PROVINCIA



























Palazzo di via Vittorio Veneto

LA SPEZIA, EDIFICI TRA LE DUE GUERRE
Bruno Cervetto



L’architettura “del Regime”, negletta e disprezzata per motivi storici, vede in città alcune testimonianze rilevanti, ed almeno uno di interesse nazionale.
Sono venuto a La Spezia per vedere e fotografare una testimonianza architettonica, nota ed importante, come il palazzo delle Poste; attorno ad esso ho scoperto (almeno, per me è stata una scoperta) altri interessanti edifici del periodo tra le due guerre: il palazzo comunale, il palazzo della Provincia, quello che la fronteggia, e l’edificio d’angolo tra Via dei Colli e Via XX Settembre; tutti edifici costruiti in un periodo di sviluppo economico ed urbano, sostenuto (al contrario di quanto è avvenuto nel secondo dopoguerra) da un notevole dinamismo culturale; quel periodo (1924) vede la città elevarsi al rango di Capoluogo di Provincia, a seguito di frazionamenti del territorio della Provincia di Genova.Uno dei primi edifici, costruiti in quel periodo, fu appunto il palazzo della Provincia, tra Via Vittorio Veneto, Piazza Verdi e Piazza Europa; opera di Franco Oliva - personalità emergente del contesto culturale spezzino - presenta ancora caratteristiche che la avvicinano alle architetture dell’eclettismo tardo ottocentesco, con influenze “Liberty”: volume cubico, appena animato da oggetti angolosi; basamento a bugnato liscio (porticato verso Via Veneto e Piazza Europa), sormontato da finestre timpanate, di sapore cinquecentesco: ulteriore animazione del prospetto viene dalle semicolonne composite, addossate al basamento, e sormontate da statue, o da compositi vasi: e dalle finestre angolari, balconate, e circondate da colonne carinzie sormontate da aquile. Straordinario, in questo edificio, il soffitto dell’atrio, a cassettoni in legno decorato con i segni zodiacali, e lo scalone “a forbice”.

L’edificio più curioso è certamente quello antistante il palazzo della Provincia: è caratterizzato da una struttura molto composita ed animata, in cui si possono notare: arconi gotici, decorati con file di catene; pilastri scanalati; bovindi; lesene sormontate da statue; mensoloni d’attico, che reggono un cornicione sormontato da statue; un curioso leone angolare su mensola. La struttura, verticaleggiante ed assimetrico, fa pensare ad un edificio di New York del periodo Liberty; mentre la decorazione geometrizzante richiama certi interni del Rockfeller Center; le statue del coronamento, che ricordano opere di Eugenio Baroni, si distaccano da queste per qlcuni elementi più tipicamente “Art Decò”.A questo edificio si avvicina alquanto il palazzo di Via dei Colli (datato 1927), caratterizzato da semicolonne d’ordine monumentale, da una decorazione geometrizzante, e da un corpo verso Via XX Settembre, sormontato da una fascia decorata a bassorilievo con figure in lotta, e da un coronamento di statue.

Di pochi anni posteriore (ma sembra che siano passati secoli), sono i palazzi del Comune, e delle Poste. Il primo, d’impronta razionalista (ma con elementi tipicamente piacentiniani, come le finestre ad arco verso Piazza Europa, su ognuna delle quali si aprono più piani dell’edificio) è caratterizzato dalla torre angolare, con sottostante arengsrio poligonale, e dal fatto di avere quattro facciate ma diverso architetto.

Il palazzo delle Poste costituisce l’edificio più interessante e meritatamente celebre; opera di Angiolo Mazzoni (1894-1979), presenta caratteristiche tipiche dell’architettura di linguaggio, e con altissima qualità formale), caratteri dell’architettura italiana di diversi periodi, da quella romana a quella paleocristiana e rinascimentale. Il prospetto, in mattoni a vista, con addossato un impianto architravato in pietra rosata (che conferisce un carattere monumentale all’edificio) è animato da una torre con orologio, e da scalee che definiscono una piazza “di pietra” di carattere rinascimentale. Gli interni sono misurati come dimensioni, e raffinati nella loro esenzialità, per la qualità del design di ogni elemento che le compone, sia essa la volta a botte, in mattoni a vista, o la cornice delle porte, ed i piani di appoggio, in marmo “Portaro”. La vera celebrità di questo edificio (già di per sè molto interessante) è perlatro data dai mosaici di Prampolini e Fillia, che decorano la parte alta della Torre di accesso agli uffici.

