TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA

C L O S E
wilderness, parchi e cavalli d'Aveto, n°1


IL "MUSTANG" ITALIANO NEL PARCO
Due storie di vero west in Val d'Aveto


1. Romani, Velleiati e cavalli di Gallia belgica

Se dalla prua di mezzogiorno del Monte Ramaceto che brulla e striata dalle arenarie precipita in Fontanabuona ti avvii per arrivare lassù dove dal passo del Tomarlo ci si cala verso la montagna parmigiana di Bardi tu attraversi almeno due storie che sentono di vero west. Tanto per capirci "Real West" è quello che ha popolato le fantasie di tanti vecchi ragazzi italiani, forse anche la tua, e che da Idaho, Montana, Wyoming e Dakota scende alle immense Sequoia della Sierra Nevada in California.
Ma il primo "western" italiano che può raccontarti la Val d'Aveto è ben più stagionato perchè ha origini antichissime: I cavalli di lì sono testimoni di guerre Romane contro i Liguri ( www.valdaveto.com ci ricorda : Gli ultimi Liguri a cadere sotto le armi di Roma, dopo ottanta anni di guerre, furono i Velleiati, gli abitatori della foresta del Monte Penna, durante la campagna condotta dal console M.Claudio Marcello nel 166 a.C., ricordata nei marmi capitolini dei Fasti Imperiali ). Molto più "invecchiato" del Real West americano perchè i cavalli del Nuovo Mondo, estinti 11.000 anni fa, rientrano nella storia del nord America solo nel '700 e sono i figli inselvatichiti di arabi, berberi, mongoli, andalusi portati lì da Spagnoli, Francesi, Olandesi e Inglesi, da Colombo in poi, e che, a partire dal 1750, saranno, domati, incrociati e selezionati dagli "Indiani" per diventare Appaloosa, Quarter Horse, Pinto (Paint) &C.


In effetti gli antenati dei cavalli bardigiani arrivarono lì dalla Gallia Belgica. Nell'alta val di Taro e a Bardi, sulle rive del Ceno, li portarono i Romani. Le milizie romane si erano innamorate di questo piccolo e robustissimo cavallo belga perchè tra' monti valeva quanto il mulo, ma era docile e del mulo non aveva la diffusa dispettosa sterile cattiveria. Arrivarono per la via Romea che dall'antico porto greco dedicato a Selene, poi Luna e Luni romana, saliva a Parma o scesero dalla pianura padana? Quello che è quasi certo che tanti di loro salirono per l'ippovia di guerra romana che da Rapallo e dal suo tempio dedicato a Diana cacciatrice saliva in cresta, scendeva per Coreglia, si arrampicava sul Ramaceto, percorreva il rio della Ventarola, come fa anche oggi, e affrontava i crinali fino al monte Penna per annientare, come hai appena letto su www.valdaveto.com, la coraggiosa "resistenza" dei boscaioli e cacciatori Velleiati annidati sopra le odierne Villa Cella, al lago delle Lame, poi su a Gavadi e fin sotto il Passo della Spingarda.

Non abbiamo immagini di questa storia e soprattutto ci mancano descrizioni belle quanto quelle del Real West '800 che Charles Russel ci ha regalato, ma è anche meglio per chi si trovi sul sentiero della Ventarola, magari a cavallo, e lasci briglia sciolta alla fantasia immaginando il dolce percorso in un film interpretato forse da Robert Redford o Robert Duvall.


Questo flashback possiamo ritenerlo concluso nel 1400, quando i Signori delle valli "ingentilirono" il cavallo belga con l'arabo friulano, violando preventivamente la convinzione cowboy di 300 anni dopo: "Mother Nature Breeds A better Horse" (Madre Natura alleva un Cavallo migliore), e offrendoci finalmente il bardigiano così come lo conosciamo oggi.

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1. Aveto: Valli e Parco dei cavalli selvaggi?

