TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
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VALLE STURA.
MARC DIDOU, LE RISONANZE (MAGNETICHE) DELLA SCULTURA
di stefano villa

Al primo sguardo sembra arcano come il totem di un indecifrabile enigma, ma riflesso in uno specchio concavo il “Signe de l’Autre I” riappare, in una sorprendente e nitidissima metamorfosi, come la testa di un uomo pensoso, le mani giunte davanti alle labbra. E’ l’emozione fulminante dell’incontro con la scultura di Marc Didou, capace di far dubitare della concretezza della materia mentre incarna - impalpabile, ma realissima - la visione delle idee e dello spirito dell’artista.
Nel crogiolo della sua ispirazione Didou fonde un immenso talento con le nuove tecnologie per creare opere che, ritmate dagli echi ottici dell’anamorfosi, insieme alla fisicità del ferro o del marmo che le strutturano assumono l’immaterialità dei riflessi, della luce e degli sguardi che ne svelano l’essenza.
Didou, elogiatissimo anche dal mitico filosofo-scultore del ferro e dell’acciaio Mark Di Suvero, è nato nel 1963 a Brest dove fino al 2004 è stato titolare della cattedra di Arti plastiche alla Scuola Superiore di Belle Arti, prima di lasciare l’insegnamento per dedicarsi interamente alla scultura tra la Bretagna e l’Italia, soprattutto in Valle Stura, perché da anni ha rapporti molto intensi e speciali con Rossiglione. Vi è arrivato per la prima volta, come rappresentante della Francia nel progetto artistico internazionale Giotto promosso dalla Provincia di Genova, nel 2001 (quando sindaco era l’attuale presidente del Consiglio Provinciale, Agostino Barisione, tra i primi convinti ispiratori dei legami tra lo scultore e il territorio) e da allora Didou ha iniziato a trascorrere a Rossiglione molti mesi, nell’incantevole cascina Barulè nella valle del Rio Berlino dell’amico gallerista ed esperto internazionale d’arte Gianni Martini - curatore anche di una recente mostra su Otto Hofmann alla Bauhaus di Dessau nelle case-atelier di Kandisky e Klee - creando le sue opere, alcune grandiose come Moai dell’Isola di Pasqua, nello studio che il Comune gli ha messo a disposizione nell’area recuperata delle antiche ferriere.
“Sono nato a Brest e il posto dove si nasce resta dentro per sempre - dice Marc Didou - però nella vita si possono incontrare altri luoghi dove, per le sensazioni e le emozioni che si provano, avviene quasi una seconda nascita. Per me è stato così a Rossiglione, dove lavoro spesso alle mie opere, in stretto rapporto per i materiali con le aziende della vallata che storicamente, proprio come Brest, ha sempre lavorato molto il ferro”.
Didou indaga il corpo umano - soprattutto gli elementi, come il viso e le mani, che più sanno esprimere le emozioni e i segni della nostra esistenza e ci fanno comunicare con gli altri - partendo dalle proprie immagini ottenute con la tomografia computerizzata a risonanza magnetica, ossia dalla diagnostica medica avanzata, che diventano scintille per la sua creazione. Lo scultore bretone rielabora le forme sulla carta con penne e matite (e una perfezione di disegno incredibile) prima di costruire, con sequenze e ritmi quasi musicali, le sezioni delle sue opere che sanno rendere fluida e vibrante, come le risonanze computerizzate, la consistenza stessa del bronzo, del marmo, da lui conosciuto proprio in Italia, e del ferro, il materiale che ama di più perché “come il legno possiede una fibra propria che bisogna conoscere” ha raccontato a Gianni Martini in un’ampia e illuminante intervista sul catalogo della mostra ‘L’immateriale della materia’ per il Festival della Scienza 2005 a Genova.
Dopo le prime esperienze nella pittura Didou ha scelto la scultura, forgiando il ferro con il fuoco e l’incudine fino a metà degli anni novanta, quando, nel misurarsi con il proprio tempo, ha iniziato ad esplorare nuove dimensioni, rapporti e concetti per la sua ricerca artistica, utilizzando le tecnologie avanzate e i bagliori dell’anamorfosi. A questa tecnica, molto usata nella pittura del Rinascimento, anche da Leonardo, per dissimulare oggetti o figure, riconoscibili solo se osservati da una speciale prospettiva o attraverso uno specchio deformante, l’artista affida l’identità più segreta e cangiante delle sue opere, sperimentandola anche nella scultura con passione e talento straordinari.
Nel miraggio di volti, profili, sembianze filtrati dal gioco di specchi al di là dell’apparente astrattezza della materia scolpita, le opere di Didou dialogano con chiunque le osservi, spingendolo a interrogarsi sull’essenza e le apparenze di ciò che siamo.
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Per altre informazioni su Marc Didou e le sue opere a Rossiglione:
Comune di Rossiglione tel.: 010 0109239992
Galleria d’arte Martini & Ronchetti tel.: 010 586962
info@martini-ronchetti.com

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