TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA

C L O S E
percorsi tra i beni culturali in Liguria

FABBRICA CASA MUSEO GIUSEPPE MAZZOTTI:
crocevia della ceramica italiana del novecento


Bruno Cervetto

Nello scorso numero della rivista, prima di parlare di “casa Carbone”, ho tentato una sorta di classificazione delle diverse tipologie di “case museo” in Liguria; ovviamente di quelle che conoscevo, perché mai avrei pensato di imbattermi in una casa-museo come la Mazzotti di Albissola: qui infatti la “casa”, intesa nel senso di abitazione, manca del tutto.




foto 1

La chiave della questione sta nella parola “fabbrica” che viene premessa a “casa museo”: si tratta di una casa di produzione di ceramica artistica, di importanza assolutamente eccezionale nel panorama artistico italiano, nella quale sono passati tutti i più grandi artisti italiani che, dagli anni venti del novecento in poi, si sono cimentati con la ceramica.
I due edifici alla foce del torrente Sansobbia (foto 1) che ospitano la Casa Museo, in realtà contenevano e contengono anche l’abitazione, che però non fa oggi parte del percorso museale. Sono due palazzine razionaliste di notevole qualità formale, progettate da Nicolaj Diulgheroff nel 1929; proprio per ospitare la fabbrica e l’abitazione di Giuseppe Bausin Mazzotti, che nel frattempo stava diventando il ceramista di fiducia del movimento futurista italiano. Purtroppo, l’unitarietà di questo eccezionale complesso è venuta meno: sia giuridicamente a seguito della divisione delle due palazzine tra gli eredi di Torido Mazzotti, che oggi ospitano due diverse manifatture; sia fisicamente, a seguito della costruzione negli anni sessanta di un corpo di fabbrica destinato ad esposizione, che purtroppo altera insanabilmente l’equilibrio tra volumi costruiti e spazi aperti che caratterizzava la creazione di Diulgheroff.

Accontentiamoci peraltro del fatto che al livello inferiore di questo corpo di fabbrica è contenuto il Museo che, con oltre duecento pezzi, conserva testimonianze di quasi ottant’anni di attività della Casa. Casa che viene avviata all’inizio del novecento da Giuseppe Bausin Mazzotti, che trova il suo esponente più illustre in Tullio – più noto come “Tullio d’Albissola”- per proseguire con Giuseppe Bepi e Tullio Junior, che ancora oggi conduce la maison; ma, al di là dei meriti individuali, il grande merito di questi artisti sta nell’interazione che hanno saputo creare con gli artisti italiani che chiedevano la loro collaborazione per realizzare attraverso la ceramica le proprie opere.
Nel Museo (foto 2) sono contenute svariate ed importanti testimonianze dell’attività degli artisti Mazzotti e degli artisti che si sono avvalsi della loro collaborazione come ceramisti.


La ceramica futurista

Si inizia dal secondo futurismo, periodo che – per quanto attiene alla ceramica – in qualche modo si identifica con la fabbrica Mazzotti, attraverso l’opera e il ruolo di Tullio. Artista che, purtroppo, è in qualche modo sottorappresentato nel Museo rispetto alla sua importanza tra gli scultori ceramici italiani del periodo: tra le opere esposte, tra cui un bel portavasi a decoro geometrico sottosmalto (foto 3), alcune statuine da presepe (foto 4) ed il “vaso motorato” (foto 5) mancano esemplari delle sue opere più famose, come le fantasiose coppe degli anni 1929/30; opere rarissime peraltro, di cui possiamo peraltro vedere alcune ottime riproduzioni nella sala adiacente al museo, destinata alla vendita degli oggetti oggi in produzione, come il “boccale policentrico” del 1929 (foto 6). Si prosegue con un bel piatto di Alf Gaudenzi (foto 7), con la statuina “il calciatore”di Mario Anselmo, di cui viene esposto anche lo stampo in gesso(foto 8), con la “bisbigoncia” di Farfa (foto 9). Fillia è rappresentato da tre straordinari “aerovasi” (foto 10), delicate sculture costituite da semplici elementi geometrici compenetrati, dipinti con colori evanescenti
.( Sui Futuristi in Liguria, vai anche in Pietre & Mare a Futuristi a Spezia cliccando qui)


