 
A CAMPOLIGURE TUTTA LA FILIGRANA DEL MONDO
Le gemme più preziose della collezione al Museo Civico Pietro Carlo Bosio di Campo Ligure. Come si lavora la filigrana
 Unica per dimensioni, stupefacente eleganza, ricchezza quasi inconcepibile degli elementi decorativi nella magica trama argentata. Ma unica anche per il contrappasso dantesco del suo autore che, prigioniero, ha creato una gabbia. E' la magnifica voliera del '700, uno dei pezzi più grandi che si conoscono realizzati con la filigrana, tra le gemme più preziose della collezione al Museo Civico Pietro Carlo Bosio di Campo Ligure, antico centro della Valle Stura e indiscussa capitale di quest'arte che coniuga l'estro creativo all'abilità e alla pazienza certosina dei suoi orafi. In questo borgo, che ha ritrovato tutto l'orgoglio della propria storia e restaurato completamente anche il castello medievale, la filigrana è un'identità viva e profonda da ben centodiciassette anni. Qui l'arte e le tecniche della filigrana continuano a produrre una splendida gioielleria, continuamente rinnovata e ricreata, ma scandita dall'abilità fermata nel tempo di gesti e lavorazioni minuziose e pazienti iniziate da Fenici, Egiziani, Etruschi, continuate da Greci e Romani, poi riprese da Bizantini, Persiani ed Europei nel Medio Evo, con un fondamentale apporto della Cina, dove la filigrana ebbe una straordinaria fioritura soprattutto nei tre secoli della dinastia Sung dal 960 al 1279 dopo Cristo. Splendidi esempi di filigrana cinese ci sono anche al Museo Bosio, unico al mondo per la sua collezione da quattro continenti. Il filo d'argento della filigrana cinese è sottile come un capello, strabiliante per l'eleganza magica delle forme che l'artista gli ha saputo dare. A Campo Ligure lo ritroviamo negli splendidi cestini della raccolta di Pietro Carlo Bosio, appassionato cultore e straordinario intenditore di quest'arte del metallo nobile, recentemente scomparso. Nel Museo a lui dedicato, di cui fu creatore e direttore, le opere esposte secondo le aree geografiche di provenienza permettono ai visitatori di apprezzare ogni differenza di lavorazione e d'ispirazione nella filigrana, sorprendente per levità. Ne è esempio la voliera genovese del XVIII secolo, alta quasi un metro, che riproduce minuziosamente l'architettura di una villa a due piani (con aggiunta in epoca successiva di un tempietto alla sommità). La gabbia per uccelli esotici fu creata in prigione dal suo autore genovese, ispirato evidentemente anche dalla propria condizione, comune ad altri artisti, come il più grande orafo del rinascimento, Benvenuto Cellini, rinchiuso a Castel Sant'Angelo per duplice omicidio. Lo straordinario architetto, scultore di meravigliosi capolavori come il bronzeo Perseo di Firenze e autore di una famosissima autobiografia, era anche un cultore della filigrana, di cui scrisse nel suo trattato di oreficeria: "Il modo di lavorare il filo…l'arte è molto bella; e quando ell'è ben fatta e ben intesa, l'apparisce tanto piacevole all'occhio dell'uomo, quanto all'arte che si facci in fra le oreficerie." Quasi il motto universale degli orafi filigranisti che si sprigiona da ogni stanza del Museo Civico Bosio, attraverso tradizioni, simboli, costumi, espressioni artistiche di ogni paese. A questo tempio della filigrana, in via della Giustizia 5 a Campo Ligure si arriva con la A26 (uscita Masone e poi strada del Turchino fino a Campo Ligure) o in treno, sulla linea Genova-Acqui Terme. Il Museo si può contattare al num. 010921306 e in rete www.museofiligrana.org, e-mail info@museofiligrana.org; per questioni specifiche anche E.mails : Ricerche e Direttore.
IL MUSEO PIETRO CARLO BOSIO
"Il suo creatore - racconta il sindaco di Campo Ligure Antonino Oliveri che ha fornito preziose informazioni e materiale illustrativo - ha viaggiato in tutto il mondo per molti decenni, ricercandone e raccogliendo i preziosissimi pezzi che arrivano dall'Europa, dall'Asia, dall'Africa e dall'America Latina." Insieme alla filigrana genovese, con stupefacenti esempi come la voliera del XVIII secolo (alta 94 centimetri, più i 30 del tempietto sovrastante, realizzata in metallo argentato ricavato da verghe battute a mano e ritagliate), viene dato ampio spazio alla filigrana italiana di città che ne sono state protagoniste con Genova: Venezia, Firenze, Trapani e Cortina d'Ampezzo. Poi la filigrana cinese, la prima a lavorare con una finezza eccezionale l'avorio, la tartaruga, perfino gusci di noce e di mandorle o di realizzare preziosi ventagli. Di questi ultimi c'è anche uno splendido esempio del XVIII secolo, in argento, smalti, seta e avorio al Museo Civico Bosio. L'attenzione ai colori e il diffuso impiego di smalti caratterizzano, invece, la filigrana russa - rappresentata al Museo da icone, cofanetti, coppe, bicchieri tra ottocento e inizio novecento - e quella nepalese, che incastona anche pietre preziose policrome nelle sue trame, come nell'ampolla del XVIII secolo esposta a Campo Ligure, insieme a vasetti e recipienti del Nepal. Le atmosfere magiche e cariche di simbolismi dell'India emanano, invece, da un elegantissimo aspersorio con spargiprofumo a forma di elefante con fiore all'estremità della proboscide o nella riproduzione fastosa della carrozza del marajà. Dall'arte filigranaria del settecento peruviano arrivano esempi di solida raffinatezza, di delicata energia come il tacchino portaincenso, con coda a ruota e ali distese in argento. Simboli del potere, come i manicotti dei Ras Abissini del XVIII secolo in lastra d'argento e decorati in filigrana usati per le parate equestri, provengono invece dall'Etiopia. Le opere sono duecento, tutte meritano una sosta attenta. E poi c'è la sala degli strumenti, che servono alla preparazione del filigranato, con gli antichi attrezzi, dal XVIII al XX secolo che affiancavano i processi di fusione, saldatura, torcitura.
