Piccola Patria pequeña Patria little Country
MAI DIRE PESTO IN TEXAS
Confessioni di una ligure negli USA
Emanuela Guano


Da tempo si sa: siamo quello che mangiamo. Non mi riferisco, però, ai processi biochimici che avvengono nell'apparato digestivo alla fine di un pasto. Mi riferisco piuttosto a quei meccanismi sociali piú o meno inconsci che, in base a che cosa mangiamo (e a come lo mangiamo), sanciscono la nostra appartenenza a comunità etniche e religiose. Per l'orgogliosa tribù dei liguri il pesto é il referente simbolico per eccellenza, quasi un feticcio pagano. Attenzione: che sia fresco, profumato, e denso ... e soprattutto, che lo si prepari con basilico genovese D.O.C. e con un olio d'oliva impeccabile! Ogni sgarro alla tradizione non sarà solo una caduta di gusto, ma rientrerà nella categoria delle offese imperdonabili. Di quelle che si lavano solo col sangue, tanto per intenderci
Scena numero uno: Sono seduta al tavolo di un ristorante "mediterraneo" nel cuore del Texas. Una conoscente italiofila mi ha attirato con un pretesto. Come scoprirò ben presto, il suo scopo é quello di farmi gustare la specialità del posto: la pesto pasta. Avrei dovuto immaginarlo: sono caduta in una trappola. Tento di resistere, accampo scuse: "sono allergica al basilico" "don't worry, non ti preoccupare, noi il basilico nel pesto non ce lo mettiamo." Rimango senza parole. Approfittando del mio sbigottimento il cameriere mi ammannisce il piattino fatale. Persa ogni via di scampo, lascio che il miscuglio di olio di semi, noci tritate, e prezzemolo essiccato mi schiaffeggi i sensi. "Buon appetito!" gongola la mia commensale.
Scena numero due: Invito a cena a casa di una cara amica pakistano-americana. "Wonderful" é la reazione mia e di mio marito, dato che la signora in questione é un'ottima cuoca. Come sempre, la padrona di casa ci accoglie avvolta in un profumino speziato che annuncia delizie culinarie. "Pakistani food, cibo pakistano?" le chiedo. "No: Italian" é la risposta inquietante. Dalla cucina emerge il corpo del reato: una casseruola di pollo fritto nel pesto. Scena numero tre: siamo in un supermercato della Georgia, nell'angolo riservato alle specialità italiane. Sul secondo scaffale dall'alto, sotto alla famigerata salsa Alfredo, fiore all'occhiello della cucina "italiana" negli USA, troneggia una collezione di pesto sauces. Il buongustaio non ha che l'imbarazzo della scelta: pesto con basilico secco, margarina e noci, con jalapeño (peperoncino messicano perforamucose), o red, rosso?
Fino a qualche anno fa, mio marito-nato e cresciuto in India-si burlava della mia ossessione per il pesto. "Sei una fanatica," mi ripeteva ogni volta che intuiva il mio sconforto di fronte alle stravaganze yankee. "Cerca di apprezzare il sapore per quello che é, non importa che non sia come il pesto di Genova." Poi accadde l'incredibile, o meglio l'inevitabile. Dopo un'estesa vacanza a Genova, e un'esposizione intensiva alla cucina ligure, mio marito si convertì alla pestofilia. Per anni, durante il suo soggiorno in Germania, coltivò un praticello di basilico anemico sul terrazzo di casa. Divenne cliente abituale dell'emporio italiano della zona, ove dilapidò una fortuna in parmigiano e pinoli. Poi si trasferì in California, e fu la fine. Terra meravigliosa, fertile e soleggiata, la costa occidentale degli USA ha un difetto imperdonabile. No, non mi riferisco ai terremoti. Mi riferisco al suo basilico. Esempio di hybris vegetale, il basilico californiano si sviluppa in men che non si dica in una piantona del tutto inutile a noi pestofili. Passi per i fiorellini rosa. Passi per il fusto ligneo. Quello che non gli si perdona, al basilico californiano, é il sapore di menta. Da allora, come tutti noi liguri residenti negli USA, anche mio marito si e' rassegnato al pesto di contrabbando. Ogni volta che torno da un viaggio in Italia, mi accoglie all'aeroporto con una domanda furtiva: "l'hai portato?" Sì, l'ho portato. E' un pesto da batticuore, quello che attraversa l'Atlantico. Camuffato in contenitori dall'aspetto innocente, sfida leggi severe che proibiscono l'importazione di qualsiasi alimento. E' solo questione di tempo. Prima o poi questi poliziotti superastuti scopriranno cosa contiene il barattolone della Nivea. Quale sarà la pena per il mio crimine? La deportazione, l'ergastolo, o un'iniezione letale di salsa Alfredo? Non mi importa. Per una mestolata di pesto genovese sarei capace di affrontare ben altro. Cultore della tradizione ayurvedica, mio marito giustifica la pestofagia giurando che l'olio d'oliva, l'aglio e il basilico hanno poteri medicamentosi ignoti alla scienza occidentale. Come potrei non credergli? Per un ligure in esilio il pesto é il nettare degli dèi, l'ambrosia miracolosa, l'elisir di lunga vita. E soprattutto é l'unico rimedio che lenisca, almeno per qualche istante, le pene della nostalgia.





