TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
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beni culturali e mostre CASE MUSEO IN LIGURIA Villa Luxoro a Nervi:Eclettismo e collezionismo tra otto e novecento di bruno cervetto
 foto 1In Liguria la maggior parte dei musei sono collocati all’interno di edifici non appositamente costruiti, ma diventati tali a seguito di interventi di riuso di ex abitazioni.
La “casa Museo” di questo numero è certamente la più nota di quelle presentate finora: si tratta di uno dei musei del Comune di Genova, ubicato in uno dei siti più straordinari della riviera ligure, all’estremità est di Nervi.
Agli inizi del novecento Nervi era una delle stazioni climatiche più famose d’Europa, dove le persone afflitte da malattie polmonari venivano a curarsi per la mitezza del clima in tutte le stagioni dell’anno. Sui terreni a picco sul mare - opportunamente resi pianeggianti con murature sul lato mare - vennero costruiti già dal XVI° secolo edifici circondati da giardini e parchi: come la villa Gnecco, a ridosso dell’attuale porticciolo; la villa Saluzzo Serra (XVI° secolo, rimaneggiata nel sette e nel novecento) oggi sede della galleria d’Arte moderna; la villa Luxoro, edificata nel 1903; la più recente villa Necchi, elegante costruzione in stile settecentesco/holliwoodiano, edificata a metà del novecento dai proprietari della nota fabbrica di macchine per cucire.
La villa Luxoro sorge al centro di un piccolo parco abbastanza acclive, realizzato appunto sostenendo il terreno con una imponente muratura impostata direttamente sugli scogli soprastanti il mare; costituisce forse il più suggestivo dei quattro parchi comunali di Nervi ( Gropallo, Serra, Grimaldi e Luxoro) per la straordinaria vista verso Bogliasco ed il promontorio di Portofino che si gode dalla balconata verso mare (foto 1); mare che gli altri tre parchi, molto più grandi e costituenti veri e propri giardini botanici, negavano invece con alti muri di cinta, privilegiando le soluzioni paesaggistiche realizzate con l’alternanza di masse arboree, parterres erbosi, viali.
La villa, assieme al parco, venne costruita dai fratelli Pietro, Giuseppe e Matteo Luxoro quale abitazione e sede delle proprie collezioni di arte antica, passione che avevano ereditato dal padre Augusto, medico e artista dilettante.
Il gusto - ovviamente, in una città chiusa come Genova - era quello eclettico e storicistico, sia nella villa che nelle collezioni in essa contenute: un volume piuttosto mosso che si ispira al settecento genovese, con una loggia angolare che sembra portata via da un edificio cinquecentesco; negli interni la serliana che domina l’atrio (foto 2) si accompagna ad uno scalone di ispirazione settecentesca (foto 3), ad una sala da pranzo in stile quattrocento con soffitto a cassettoni (foto 4), ad un salone con soffitto a stucchi neorococò (foto 5). Le stesse collezioni spaziano dai mobili – quasi tutti settecenteschi, di provenienza non solo genovese - ai quadri, agli orologi, alle specchiere, alle acquasantiere in argento, alle ceramiche, alle statuine da presepe ( vero vanto del museo); senza rinunciare al gusto per l’accrocco di pezzi antichi integrati con elementi moderni: come la piccola e piacevole consolle angolare (foto 6) realizzata con la gamba di una consolle tardo seicentesca, sormontata da elementi moderni; oppure la fontana antistante la villa verso mare (foto 7) realizzata con vasca e putto settecenteschi, circondati da panche a mezzaluna costituite da elementi marmorei settecenteschi, sormontati da sedili in granito cementizio, ed una sottostante pavimentazione in scaglie di marmo “alla palladiana”.
 foto 7
Tutto questo mentre nel resto d’Europa imperversava il cosiddetto “liberty” in tutte le sue forme espressive più piacevoli: dal fitomorfismo di Guimard a Parigi, all’essenzialità della secessione viennese ; mentre Milano, la città italiana più aperta all’Europa, declinava con elegante gusto italiano le differenti tendenze del nuovo stile.
Genova restava ai margini di tutte queste tendenze artistiche, ed i borghesi genovesi continuavano a rivolgersi al passato, rimasticandone gli stili più significativi. E già era un fatto positivo quando – come nel caso dei Luxoro - collezionavano pezzi del passato; perché molti di essi richiedevano agli artigiani dell’epoca improbabili reinterpretazioni dei vecchi stili, e si facevano costruire mobili che neppure oggi riescono ad avere mercato, nonostante l’antiquariato abbia da tempo raschiato il fondo del barile, ed accetti ormai qualunque paccottiglia che abbia più di vent’anni.
