le VIE DEL MARMO e i SENTIERI DEL MARE sono -nell'ambito del progetto "Saxa Ligustica" i percorsi ideali/reali attraverso i quali è possibile ritrovare la memoria storica dei luoghi di coltivazione dei materiali lapidei, e delle acque percorse per il loro commercio: nel progetto entrano quindi i siti di estrazione, le zone sommerse di interesse storico-archeologico o naturalistico, in un percorso misto, integrato in alcuni punti modali, per passare dalla fruizione via terra a quella via mare. La batteria Umberto I° diverra' la sede di una serie di attivita' connesse allo sviluppo del progetto "Saxa Ligustica", e precisamente punto di accoglienza e informazione per la fruizione delle valenze storico culturali dell'isola di Palmaria, nonchè "Centro di documentazione di cultura del mare": spazi per archeologia subacquea, spazi per la cultura del mare, spazi per la biologia marina, spazi espositivi. In particolare, attraverso il recupero dei sentieri dell'isola di Palmaria, saranno collegate tra di loro, e rese visitabili, tutte le costruzioni militari presenti sull'isola (forte Cavour, semaforo, batteria Albini)
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Il territorio che circonda Spezia è fortemente connotato da fortificazioni, appartenenti a diverse epoche, dal medioevo fino al nostro secolo. cosa del tutto normale, trattandosi di un territorio storicamente di confine tra diverse entita' politiche, che nel XIX° secolo è diventato - a seguito dell'unita' d'Italia - sede della flotta del Regno; con le connesse esigenze di difesa, non piu da un nemico terrestre, ma da attacchi provenienti dal mare.
Nel corso del XIX° secolo, agli storici castelli di Portovenere, di S.Giorgio della Spezia, di S.Terenzio, di lerici, di Ameglia, di Sarzana (per citare solo quelli pervenuti fino a noi abbastanza intatti, tra i numerosi riferibili a periodi di influenza della Repubblica di Genova), si è aggiunto un numero veramente notevole di fortificazioni; edifici generalmente di grandi dimensioni, per cui è talvolta difficile ipotizzare iniziative di riuso, anche a causa della loro collocazione, generalmente decentrata rispetto agli abitati e ai percorsi turistici. Un tentativo di riutilizzo di questi edifici milityari dei secoli a noi piu' vicini- i castelli piu' antichi sono, invece, quasi tutti restaurati e fruibili - sarebbe peraltro doveroso, non solo per la panoramicita', ma anche per l'alta qualita' formale di alcuni di questi edifici; il forte Cavour e la batteria UmbertoI° alla Palmaria, il Canarbino sopra S.Terenzio, la batteria di Finocchiara sopra Lerici, la batteria di S.Terenzio alta, sono vere opere architettoniche, e non soltanto opere di ingegneria militare; mostrano una matrice 'colta', che trascende la funzione puramente utilitaristica.
