(1998) PERCORSO LUMINOSO E METAFISICO CON
FRANCESCO BIAMONTI NEL PONENTE LIGURE


Renato Sirigu

Siamo nei giorni della Merla. Nella hall dell'hotel Jolly Plaza, il più inglese dei grandi alberghi genovesi, che nelle camere ha conservato i vecchi arredi dell'Eliseo, tanto cari ai mister e misses Jones, Smith e Brown che lo riempirono fra le due guerre. Converso con Francesco Biamonti che mi detta il suo percorso ideale fra le terre di Liguria. "La stagione che prediligo è l'inverno: le linee sono più nette le cose si stagliano meglio, ma suggerisco anche l'estate di San Martino al tramonto". "Certi sentieri che vanno tra la Val Nervia e la Val Roja dove il crinale delle terre bianche si ricollega ai paesaggi tra l'argento degli ulivi e dei cespugli, quasi deserti, paesaggi di magra vegetazione dove si stagliano le ombre in basso sul fondo valle". Un percorso metafisico, pur in luoghi reali, dell'estremo ponente genovese ma, precisa Biamonti "si potrebbe fare anche in Francia, perché il confine è una linea sottile e impalpabile, facile non solo per i passeur. C'è una strada in Provenza tra Mont Miraille e Mont Vantoux, tra le trine montuose, zona di lavande e di mandorli.... o anche nelle Cinque Terre, a Monterosso si possono trovare simili sentieri" "Noi abbiamo una luce romanza che va dal golfo della Spezia (il golfo dei poeti N.d.R.) a Barcellona" . Già, A Valencia, in costa blanca, la luce comincia a trasfigurare, a Malaga è già africana. "La luce totale distrugge porta al deserto, vedi Camus, diventa insignificante, questa luce così vasta riduce tutto in polvere". "Nel Levante le linee sono più ovattate lievemente malinconiche per questo piacciono tanto agli inglesi" La Liguria senza volerlo si è posta al centro della letteratura europea. I suoi paesaggi, il suo il clima hanno attratto Nietzsche, Byron, Goethe, Pound, che hanno fertilizzato l'humus che nel novecento è esploso con i Montale, i Calvino, i Caproni e oggi con l'interprete più vero della Liguria: Francesco Biamonti. I francesi hanno coniato per lui il neologismo lyrisme aride, che definisce in una sintesi felice l'autore e l'opera. Io ho avuto un'altra impressione. Ho rivisto mio nonno (quello genovese), mutilato della grande guerra: scorza pesante, parole faticose, umanità immensa. Ce ne siamo accorti quando se n'è andato, in silenzio, com'era vissuto. Gli italiani, su Biamonti, rimangono legati all'etichetta di ultimo erede della linea ligure in cui forma, paesaggio e sintesi descrivono nei momenti più felici intere cosmogonie. Torniamo al nostro percorso tra il reale ed il metafisico, immerso nella luce. In un paesaggio quasi livido dove si esaltano gli elementi della verticalità: le montagne sul mare, gli ulivi spogli, i picchi rocciosi. "Lo scrittore se vuole rendere visibili le cose deve fare i conti con la luce. Ho imparato da Novaro, Montale la scrittura meditabonda che coincide con quella di Valery e Elliot". "Sono i paesi in cui si è destinati a vivere. Un paesaggio che si compone di elementi sparsi. Il paese è un microcosmo, ma non amo la definizione di provinciale". Penso ma , non ho il coraggio di dirlo Maestro scriviamo per la rivista delle province! Lui non si cura del mio pensiero e conclude: "Dopo le linee ventose sulle alture, ci rintaniamo nelle casette con il marmo davanti, l'ulivo ligure, che sta scomparendo, sulla soglia" Non lo dice, ma credo d'intuire che abbia necessità di un rifugio, un porto sicuro. "Tutte le ideologie del mondo sono alla deriva". Il percorso è finito. In un mondo che crolla, o forse sta solo cambiando, resta la luce.