Si coordina con il Museo Civico e Centro di Documentazione della Filigrana anche il Consorzio dei Filigranisti di Campo Ligure, nato nel 1997 e che raggruppa i laboratori artistici con sede nel Comune della Valle Stura. "Le finalità di questa azione, con l'impulso del Comune campese - dice il sindaco Oliveri - sono lo studio e la promozione di programmi per tutelare, valorizzare e promuovere la diffusione dell'arte della filigrana."
PIETRO CARLO BOSIO
In filigrana ha realizzato e donato un Rosario a Paolo VI (che poi Papa Montini consegnò al Santuario di Fatima). Ha fatto omaggio del grande Rosario creato in collaborazione con il filigranista campese Matteo Bongera ai Kennedy, dopo l'attentato mortale al senatore Robert Kennedy. Non era nato filigranista, Pietro Carlo Bosio, ma arrivato a quest'arte nel primo dopoguerra, ha coltivato straordinariamente questa sua passione facendo, come si usa dire, moltissima strada, sia come artista che come collezionista e intenditore. La sua collezione, interamente donata al Comune di Campo Ligure, prima di trovarvi collocazione permanente è stata al centro di importanti esposizioni: a Genova nel 1973, nel 1992 per le manifestazioni colombiane e nel 1994 e a Venezia nel 1983. Bosio ha portato manufatti dell'arte filigranaria campese anche in molte mostre italiane e a Mosca, Francoforte, New York e Stoccarda. Pietro Carlo Bosio, di origine piemontese e campese per passione e adozione, è scomparso nella primavera del 2001.
FILIGRANA, COME SI LAVORA
La filigrana indica lavori finissimi e leggeri, composti da fili d'oro e argento che imitano l'arabesco in una straordinaria varietà di forme. In Italia era già presente nell'oreficeria etrusca. Intorno al 1200, con il ritorno dei Crociati, la filigrana approdò a Genova e Venezia e in Liguria, alla fine del settecento migliaia di famiglie erano impegnate nella produzione di quest'arte, nella quale i genovesi erano celeberrimi. Nel 1884 la filigrana arrivò a Campo Ligure, con l'apertura della bottega del maestro Antonio Oliveri. Ben presto, sul suo esempio, i laboratori fiorirono e all'inizio del Novecento se ne contavano trentatre. Da allora la filigrana è sempre stata un'identità vivacissima e profonda per Campo Ligure, che negli ultimi anni la sta rilanciando con il Consorzio, corsi di formazione per filigranisti, premi e respiro sempre più ampio e internazionale per la rassegna annuale dell'arte sul filo d'argento. I laboratori di Campo Ligure che lavorano la filigrana oggi sono dodici.
Le principali fasi della lavorazione sono la fusione, la trafilatura, la torcitura, la laminazione, la scavatura, la riempitura, l'assemblaggio e la rifinitura.
La fusione trasforma il metallo grezzo in verghe.
Con la trafilatura le verghe vengono assottigliate fino a una sezione di 2 millimetri e riscaldate per renderle più malleabili. Il prodotto ottenuto viene ulteriormente trafilato con il passaggio attraverso fori graduati ricoperti sulla superficie da diamanti industriali. Con la torcitura vengono assemblati in una lunga treccia due distinti fili d'argento, il "filo granato".
Laminatura. Il laminatoio a rulli piatti dà al filo granato il tipico aspetto dentellato e granuloso. Con la scafatura, utilizzando fili di maggior consistenza grazie alla lega argento-rame, l'artigiano sagoma l'oggetto nel disegno voluto.
Riempitura. Lo scafo, saldato, viene riempito con minutissime forme e strutture ottenute dalla lavorazione dei sottilissimi fili, ritorti e laminati attraverso l'impiego di particolari pinze (bruscelle) che aiutano la lavorazione manuale del filo granato.
Assemblaggio e rifinitura
Dopo il consolidamento dei pezzi le parti dell'oggetto vengono assemblate e rifinite attraverso una fase di imbiancatura.
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