Uno di questi edifici, in particolare, merita attenzione, anche perchè è oggetto di un importante progetto di recupero a uso turistico e culturale: si tratta della batteria Umbert I° posta sulla punta della 'scola' dell'isola Palmaria, ch guarda verso S.Terenzio e l'interno del golfo della Spezia. Si tratta di una 'batteria bassa', avente come bersaglio le murate corazzate delle navi. Venne edificata verso la fine del secolo scorso e, dal punto di vista militare, la sua importanza è dovuta a una cupola a una cupola corazzata - di cui esiste un altro esempio solo a Taranto - posta sul lato verso mare e destinata a ospitare due potentissimi cannoni. Dal punto di vista architettonico, invece, l'edificio presenta una grande qualita' nelle due facciate poste verso monte. Costruita interamente in pietra, la batteria presenta cortine in bugnato liscio, da cui aggettano il portale e le torrette angolari; dei due ordini di finestre, quello superiore è costituito da un semplice arco ribassato, senza stipiti. Caratteristica saliente di questya parte dell'edificio è l'uso del bugnato rustico: imponenti bozze di pietra compongono il portale, marcano le torrette d'angolo e le finestre dei due ordini; un uso fortemente chiaroscurale delal pietra, che anima la facciata, e le fa assunere un aspetto quasi manieristico, sottolineato anche dai doccioni in ghisa, in forme zoomorfe, delle grondaie. Certamente l'edificio denota che alla progettazione e costruzione sovraintese una personalita' molto spiccata; in mancanza di riucerche d'archivio, si puo' solo azzardare il nome di Ferdinando Spegazzini, gia' collaboratore di Domenico Chiodo. Un edificio del genere avrebbe comunque meritato quel recupero che è, oggi, motivato dalla sua destinazione a centro di documentazione, nell'ambito del progetto "Saxa Ligustica". Per iniziativa dell'Archeoclub d'Italia e delle Soprintendenze archeologiche di Liguria e Toscana, e sulla base di un accordo di programma deliberato dalle Province di Spezia e di Massa Carrara, dai comuni di Carrara e Portovenere, e dalle APT interessate, il porogetto inetnde valorizzare il territorio compreso tra le due Province, caratterizzato da unita' storico-culturale nell'ambito dell'estrazione e lavorazione del marmo e della pietra, nonchè dai percorsi terrestri e delle rotte marine utilizzate per il suo trasporto. L'estremo lembo di levante della Liguria, la Lunigiana, la Versilia, il retrostante appennino parmense/piacentino, presentavano infatti, gia' nel corso della preistoria, una omogeneita' culturale ed etnica, che le scelte del legislatore costituzionale italiano - subito dopo la seconda guerra mondiale - non hanno riconosciuto, nel momento in cui hanno respinto la proposta di costituire una Regione emiliano-lunense, e ha diviso questo territorio tra le tre regioni contermini. Nel caso di cui ci occupiamo (l'estrazione, la lavorazione, il trasporto del marmo) l'omogeneita' culturale ha radici piu' vicine a noi della preistoria: nel 177 A.C. i Romani fondarono la colonia di "Luna", col relativo porto; nata pèer esigenze difensive, e per motivi di ordine economico e sociale tra cui la soluzione del problema agrario, la colonia divenne economicamente importante con l'estrazione e il commercio del "marmor lunense" ossia l'attuale "marmo di Carrara"; dal 48 A.C. - data della prima menzione documentata dell'utilizzo del marmo di Carrara, per la casa del "praefectum fabrum" di Cesare, Mamurra - fino al periodo di massimo sviluppo, avvenuto tra il I° e il II° secolo D.C., il commercio del marmo lunense fornì la materia prima per i principali monumenti dell'Impero Romano; l'Ara Pacis Augustae (13 A.C.) e la colonna Traiana (113 D.C.)sono i due esempi principali, ancora esistenti, dell'utilizzo del marmo bianco di cui Carrara era il produttore, e Luni il centro per l'imbarco e il trasporto in tutto l'Impero. Nel corso del IV° secolo la fortuna di Luni decadde, ma nuovo motivo di identita' culturale fu la costituzione della diocesi di Luni, che amministro' il potere religioso e temporale sull'area fino al 1204, quando venne trasferita a Sarzana, a seguito del definitivo declino della citta'. La colonia di Luni ha coltivbato non solo il giacimento delle Apuane, ma le cave di Punta Bianca, del "rosso di Levanto", del "portoro" (lo splendido marmo bero venato di giallo, che veniva estratto sull'isola Palmaria, e a Portovenere): Nel progetto Saxa Ligustica viene affrontato un discorso complessivo sulla colonia romana di Luni, intesa non solo come centro urbano ma come vasta e complessa unita' territoriale, con le sue cave antiche distribuite in piu' punti del territorio, il complesso "portus Lunae", le rotte commerciali che la collegavano ai principali centri dell'impero. La finalita' è quella di incrementare la conoscenza di quello che è uno dei più importanti fatti economici del primo secolo dell'Impero, e di acquisire nuovi dati significativi sull'intero processo produttivo del marmo, che va dalla cavatura del blocco al suo imbarco sulla nave da trasporto
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