La seconda storia è attuale e di nuovo ci racconta di quei cavalli che avevamo lasciato mezzo millennio fa, più qualche arabo o maremmano, un qualche mantello simil - appaloosa e distribuiti argentini. Non è una storia nobilitata dagli "Annali", anzi è piuttosto controversa e talvolta si è inserita nelle pagine di cronaca dei quotidiani liguri.

Piuttosto che alla stupenda faggeta locale si è preferito accostarla all' immagine solitaria della "giovane" Sequoia della California portata a La Villa di Santo Stefano d' Aveto meno di un secolo fa da emigranti tornati dalla "Merica", simbolo e ricordo dei tanti che da quelle valli partirono e dei pochi che tornarono. E non è arbitrario citare visivamente l'albero americano trapiantato in Val d'Aveto perchè la storia di oggi è identica a quella che in Sierra Nevada ci racconta la "BHS (Backcountry Horsemen) of California Sequoia Unit" che chiede ad Anza Borrego Desert State Park di accettare i cavalli rinselvatichiti che lì si sono insediati. Di storie così se ne trovano non solo in California, ma un po dovunque, in Wyoming, in Oregon, in Dakota e in Nevada dove vive la maggioranza dei cavalli selvaggi di tutti gli States, problemi che si sono inaspriti soprattutto dopo il 2004 quando un emendamento di un senatore repubblicano del Montana ha stravolto in parte "1971 Wild Free-Roaming Horse and Burro Act". Dal 1971, e a differenza dell'Italia, i cavalli inselvatichiti godevano in USA di protezione federale, ma con l'emendamento di Conrad Burns si concede al Bureau of Land Management (BLM) la messa in vendita per la macellazione commerciale di cavalli inselvatichiti o nati liberi se sono anziani, in eccedenza o se non sono stati "adottati" con esborso da privati, associazioni e club .

Unica in Italia è invece la storia dei "mustang" della Val d' Aveto (in questo caso l'uso improprio dell'espressione "mustang" è libertà giornalistica che si richiama alle origini della parola inglese scese dalla parola spagnola "mesteño" cioè ibrido) saga unica, singolare, esclusiva ma con un corredo di problemi molto difficili per gli eventuali controlli, cure, vigilanza, rimborsi, e per l'alimentazione invernale come si fa con cervi, camosci e stambecchi nei parchi, e presenta non poche complicazioni legali, ma ti lascio immaginare l'interesse diffuso che si creerebbe nel nostro Paese per quelle valli e quel parco che soli in Italia potessero vantare l'incontro ravvicinato e la "caccia" fotografica ai cavalli selvaggi.


Con un corollario di altri sogni: il ripristino delle antiche ippovie per il turismo equestre e altri rifugi in alta valle simili a quello che esiste a Cabanne di Rezzoaglio (oltre al rifugio: Rifugio di partenza a valle per l' Alta Via dei monti liguri, custodito e aperto tutto l'anno, tel. 0185 86829 – 0185 350693, 28 posti letto con riscaldamento, uso cucina e 30 posti a tavola , Cabanne, che è la più accogliente, offre ai cavalieri dell' alta via anche altre soluzioni: tutto l'anno e con uso cucina i 16 posti letto in 6 minialloggi della Casa Cacanze "La Corte" tel. 3476719525 e i 4 posti letto, tutto l'anno, in 2 camere con riscaldamento e uso cucina della Residenza "La Cascina" tel. 0185 86631, per chi non è interessato all' uso cucina sono disponibili tutto l'anno, escluso gennaio, le 12 camere dell' Albergo Ristorante Paretin, tel. 0185 86650, e dependance), ma il tutto però risente per ora della mancanza di ricoveri al coperto per stallare di notte i cavalli degli escursionisti anche se a Cabanne ci stanno seriamente pensando. Sogni e occasioni tra le altre (pesca nell' Aveto anche con riserve turistiche ottime per il fly fishing, pesca senza licenza nel reservoir del lago delle Lame) per creare svago e turismo e occupazione in posti che non molte alternative sanno offrire oggi agli ormai pochi giovani valligiani che si stanno cercando un futuro altrove. Inoltre l' unico modo, questo dell'incremento turistico specializzato, per far sì che il parco sia vissuto da tanti "locali" più come straordinaria occasione di benessere (cosa che è riuscita al parco delle Cinque Terre), che come esproprio di tradizioni e abitudini belle e brutte e di territorio.