Piccola Patria pequeña Patria little Country
NEVER SAY PESTO
SAUCE IN TEXAS

Confessions of a Ligurian in the US
Emanuela Guano
We all know it: we are what we eat. I am not talking about the biochemical processes that take place in our stomach after a meal. I am talking about those social mechanisms that establish our membership in ethnic and religious communities on the basis of what we eat, and how we eat it. For us fierce Ligurian tribe pesto sauce is the main symbolic referent, one that is almost as powerful as a pagan fetish. Beware: it has to be fresh, scented, and thick-and above all, it can be prepared exclusively with Genoese basil, extra-virgin olive oil, authentic parmigiano reggiano, pine seeds, garlic, and just a sprinkle of Sardinian sheep cheese. A pesto sauce made with anything else is not just a gastronomic blunder: it is an insult we shall not tolerate. You know what I mean?
Scene number one: I am sitting at the table of a Mediterranean restaurant in the heart of Texas. A friend of mine has invited me here with an excuse. Soon I will figure out what she is up to. She wants me to taste a real delicacy: "pesto pasta." I should have known better: it's a trap! I try to fend off the attack, make up excuses: "sorry, I am allergic to basil" "don't worry, there is no basil in our pesto sauce." I am speechless. Taking advantage of my astonishment the waiter deposits the lethal dish on the table. There is no way out. The mix of corn oil, dried parsley, and ground nuts slaps my senses. "Buon appetito, enjoy your meal" cheers my friend.
Scene number two: A Pakistani American friend of ours invites my husband and me for dinner. "Wonderful!" is our reaction, since the lady in question is an excellent cook. A spicy scent lingers all over her house. "Pakistani food!" I say. "No, Italian food!" she replies. A quick inspection to the kitchen leads to the sad discovery: a pot of chicken legs fried in pesto sauce. Scene number three: we are in the Italian deli aisle of a grocery store. A whole collection of pesto sauces sits on the second shelf from the top, right next to the notorious salsa Alfredo. Which one will you have: the one with margarine, parsley and ground nuts, the jalapeño pesto sauce, or-how yummy-the red one?
Till not long ago my East Indian husband used to make fun of my pesto obsession. "You are a fanatic" he would say. "Just relax and enjoy the taste, there is no point in comparing it to Genoese pesto!" Then something unbelievable-yet thoroughly expected-happened. Due to an intensive exposure to Ligurian cuisine during a vacation in Genova my husband converted to pestophilia. He took to growing a pale meadow of basil on the balcony of his apartment in North Germany. As a regular customer to the Italian deli shop round the corner he squandered a fortune on pine seeds and imported parmigiano. Then he moved to California, and that was the end. The wonderful, sunny, and fertile West Coast has a major fault. No, I am not talking about St. Andrew's fault. I am talking about Californian basil. An epitome of vegetal hubris, Californian basil grows almost overnight into a bush that has no appeal whatsoever to us pestophiles. Forget its useless little flowers. Forget is obnoxious wooden stem. The problem with this basil is that it tastes like mint! Since then, like all of us US resident Ligurians, my husband too lives on smuggled pesto. Whenever I come back from a trip to Italy I find him waiting for me at the airport, whispering the same old question: "did you bring it?" Yeah, I brought it. Once more I managed to smuggle my heartbeat pesto sauce across the Atlantic. Camouflaged in an innocent container, the green treasure defied strict US laws about food importation. It is just a matter of time. Sooner or later some custom officer will find the oversize Nivea bottle in my suitcase. What will my punishment be? Deportation, life sentence, or a lethal injection of salsa Alfredo? I don't care. I cannot think of a life without pesto sauce. As a devout of ayurvedic medicine, my husband justifies his addiction to pesto through the alleged therapeutic properties of olive oil, garlic, and basil. How not to agree with him? For a Ligurian expatriate pesto sauce is a miracle potion. Better: it is the only drug that relieves the pangs of nostalgia.

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