TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
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beni culturali archeologia
 necropoli di antichi Liguri LA NECROPOLI D’ARDESIA DELL’ETÀ DEL FERRO di stefano villa
Un salto nel tempo incredibile, di ventisette secoli, e quello che sembrava un normalissimo scavo di cantiere, profondo solo qualche metro, si spalanca di colpo sull’età del ferro, intrecciando la storia dell’ardesia con quella dell’antico popolo dei Liguri che insieme a Celti, Etruschi e Greci erano alle radici dell’Europa preromana. E’ il 10 marzo 1959 quando dai lavori di scavo di un cantiere in corso Millo, nel centro di Chiavari, a quattro metri di profondità, riaffiora un’urna cineraria. E’ molto antica, come accertano gli esperti della Soprintendenza alle Antichità della Liguria (così si chiamava allora) e dell’Istituto Internazionale di Studi liguri: ha 2.700 anni e dal suo ritrovamento iniziano le indagini scientifiche e le cinque campagne di scavi dirette dal professor Nino Lamboglia che in dieci anni riportano in luce una grande necropoli cineraria, il sito archeologico più importante dell’età del ferro in Liguria, tutto in ardesia. 
Non è un caso, perciò, che una parte di questo tesoro della storia oggi sia allestito nella valle della pietra nera, la Fontanabuona, a Chiapparino di Cicagna accanto al padiglione espositivo dell’Ecomuseo dell’ardesia che sta per essere riaperto alle visite insieme alla cava di Isolona di Orero. “Le campagne di scavi del professor Lamboglia sono state condotte con sapienti e delicate tecniche stratigrafiche - spiega l’archeologa Paola Chella - e questo ha permesso di preservare, identificare e classificare nel modo migliore tutti i reperti della necropoli, dove dall’ottavo al sesto secolo avanti Cristo vennero deposte le urne con le ceneri dei defunti, cremati con le vesti e gli ornamenti su pire alimentate da legno di quercia, leccio, carpino, acero e pino.” Gli scavi hanno fatto riaffiorare dal passato novantotto recinti funerari, di diversa forma e dimensione, delimitati da lastre d’ardesia infisse nella sabbia o nel terreno che contenevano complessivamente centoventisei tombe a cassetta, ciascuna formata da quattro lastre riquadrate, sempre d’ardesia, sui lati e da una lastra orizzontale di copertura per racchiudere l’urna con le ceneri e gli ornamenti del defunto.

La pietra nera della necropoli (con il contrappunto di qualche rara lastra di arenaria, calcare o scisti marnosi tra le tombe) veniva scavata dai Liguri nei giacimenti chiavaresi - nelle attuali località di Bacezza, delle Grazie e della Colonia Fara - o dagli affioramenti lungo la linea di contatto tra gli scisti della valle del Lavagna e il calcare marnoso (flysch) dell’Antola ed era estratta dalla vena di roccia e lavorata con particolari attrezzi, come testimoniano segni, scanalature e incastri sulle lastre.
Nel 1985, dopo l’apertura del Museo Archeologico di Chiavari, la Soprintendenza ha iniziato i primi interventi di restauro e consolidamento delle lastre, per evitarne l’esfoliazione. Un’altra serie di lastre è stata poi restaurata quando la Comunità Montana della Val Fontanabuona ha messo a disposizione gli spazi dove è stata allestita una porzione dell’antichissima necropoli cineraria nei locali di Chiapparino, adiacenti all’Ecomuseo dell’ardesia sorto negli anni novanta da intese e progetti congiunti di enti, istituzioni e associazioni, con un forte impegno anche della Provincia per la promozione del territorio, e che finalmente sta rinascendo dopo una serie di traversie.
La Comunità Montana Fontanabuona, che ne gestisce i siti, ha infatti appena affidato il centro espositivo di Chiapparino e la splendida cava di Isolona di Orero al Consorzio Tassano, grande realtà del mondo solidale e della cooperazione. “Abbiamo ottenuto molto successo con le prime visite in anteprima per la ventitreesima Expo’ fontanina di Calvari – dice Renzo Rezzovalli, direttore generale del Tassano – e dal primo gennaio 2008 presenteremo un programma completo per la riapertura dell’Ecomuseo. Abbiamo molte idee e progetti importanti per far rivivere e rilanciare siti così importanti per tutta la Liguria e chiediamo appoggio e sostegno anche alle istituzioni per poterli realizzare.”

Anche l’allestimento della necropoli degli antichi Liguri potrà essere uno dei perni di questo attesissimo rilancio: “abbiamo in programma di affidare in gestione al Consorzio Tassano anche la necropoli, per collegare direttamente gli spazi e le visite dell’Ecomuseo alla più antica testimonianza dell’uso dell’ardesia - dice Claudio Solari, assessore alla cultura della Comunità Montana Fontanabuona - e questo patrimonio unico potrà dare nuovo impulso alle visite didattiche, inserendo nei circuiti anche il polo museale del Comune di Cicagna, dedicato alle tradizioni e al lavoro ardesiaco.” La sfida per il rilancio culturale, turistico ed economico di tutta la Fontanabuona, dove l’ardesia è tuttora un insostituibile cuore pulsante, passa perciò anche dalla consapevolezza e dall’orgoglio per i propri gioielli, dall’Ecomuseo alla necropoli cineraria dell’età del ferro, notissima tra gli studiosi, oggetto di molte ricerche di esperti e specialisti e approdata nel 2004 anche alla mostra “I Liguri” di Genova capitale europea della cultura, ma finora in vallata un tesoro che molti non conoscono, tutto da scoprire.
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