Background: Sembra di capire che nel corso degli anni fosse invalso l'uso di portare cavalli a pascolo libero in quella che oggi è "zona contigua" del Parco Naturale Regionale dell'Aveto e che ogni tanto i proprietari andassero su per catturare i puledri da macellare.
Ma si sà, i cavalli liberi fanno danni, invadono pascoli privati e in certi inverni avetini quando cade tanta neve scendono a valle per pascolare anche in terra coltivata: quando si registrano danni, la maggioranza degli "allevatori" scompare, non rivendica proprietà e tutti negano di saperne qualcosa, si dice che riappaiano solo al momento della cattura dei puledri.



Fotografia della situazione: Tra la Val Graveglia, il monte Aiona e il tratto che dalla Cappelletta delle Lame scende ai laghi di Giacopiane si aggirano almeno tre branchi di cavalli semiselvaggi di 50 - 80 capi ciascuno e come si può facilmente immaginare le splendide bestie non sanno distinguere i pascoli demaniali da quelli privati, come il resto della fauna selvatica attraversano strade o sconfinano in terreni coltivati, ma a differenza di cinghiali, aquile e caprioli sono considerati animali domestici vaganti che commettono illeciti non rimbonsabili dalle amministrazioni pubbliche. Non controllati possono anche costituire un moderato pericolo. Sono bellissimi andare a vedere per credere!


Cosa farà Liguri.net e il suo net-magazine: Dopo questo avvio da settembre ci saranno appuntamenti con il giornalista Enrico Bertozzi che è ormai lo "storico" portavoce di cavalieri e cavalli del Tigullio e delle sue valli (vedi colonnina a destra ). Pubblicheremo interviste ad Amministratori della Provincia di Genova, del Parco Naturale Regionale dell'Aveto, della "Comunità Montana Valli Aveto Graveglia Sturla", con la Guardia Forestale, con allevatori di cavalli, proprietari di fondi e cittadini delle valli intorno al Parco e con i circoli dei cavalieri escursionisti. E chi intenda esprimere in internet opinioni, consigli, critiche e "postare" immagini si ricordi che è a disposizione il Blog aperto a tutti i surfer ( cliccando qui! ).

michele raso



Problema cavalli selvaggi

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Mitochondrial-DNA cambia tutto

Tanto per saperlo: il genere equus che include i cavalli di oggi, le zebre e gli asini
è il solo sopravvissuto di una famiglia che includeva 27 generi.
La data precisa di origine di questo genus
è sconosciuta, ma ritrovamenti fossili documentano la diffusione dal Nord America a Eurasia approssimativamente
2 milioni di anni fa e un'origine antica circa 3 o 4 milioni di anni. Definitavemente estinto in North America tra i 13,000 e gli 11,000 anni fa l' Equus sopravvisse e si diffuse in tutti i continenti eccetto Australia e Antarctica.

Tutto questo ci obbliga a considerarlo un genere appartenente alla fauna autoctona selvatica di Eurasia e Nord America.

Perchè è importante saperlo?: Se ci lasciassimo portare per mano dalla meno superficiale delle operazioni scientifiche di oggi, l' analisi dei mutamenti del DNA mitochondriale (Uppsala University Ann Forstén e Carles Vilà, of the Department of Evolutionary Biology; Jay F. Kirkpatrick, Director, The Science and Conservation Center, Billings, Montana, holds a Ph.D. in reproductive physiology from the College of Veterinary Medicine at Cornell University, e Patricia M. Fazio, divulgatrice residente in Cody, Wyoming, che tiene un corso in animal husbandry/biology from Cornell University, an M.S. in environmental history from the University of Wyoming, and a Ph.D. in environmental history from Texas A&M University, College Station),
scopriremmo che i diversi tormentoni delle vecchie tassonomie (distinzione tra cavalli domestici e cavalli selvaggi, distinzioni basate sull'osservazione esteriore del mantello e della struttuta fisico-muscolare, distinzione tra l'euro asiatico Equus caballus e l' Equus lambei estinto in Nord America) soddisfano esigenze estetiche e talvolta d'uso del cavallo, ma sono prive di precisi fondamenti scientifici.
Sì! i cavalli, tutti i cavalli discendono da animali selvaggi autoctoni di Eurasia e America e se rinselvatichiti assumono i comportamenti del progenitore selvatico.

