereo, dopo aver imperversato nel Pacifico (nel '44 affondò una portaerei e tre cacciatorpediniere). C'è l'Enterprise, la prima portaerei a propulsione nucleare che nel 1960, anno del varo, era la più grande nave al mondo con 341 metri di lunghezza e più di quaranta di larghezza e la più costosa. C'è il Rex, in compagnia delle navi militari italiane Garibaldi e Vittorio Veneto. C'è l'Elettra di Guglielmo Marconi, che il grande ideatore di questi modelli perfetti e fedelissimi agli originali, Franco Tommasino, conobbe personalmente, c'è la mitica nave da recupero Artiglio che riportò alla luce il carico di lingotti d'oro dell'Egypt, affondato vicino a Brest. E' l'atmosfera, unica, che si respira tra gli stupendi modelli del Museo Marinaro Tommasino - Andreatta di Chiavari, in piazza Gagliardo, la ciassa di barchi o piazzetta dei pescatori nel cuore dell'antico quartiere marinaro degli Scogli. Qui nacque il primo vero cantiere di bastimenti a Chiavari, varando nel 1811 un veliero di 510 tonnellate e qui in un secolo, fino agli anni trenta del Novecento, vennero costruiti più di duecento velieri oceanici, dai Gotuzzo, la cui antica casa oggi ospita il Museo privato Marinaro, dai Tappani, dai Beraldo e da numerose altre dinastie di costruttori e armatori. La storia di questa gloriosa marineria, quasi una saga, con tanto di miti e leggende come quelle di papà Lucerna, è incastonata nel Museo, nato dal genio di Francesco "Mario" Tommasino e dall'infinita passione del comandante Ernani Andreatta autore, con Ranieri Degli Esposti, Luca Gibelli e l'associazione Pro Schiaffino, del prezioso e imponente "Chiavari Marinara dall'Epoca Eroica della Vela. Storia del Rione Scogli", pubblicato nel 1993 (subito esaurito e ristampato con nuovi arricchimenti) e curatore di un secondo grande volume, "Chiavari-Scogli. Memorie dal Mare". Sono fonti, quasi inesauribili, di memorie, immagini, dati e tradizioni della storia dei costruttori, armatori, comandanti, marinai, pescatori che popolavano tutto un mondo del mare in quella Chiavari che già dal Medioevo (nel 1182 si parla di "navis de Clavaris in un atto notarile) aveva aggiunto alla pesca la navigazione mercantile e le sue imprese. Il Museo, nato sull'onda del successo di queste opere e inaugurato il 6 luglio del 1997, oltre ai modelli di Tommasino, possiede anche lasciti e donazioni private di famiglie chiavaresi, collezioni di attrezzi da lavoro, di strumenti nautici, un ricchissimo archivio fotografico d'epoca. Ernani Andreatta, figlio di Adele Gottuzzo, del casato dei grandi costruttori che vararono dal 1838 al 1933 ben 119 bastimenti oceanici (tra brigantini, golette, rimorchiatori, brigantini a palo, brigantini goletta, leudi, navi goletta, motonavi) ha restaurato e arricchito di nuovi spazi l'antica "Casa Gotuzzo" che ospita anche il Museo Tommasino-Andreatta. L'indirizzo è piazza Gagliardo 19 a Chiavari. Si può visitare solo nei festivi, su appuntamento telefonando allo 0185-314403 ed Ernani Andreatta è una delle più grandi "miniere" di notizie marinare che possiate incontrare.