Un articolo di Marzia Ratti, su “La Spezia OGGI”, di alcuni anni orsono, lo colloca nel giusto contesto: “.....senza considerare la presenza in città degli esponenti del secondo futurismo, e il vivace dibattito che intorno a loro era nato, il mosaico apparirebbe come un inspiegabile fungo. Invece, così non è.” Il 1933, anno di realizzazione dei mosaici è preceduto e caratterizzato - nell’ambito di uno sviluppo economico della città “di levello futurista” - da una serie di eventi culturali di rilievo: il “Manifesto dell’Areopittura” (1929); la mostra dell’Arte Sano Futuro (1932); nel 1933 gli avvenimento si moltiplicano: il “Premio del Golfo” di pittura; la coistituzione del “Gruppo futurista del Levante”: l’uscita dei sette (unici) numeri della rivista “La Terra dei Vivi”; diretta da Fillia. Insomma, a La Spezia, in quel periodo, esistevano le premesse culturali, necessarie e sufficienti per consentire la nascita di evento decorativo, costituito dai due mosaici; le premesse tecniche, d’altra parte, erano costituite dalla presenza, a La Spezia, di uno stabilimento della “Ceramica Ligure” (l’altro, era a Genova Borzoli).

La torre del palazzo delle Poste - destinata a contenere il corpo scale di collegamento tra i diversi piano dell’edificio - riceve così, sulla spoglia superficie di mattoni a vista (appena interrotti dalle aperture ad arco della sommità, e da una finestra verticale “a nastro”) il “completamento costruttivo” costituito dai due mosaici; del tutto inaspettati, in una struttura edilizia così classica e composta, eppure ad esse assolutamente complementari. I mosaici si inseriscono in una cornice di alluminio, ad andamento serpentino; la superfice decorata è interrotta, al suo interno, da affioramenti del sottostante muro in mattoni; l’impressione è che dei restauratori di un edificio antico abbiano trovato, sotto gli intonaci, frammenti di una decorazione realizzata alcuni secoli dopo l’edificio stesso, e si siano limitati a metterla in vista. L’intenso effetto lirico che questo, ad un tempo, contrasto a complementarietà tra struttura e decorazione genera nell’osservatore, corrisponde pienamente alle intenzioni del progettista, che propugnava un “razionalismo lirico”. Iconograficamente, la complementarietà con l’edifico è analoga a quella formale: le comunicazioni terrestri e marittime sono trattate da Fillia, mentre quelle telegrafiche, telefoniche ed aree sono trattate da Prampolini.

Ai due diversi temi, corrispondono due fiverse sensibilità interpretative: nel mosaico di Fillia - in bilico tra realismo e surrealismo - prevale una scomposizione geometrica della superficie, con attenzione per i contrasti di colore tra le diverse zone definite geometricamente; al contrario, nella composizione di Prampolini prevale la linea sinuosa, l’accostamento di colori caldi, la tendenza all’astrazione. Per finire, occorre menzionare che l’Amministrazione delle Poste di La Spezia è ben conscia del capolavoro che è contenuto all’interno del suo palazzo, e favorisce la possibilità di ammirarlo da parte di tutti; un ringraziamento, per questo, alla Direzione Provinciale, ed alla gentilissima responsabile delle Relazioni Esterne.



















FILLIA: LE
COMUNICAZIONI
TERRESTRI
E MARITTIME



















Background
PRAMPOLINI: LE
COMUNICAZIONI
TELEGRAFICHE
TELEFONICHE
E AEREE

































































COMUNE