Negli stessi anni…

Lasciata la vetrina futurista, sulla destra si prosegue con altre tendenze della fine degli anni venti del novecento: al fenomeno d’èlite di Marinetti si contrappongono opere di tutt’altra tendenza, più richieste dal mercato, come la splendida “corbeille”di Bausin Mazzotti (foto 11) di ispirazione tardo ottocentesca, o il delicato piatto “centouccelli” di Torido Mazzotti (foto 12) di ispirazione settecentesca; ma anche opere frutto della personale ricerca plastica di uno dei più grandi scultori italiani di tutti i tempi: Arturo Martini, che nel museo è tra l’altro rappresentato da un presepe in terracotta grezza (foto 13), che raggruppa le figure su uno scoglio in antitesi al tradizionale presepe mobile, quasi una sacra rappresentazione medievale priva di qualsiasi tentazione decorativistica.


Dalla metà degli anni trenta ai giorni nostri

Dopo lo spegnersi del fenomeno futurista, arrivano ad Albisola altri grandi artisti, che sono documentati nel museo. Di Lucio Fontana siamo abituati a conoscere i “tagli sulla tela”, superamento della superficie del quadro mediante l’intuizione di uno spazio al di là di esso, che gli daranno fin troppa notorietà. Fontana è stato invece
uno scultore di straordinaria potenza espressiva, che direttamente con le mani riusciva a modellare nella creta opere di strepitosa evidenza plastica, e di sensibilità barocca. Nel Museo è rappresentato da opere certamente minori della sua produzione, ma interessanti come la “testa” del 1939, il “trionfo” del 1936, ed il “vasetto” del 1947 (foto 14, 15,16).

Degli artisti più noti del secondo dopoguerra, rappresentati nel Museo, citerò Emilio Scanavino (noto per i suoi “ gomitoli”) con il vaso del 1952 (foto 17); Aligi Sassu con un enorme vaso decorato e con un piccolo ma monumentale gruppo equestre del 1953 (foto 18 e 19); Agenore Fabbri, Franco Garelli, Aurelio Caminati, Mimmo Rotella, Alessandro Mendini, Giovannino Servettaz; Enrico Baj con un’anfora che mescola manici settecenteschi con una decorazione “primitiva” (foto 20); Ernesto Treccani con un vaso decorato con i suoi soliti delicati volti femminili (foto 21).





foto 19


Del museo fa parte anche il giardino, contenente un percorso tra alberi e diverse sculture di artisti contemporanei, a cominciare dal grandioso “coccodrillo” di Lucio Fontana (foto 23 e 24 ).

Ovviamente, del percorso fa parte anche la fabbrica, che continua nella produzione della tradizionale ceramica “savonese”, dipinta a mano con i tradizionali decori blu su fondo bianco.
Arrivare alla Fondazione Fabbrica Casa Museo Giuseppe Mazzotti è estremamente facile: si esce al casello di Albisola, si svolta a destra verso Savona, e dopo poche centinaia di metri, sulla riva destra del torrente Sansobbia, si trovano gli edifici che la ospitano. (www.gmazzotti 1903.it)

Click sulle immagini per ingrandirle

“Coccodrillo” di Lucio Fontana (foto 24)


foto 2




LA CERAMICA FUTURISTA



foto 3




foto 4




foto 5 e foto 6




foto 7




foto 8 e foto 9





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NEGLI STESSI ANNI, IL MERCATO ...



foto 11



foto 12 e foto 13





foto 14




foto 15 e foto 16




foto 17 e foto 18




foto 20 e foto 21






foto 23