Nell’ambito della classificazione delle “case museo” che ho tentato con l’articolo su Casa Carbone - integrata poi con l’articolo su Casa Museo Giuseppe Mazzotti – il Museo Luxoro è classificabile come un’abitazione rimasta tale anche nel successivo allestimento museale, con i suoi arredi e le sue collezioni conservate secondo il gusto dei collezionisti da cui provengono. In questo caso con una doverosa precisazione: che l’attuale allestimento non sembra precisamente quello voluto dai proprietari - del quale resta solo un inventario notarile redatto con criteri topografici – ma il frutto del riallestimento di Orlando Grosso, direttore dei Musei civici negli anni cinquanta; a seguito della donazione della villa e dei suoi arredi al Comune egli si è trovato di fronte ad un a situazione pressoché caotica, frutto di lunga attività collezionistica non sempre orientata alla qualità assoluta, ma anche di successive dismissioni a seguito di cause ereditarie, e presumibilmente di vere e proprie necessità di denaro. Riallestimento effettuato peraltro senza stravolgere i criteri espositivi - al contrario di quanto è avvenuto a Palazzo Rosso - ma cercando di mantenere le caratteristiche dell’abitazione di un collezionista borghese degli inizi del secolo; esponendo però gli arredi ed i pezzi migliori, e soprattutto riaccorpando “per aree” le collezioni di arti decorative: gli orologi e le specchiere nelle sale del piano terreno, i quadri meno importanti nel vano scale, gli argenti e le statuine da presepe nel piano superiore; ne consegue un allestimento piacevolmente sontuoso, rispettoso dei caratteri voluti dai suoi originari abitanti, ma nel cui ambito le collezioni sono pienamente leggibili.
Anche i mobili costituiscono una importante collezione: sono, beninteso, quelli strettamente necessari ad arredare l’abitazione, ma si tratta degli unici mobili del migliore settecento genovese esposti nei musei civici: le due ribalte nel salone e nel salottino al primo piano, l’armadio nel vano scala, le due credenze nell’antisala superiore, il comò nella camera da letto, le due scarabattole contenenti una madonna ed un presepe, ed un comodino, sono esemplari della migliore produzione di quell’epoca, in alcuni casi col caratteristico “quadrifoglio”:  foto 17 mobili che fanno giustamente impazzire i collezionisti, ma che nei musei genovesi sono visibili solo al Luxoro. Uno dei motivi per cui questo piccolo edificio vale il viaggio fino all’estremo levante genovese.
Passo ore ad una sintetica visita guidata.
Nell’atrio, sotto la serliana della foto 2, una portantina settecentesca (foto 8) ricorda ai visitatori che l’unico mezzo di locomozione negli stretti vicoli del centro urbano era allora il “farsi portare in carega”; saliti alcuni scalini, nell’antisala sono esposti i primi importanti orologi settecenteschi (foto 9) che proseguono poi nella sala da pranzo sulla sinistra (foto 4) e nel salone (foto 10); dominato quest’ultimo da una splendida consolle settecentesca con specchiera, e da un ritratto di Gio Enrico Vaymer che sovrasta una ribalta genovese (foto 11): una di quelle dette “a quadrifoglio” per le radica dell’impiallacciatura, che forma appunto un motivo di quadrifoglio al centro del mobile; tipologia di arredo che è da considerare tra le più eleganti della produzione europea di quel periodo.
Nell’attiguo salottino dal soffitto affrescato (foto 12 e 13), agli orologi si affiancano le specchiere e le cornici, distribuite simmetricamente su tutte le pareti.
Prima di salire al piano superiore, da notare sotto la scala (foto 14) un bell’armadio genovese di epoca rococò con ricche cornici e “pellaccette”; e, lungo la scala, le piastrelle settecentesche di recupero che formano un basso lambrino.
Attraverso l’antisala del piano superiore (foto 15), in cui sono esposte due belle credenze rococò genovesi, si accede alla camera da letto (foto 16) dove sono esposte le collezioni di acquasantiere in argento, oggi purtroppo decurtate da un furto avvenuto alcuni decenni orsono.
Da notare in questo vano anche il comò a quadrifoglio, e la scarabattola contenente una Immacolata (foto 17 e 18); e nell’adiacente salotto dedicato alle ceramiche, una bella scarabattola contenente un presepe (foto 19).
La sala di levante è dedicata alle statuine da presepe, contenute entro armadi ed in due piccoli vani annessi: in uno è ricostruito un tipico presepe genovese del settecento (foto 20), mentre nell’altro è allestito un rarissimo presepe “a sagome”dipinte su tavolette (foto 21).
Nell’adiacente salotto – presumibilmente in passato un’altra camera da letto - un’altra bella ribalta ed un comodino a quadrifoglio (foto 22 e 23) assieme alle tre tele del Magnasco: due paesaggi dovuti alla collaborazione col Peruzzini, ed un grande interno popolato di allucinati personaggi, dipinti con le consuete rapide pennellate e guizzi di luce. Adiacente un piccolo bagno, escluso dal percorso di visita, arricchito da specchiera e consolle dorata (foto 24).
La visita può proseguire nel seminterrato, dove di recente è stata riallestita la cucina, contenente anche il saliscendi per portare le vivande alla sovrastante sala da pranzo (foto 25 e 26); nell’antistante vano un bell’armadio settecentesco “a ragnatele” completa l’interessante esposizione di mobili del museo (foto 27).
Ho detto che il Museo vale il viaggio fino all’estremo levante di Nervi, e certamente ho sbagliato per difetto; a me è capitata un’altra fortuna: imbattermi in una straordinaria custode che sembrava disegnata da Sergio Tofano per le “ avventure del signor Buonaventura” destinate ad un Corriere dei Piccoli degli anni trenta; gli altri custodi (contemporanei) sembravano non farle caso, e sono rimasto nel dubbio se fosse reale o meno; ho provato a fotografarla senza farmene accorgere, ma nella stampa della foto che ho scattato lei non appare. Chissà…..
 foto 10
(English translation coming soon)
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