S. GIACOMO "DELLA MARINA" A GENOVA

Bruno Cervetto

Un Oratorio che è una pinacoteca
Gian Benedetto Castiglione, detto il Grechetto: S.Giacomo che scaccia i mori; l'opera è la più nota e celebrata presente nell'Oratorio,
ricca di movimento, e di drammatici contrasti di luce, è dominata dalla figura di S.Giacomo a cavallo, chiaramente desunto dal ritratto equestre di Gio Carlo Doria, di Rubens, oggi nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.


Valerio Castello: il Battesimo di S.Giacomo; probabilmente la più bella tela dell'Oratorio, costruita con una gamma cromatica spenta, di blu, bruni e ocra, è la felice espressione di una teatralità barocca, costruita con frizzanti pennellate di luce.


Orazio De Ferrari: la Vergine del Pilar appare a S.Giacomo; costruito con una tecnica "atmosferica", che rende evanescenti i tratti delle figure, ed i contrasti luministici, unisce i colori perlacei del manto della Madonna, ai toni caldi delle altre figure e del cielo.


Orazio De Ferrari: S.Giacomo consacra S.Pietro Martire Vescovo di Braga; all'interno di uno spazio absidale, circondato da figure che via via si dissolvono, S.Giacomo impone una trasparentissima mitria, che sembra di ghiaccio, su S.Pietro inginocchiato, vestito con una pianeta dipinta con tonalità luminose e dorate.


Aurelio Lomi: gli Zebedei presentati a Cristo; probabilmente la prima tela realizzata per l'Oratorio, è lontana dalle accattivanti composizioni manieristiche di questo pittore toscano, lungamente attivo a Genova. Costruito con quattro accesi colori (rosso, giallo, verde e blu) che dominano sul fondo brunastro, si caratterizza per l'evidenza data alle mani dei personaggi che compongono la scena.


Valerio Castello: la vocazione di S.Giacomo; altra preziosa opera di Valerio, costruita con la tradizionale leggerezza di forma, e trasparente luminosità di bianchi, azzurri, rossi e rosa.


Gian Lorenzo Bertolotto: rinvenimento del corpo di S.Giacomo; purtroppo in non buone condizioni, a causa dell'acqua che, in passato, è colata dalla finestra superiore, facendo perdere due vaste zone verticali del dipinto. Guizzi di luce e colore si accendono su una base di toni terrosi, nell'ambito di una composizione che appare (anche per lo stato del dipinto) piuttosto slegata.


Gian Domenico Cappellino: la predica di S.Giacomo; opera discontinua nella composizione, che vive per la qualità di alcuni particolari.


Giovanni Battista Carlone: S.Giacomo, condotto al martirio, risana un paralitico; accuratissimo nell'esecuzione di alcune figure (S.Giacomo, il paralitico in primo piano, e soprattutto il turco a destra, vestito con un abito in preziosissimo tessuto orientale).


Domenico Piola: Martirio e Gloria di S.Giacomo; il giovanissimo Domenico, probabilmente sulla base di un bozzetto di Valerio Castello, utilizza svariati riferimenti culturali (Correggio, Procaccini, Grechetto, Ansaldo) per costruire una scena animatissima, ricca di chiaroscuri e di smaltati colori, approdando nelle figure della parte superiore del dipinto a quelle morbide e composte fisionomie che caratterizzeranno tutta la sua vasta produzione.
Il meraviglioso Oratorio di S.Giacomo il Maggiore,
detto "della Marina", nel centro Storico di Genova



Posto sul lato a mare della collina di Castello, l'Oratorio si affacciava direttamente sulla scogliera marina, con l'unica protezione delle mura "delle Grazie"; mentre oggi si affaccia sulla strada di circonvallazione, e sulle infrastrutture portuali. Se il rapporto con il mare è venuto meno, l'Oratorio si può oggi ammirare in uno splendore non diverso da quello che lo caratterizzava nel '700, prima della sua decadenza. Come molti edifici di culto genovesi, è disposto longitudinalmente rispetto alla stretta strada di accesso: l'acclività del terreno spesso, in Liguria, consente di ricavare i grandi spazi soltanto lungo le curve di livello, talvolta senza neppure una piazzetta che consenta di ricavare una facciata frontale. Anche S.Giacomo ha solo una facciata laterale, caratterizzata da cinque finestroni lobati, settecenteschi, facilmente distinguibili nel contesto della disordinata palazzata continua, che caratterizza l'affaccio verso mare della collina di Castello. L'Oratorio - sede di una confraternita laicale, con scopi di preghiera e di mutua assistenza - sorse in questo luogo agli inizi del quindicesimo secolo, dopo la scissione da S.Giacomo di Prè, che generò a Genova tre congregazioni intitolate al Santo di Campostela: Prè, le Fucine, e la Marina, in continua competizione tra di loro, soprattutto attraverso l'arricchimento della propria sede con opere d'arte. Se oggi ci sfuggono le motivazioni - non sempre altamente nobili - di questa competizione, dobbiamo peraltro lodarne gli esiti, cioè l'assoluta eccezionalità della sede della Confraternita, l'unica pervenuta fino a noi tra quelle intitolate a S.Giacomo. Se ha perduto gran parte delle opere d'arte mobili (argenti, tabarrini, casse processionali) nel corso del 19° secolo, l'Oratorio conserva invece intatta tutta la sua quadreria, costituita da undici grandi tele dei maggiori pittori attivi a Genova nel 17° secolo. Dopo il lungo e difficile restauro delle parti murarie (stucchi e dorature), dopo il recupero di tutte le tele, è in corso il restauro delle splendide panche in noce, ma soprattutto è stato possibile l'apertura al pubblico, attraverso un progetto di "Lavori socialmente utili", attuato dalla Provincia di Genova, che occupa sei giovani disoccupati. Nel frattempo, Provincia di Genova, Banco di Chiavari, ed altri sponsor privati, lavorano per il definitivo risanamento delle parti murarie dell'edificio.





S.GIACOMO DELLA MARINA: L'EDIFICIO E LA QUADRERIA . L'edificio sede dell'Oratorio, costruito probabilmente nel tardo 1500, è costituito da un'unica navata, sormontata da una volta a tutto sesto, sostenuta da pennacchi poggianti su grosse mensole, che presumibilmente costituivano l'unico elemento di animazione dello spazio originario; nel corso del 1600 vennero invece realizzate le tele, e nel 1700 la decorazione a stucco, composta da lesene binate, capitelli, cornici di quadri, altari; nello stesso periodo vennero aperti i finestroni lobati,destinati a dare luce alle sottostanti tele. L'apparato decorativo, seppure molto ricco, non è tale da sopraffare le grandi tele, che conservano un'assoluta evidenza all'interno dell'aula. Otto, delle dimensioni di oltre tre metri per tre, sono collocate sui lati della navata; una è posta sull'altare maggiore, circondata da due di minori dimensioni sui lati della piccola abside. In successione, da sinistra a destra, troviamo: Giovanni Battista Carlone: San Giacomo apre le porte di Coimbra al Re Ferdinando; eleganti figure, suggerite dal tardo manierismo romano, e smaglianti colori rossi, verdi e lapislazzuli, compongono questa scena "di movimento".