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Quelli che ci vivono e/o
che ci vanno a cavallo

Enrico Bertozzi , giornalista, direttore della "scuola Chiavarese Fumetto" è cavaliere di quelli veri che non montano onoreficenze, ma cavalli. Portavoce dei cavalieri del Tigullio e delle sue valli è anche l'unico "speaker" di wild horses che vivono nelle zone contigue al Parco Naturale Regionale dell'Aveto.
Grazie ad Enrico abbiamo conosciuto molte cose su quei cavalli e con lui, in autunno, affronteremo la seconda puntata di questo reportage.

Se qualcosa di buono capiterà in futuro
a quegli animali selvatici lo si dovrà soprattutto alla sua capacità di proporre soluzioni, di mobilitare interesse mediatico
e volontariato tra i circoli di equitazione
del Tigullio per tutelare e prendersi cura
dei cavalli dell' Aveto soprattutto nel caso
si riuscisse a farli adottare da Ente o Amministrazioni Pubbliche.

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Marco Cella, assessore all' ambiente della "Comunità Montana Valli Aveto Graveglia Sturla" e valdavetino doc, vive a Cabanne, e si dichiara di primo acchito interessato alla "chance" cavalli nelle zone contigue al Parco e ad un incremento di fauna selvatica certamente più "visibile" del lupo appenninico. La legge italiana non considera fauna autoctona gli equini selvatici o rinselvatichiti e anche questo è un problema per i contributi e le tutele. Oltre a ricordare che prima partirà il progetto di riconversione della pineta in faggeta pensa che di cavalli se ne possa parlare. Come Enrico Bertozzi non si nasconde le difficoltà: "Si presenterebbero problemi di contenimento e controllo - delimitazione dei pascoli perchè i cavalli, che a differenza dei bovini non ruminano, sono instancabili 'consumatori' di prati. Ma sì l'idea mi piacerebbe! da cittadino innamorato della Val d'Aveto sarò interessato a discuterne.."

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Giorgio Cella É padrone dei muri di pietra e titolare dell' Agriturismo di Villa Cella, il posto dove andare se vuoi mangiare in un agriturismo "vero" e dove trovi i ravioli migliori che si conoscano. I ravioli li fa una cuoca sublime, Angela, la moglie di Cella che è anche maestra di risotti ai funghi e minestroni (insieme a Giorgio). 0185 86646

Ma è anche il posto dove andare se vuoi saperne di più sul branco di cavalli inselvatichiti che si sposta tra i laghi di Giacopiane e la cappelletta delle Lame.
Giorgio nel tempo che non passa a curare orto, allevamento di cani da lepre, funghi, caccia e a intrattenere gli ospiti, sta coi suoi cavalli, uno ha mantello punteggiato appaloosa, e muli. Percorrendo gli alti sentieri vede tutto e al momento del formaggio Sanstè o del Sarasso di fattoria saprebbe anche consigliarti le gite giuste per incontrare o far caccia fotografica ai cavalli. Potrebbe, se volesse, anche dirti i nomi dei proprietari dei primi "riproduttori", ma questo è meglio non chiederlo almeno per ora e forse mai.
Gli piace l' idea delle "valli dei cavalli selvaggi" e senza dubbio avrebbe in proposito qualcosa di utile da consigliare.
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Found Metal and Unique
Cast Bronze Sculpture

Not Yet Titled, 2004-05
Deborah Butterfield
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