
Uno dei più noti e stimati laboratori di restauro di Genova - il "laboratorio di restauro di San Donato ", situato in un appartamento del centro storico genovese, davanti alla chiesa di San Donato - non esiste più. Oggi è sostituito da due laboratori , ubicati in due straordinari edifici fino a poco tempo fa pressochè abbandonati, situati ai margini del centro storico. La storia comincia quasi vent'anni fa quando, usciti dalla scuola di restauro, Franca e Nino avviano la loro attività in una zona quasi abbandonata del centro genovese, quella compresa tra Palazzo Ducale - abbandonato dal Tribunale ed in attesa di destinazione - salita Pollaioli conseguentemente abbandonata dagli avvocati che vi avevano studio, e la zona di San Silvestro in attesa di divenire insediamento universitario.
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I nuovi protagonisti del recupero
GENOVA : DUE MONUMENTI RECUPERATI DA PRIVATI
Bruno Cervetto
Il Convento di San Francesco in Castelletto e la Chiesa di Santa Maria in Via Lata
Uno dei più noti e stimati laboratori di restauro di Genova - il "laboratorio di restauro di San Donato ", situato in un appartamento del centro storico genovese, davanti alla chiesa di San Donato - non esiste più.
Oggi è sostituito da due laboratori , ubicati in due straordinari edifici fino a poco tempo fa pressochè abbandonati, situati ai margini del centro storico.
La storia comincia quasi vent'anni fa quando, usciti dalla scuola di restauro, Franca e Nino avviano la loro attività in una zona quasi abbandonata del centro genovese, quella compresa tra Palazzo Ducale - abbandonato dal Tribunale ed in attesa di destinazione - salita Pollaioli conseguentemente abbandonata dagli avvocati che vi avevano studio, e la zona di San Silvestro in attesa di divenire insediamento universitario. Insediarsi in questa zona era allora una cosa da pionieri, forse difficile da capire da parte di chi oggi, nella stessa zona, vede passare studenti di architettura con i loro rotoli di disegni, vede aprirsi in continuazione nuovi bar e pub, frequentati nelle sere dei fine settimana da migliaia di giovani.
Nella zona, peraltro, erano disponibili numerosi immobili con caratteristiche (allora) improponibili per un alloggio, trattandosi di ex alloggi nobiliari o borghesi di grosse dimensioni, carenti di manutenzione e di servizi adeguati, tutti problemi che si aggiungevano a quelli della collocazione urbanistica in un'area degradata.
Ciò che era difficilmente abitabile ( almeno prima che i genovesi riscoprissero il fascino di abitare in questi alloggi opportunamente restaurati) era invece ideale per insediarvi attività artigianali,e l'attività di restauro venne aperta in un grande appartamento prospettante sulla duecentesca chiesa di San Donato, composto di cinque saloni con volte alte cinque metri, ubicato in un palazzo di origini duecentesche, ristrutturato nel 1500 e poi nel 1700, dopo i gravi danni provocati alla zona dal bombardamento del Re Sole; dopo l'annessione di Genova al Regno di Sardegna, il palazzo venne ulteriormente modificato nella facciata e nelle scale, mentre gli appartamenti conservarono generalmente le caratteristiche settecentesche, salvo alcuni adattamenti ad esigenze di vita più vicine a noi.
Una ventina d'anni trascorsero così lavorando all'interno di un ambiente urbano e di uno spazio privato così ricchi di stratificazioni storiche, mentre l'attività diventava via via più importante: in questo laboratorio passarono i Van Dych di Palazzo Rosso, i Magnasco di Palazzo Bianco, importanti casse processionali, per citare solo alcuni esempi; mentre per restaurare le opere di più grosse dimensioni come il Guido Reni della chiesa del Gesù ci si spostava direttamente sul luogo.
Logico quindi che, avendo preso la decisione di dividersi e di proseguire autonomamente la propria attività in altri luoghi, non fosse possibile accontentarsi di un qualunque anonimo spazio, ma fosse necessario andare alla ricerca di qualcosa di livello almeno pari al vecchio appartamento di San Donato.
I risultati della ricerca non sono stati brevi né facili, ma hanno portato ad insediare le due attività in due spazi assolutamente straordinari , ben più rilevanti dell'immobile di provenienza: nientemeno che la chiesa gentilizia dei Fieschi in via Lata, e la Sala Capitolare del distrutto convento di San Francesco di Castelletto.
LA CHIESA DI SANTA MARIA IN VIA LATA:
costruita dopo il 1336 accanto al palazzo Fieschi sulla sommità della collina di Carignano, la chiesa dominava la città restando al di fuori della cerchia muraria: risparmiata dalla distruzione dei beni dei Fieschi, che i Doria misero in atto dopo la congiura del 1547, venne trasformata in falegnameria nel 1858.
Acquistata nel 1911 dalla Confraternita di Sant'Antonio Abate, venne gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, e solo dopo il 1981 la Soprintendenza avviò lavori di restauro, volti inizialmente a bloccarne il degrado e successivamente - con il restauro della facciata, il rifacimento del tetto in abbadini di ardesia ed il restauro dei superstiti affreschi delle volte - a restituire all'edificio la sua dignità architettonica.
Composta da un'unica navata, la chiesa ha una facciata cuspidata a fasce bianche e nere sovrapposte, con coronamento di archetti sovrastato da una decorazione a dente di sega; il portale cuspidato è composto da un arco gotico strombato con tripla cordonatura, ed è sovrastato da un rosone bordato da un cordolo e da una cornice a raggiera.
Il maestoso interno è coperto da tre capriate lignee da una volta a crociera, e presenta un'abside a pianta quadrata, sormontata da crociera e illuminata da due alte e strette finestre poste a tergo dell'altare.
Ambiente ideale per ospitare un laboratorio di restauro, è particolarmente idoneo per opere di grande dimensione e peso, che già lo hanno riempito e vedono il fervore di numerosi restauratori, dopo il completamento dei lavori di restauro effettuati allo scopo di rendere questo affascinante edificio, carico di storia genovese, "abitabile" per i nuovi scopi cui è stato destinato.
I RESTI DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO IN CASTELLETTO:
a Genova non sono oggi più presenti gli edifici religiosi dedicati a San Francesco e San Domenico, che in altre città storiche come Siena e Bologna costituiscono una importante presenza monumentale; entrambi gli edifici sono stati distrutti a seguito alle modifiche urbanistiche del primo ottocento, conseguenti all'annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna; mentre del secondo non restano tracce, essendo stato demolito per fare spazio al nuovo teatro dedicato al
Re Carlo Felice, del secondo restano numerose testimonianze: relitti delle navate tra palazzo Doria Tursi, palazzo Bianco, ed il retrostante palazzo Galliera; le splendide statue delle Virtù ed alcuni bassorilievi del Giambologna, provenienti dalla tomba Grimaldi ed oggi nel palazzo dell'Università; due gallerie del chiostro, e la Sala Capitolare, inglobati in un edificio di Salita San Francesco, e poco conosciuti al di fuori della stretta cerchia di coloro che frequentano per motivi di lavoro tale edificio.
La galleria nord ed ovest del chiostro furono inglobate nell'edificio che si trova alla sommità della prima rampa della salita che da piazza della Meridiana sale verso la spianata di Castelletto: attraverso il portale in stile cinquecentesco si accede alla galleria ovest del chiostro - monumentale ambiente caratterizzato da fasce alternate di marmo e pietra nera, da esili colonnine e da formelle romboidali decorate - attraverso i quale si passa nella Sala Capitolare, con un salto stilistico da lasciare senza fiato: dal gotico al rococò più sontuoso, con leggeri stucchi dorati, tralci fioriti, pellaccette, che decorano il vasto ambiente a pianta quadrata, sottolineano la volta e le pareti dell'abside con la statua lignea della Madonna Immacolata,incorniciano i crocifissi e le tele distribuite sulle pareti, sovrastano gli stalli lignei del Capitolo che circondano l'intero ambiente.
Le caratteristiche di questo edificio - oggi, come la ex chiesa Fieschi perfettamente accessibile al pubblico - sono ovviamente completamente diverse da quest'ultimo: più intimo e raccolto, si presta maggiormente ad ospitare opere di minori dimensioni, con le quali il restauratore attento - come chi ha scelto questo monumentale ma appartato ambiente per lavorare, può instaurare un più diretto e colloquiale rapporto.
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