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Beni culturali in Liguria

TRIS DI BENI CULTURALI PER
LA PROVINCIA DI IMPERIA


Bruno Cervetto

La provincia di Imperia ha da alcuni anni avviato una politica di acquisizione - per poi procedere al loro restauro ed utilizzarli per scopi culturali - di alcuni significativi edifici presenti sul suo territorio. Ha iniziato alcuni anni orsono con l'acquisizione della villa Nobel di Imperia, che oggi è stata completamente restaurata, ed è sede del museo intitolato allo scopritore della dinamite, oltre che sede di convegni ed iniziative culturali. Recentissime, sono poi l'acquisizione del Teatro Salvini , storica sala di Pieve di Teco, e soprattutto della villa del clown Grock, situata sulle alture a levante di Imperia, e da numerosi anni abbandonata ed a rischio di rovina.

LA VILLA NOBEL

Ne ho già parlato in occasione dell'avvio del restauro, alcuni anni orsono | Villa Nobel in pietremare | ; ad avvenuto restauro penso sia lecito esprimere, per quanto riguarda gli esterni, una certa delusione, perché questa parte della villa sembra essere stata pesantemente banalizzata, ed è oggi difficile individuare quell'alta qualità artigianale che mi aveva stupito nella mia prima visita. Mi riferisco soprattutto agli intonaci neri e rossi, trattati a graffiti, sono oggi di uno scialbo rosa, ma dove soprattutto sono spariti i graffiti, sostituiti da analoghe decorazioni semplicemente dipinte.
Sia chiaro, la tecnica del graffito rende gli intonaci più facilmente deperibili: si stende infatti un primo strato di intonaco di un certo colore, si applica una maschera di un certo limitato spessore, corrispondente al disegno che si vuole ottenere, e si applica un secondo strato di intonaco, di colore diverso e dello stesso spessore di quello della maschera; avvenuta l'essiccazione del secondo intonaco si toglie la maschera, e sotto di essa appare il primo intonaco, che crea il disegno voluto per contrasto di colore col secondo; è chiaro che quest'ultimo è abbastanza delicato, soprattutto perché soggetto ad infiltrazioni d'acqua ed a conseguenti distacchi.
Certamente gli intonaci trattati a graffito dovevano essere molto deperiti (a me, in realtà, non sembrava) visto che di essi si trova oggi traccia solo in alcune limitate parti, e solo se si tocca con attenzione la spessa ridipintura che oggi riveste la facciata della villa. Purtroppo, sotto quelle ridipinture è stato sepolto non solo un pregevole prodotto di artigianato oggi scomparso, ma soprattutto sono completamente spariti i sottili effetti di animazione chiaroscurale che i graffiti, nonostante il loro limitato rilievo, riuscivano a creare sulla facciata.

Dopo aver cominciato con questi appunti negativi (giusto per rischiare di farsi odiare da parte della Provincia di Imperia) occorre anche dire che si tratta in realtà degli unici ( e comunque limitati ) appunti negativi che è possibile fare ad un'operazione estremamente positiva, e di grande interesse.

All'interno la villa ha ritrovato i suoi ambienti borghesi, eleganti ma non eccessivi, o almeno non come ci si potrebbe aspettare per la casa ( sia pure "stagionale") di una persona importante e ricca come Nobel: il caminetto in stile Luigi XVI con specchiera, ed il tavolo di mogano a cestello nell'anticamera, lo studio in stile rinascimentale (ma di altissima qualità, forse dei milanesi fratelli Pogliani, mica il "finto rinascimento" in noce nostrana dei piccoli borghesi di Liguria); su tutto prevale però la parte relativa ai laboratori, segno che la villa era comunque un luogo do lavoro; laboratori che sono stati attentamente ricostruiti sia all'interno dell'abitazione che al piano terra, oggi destinato a museo di Nobel e "dei Nobel italiani", dove in un percorso obbligato ( ricco di chicche, come i box ottagonali in vetro dove sono conservati gli oggetti più preziosi ) vengono presentate la vita e l'attività di Alfredo Nobel e degli italiani che sono stati insigniti del premio istituito dal grande scienziato.

IL TEATRO SALVINI

La cosa più incredibile di questo teatro è in realtà il paese che lo circonda, o meglio il fatto che un paese di neppure tremila abitanti alla fine dell'800 abbia avuto una vita teatrale talmente intensa, tra la fine del 1700 e i primi anni del 1900, da avere addirittura in alcuni periodi tre locali di spettacolo in attività: il Salvini; il Teatro Civico, ricavato nel convento delle Monache Agostiniane, e trasformato nel cinema Emanuele Rambaldi nel 1968; il cinematografo aperto tra il 1908 e il 1912 nei locali di Nostra Signora della Ripa, che tra il 1786 e il 1830 aveva ospitato il Teatro Olimpico.

Il Teatro Salvini fu, tra le tre sale, quella che ebbe vita più lunga - tra il 1834 e gli anni '20 del 1900 - ed utilizzo più diversificato, ospitando addirittura opere liriche. Si giustifica quindi l'interesse per questo storico edificio dell'Amministrazione provinciale di Imperia, che l'ha acquisito per provvedere al suo restauro finalizzato ad un riutilizzo.

Curiosa la conformazione della sala, con una platea rettangolare stretta e lunga, e due ordini di sedici palchetti ciascuno, che praticamente vedono quasi esclusivamente i palchetti antistanti, allineati come sono in numero di sette su ognuno dei lati lunghi della sala, mentre due soltanto fronteggiano il piccolo palcoscenico; ancora più curioso il numero di persone che la sala conteneva: ben trecento persone, di cui duecento in platea e cento nei due ordini di palchi, che oggi è veramente difficile immaginare ospitate nel limitato spazio del teatro.






LA VILLA GROCK


E' senza dubbio la perla di questo "tris" di beni culturali, questo edificio a sorpresa che tanto appare un giocattolone all'esterno, quanto è un rigoroso esempio di stile "decò" all'interno, come se il grande clown che la fece costruire tra il 1924 e il 1930 amasse uno stile di vita diverso da quello che "doveva" apparire in pubblico. Questa dicotomia tra il fuori e il dentro è la cosa che colpisce di più il visitatore attento, e non può certo essere dovuta a scelte dell'architetto ( in realtà un semplice geometra, Armando Brignole, ma certamente di qualità professionale molto superiore al suo titolo di studio) se si tiene conto che Grock pare abbia direttamente ispirato scelte sia strategiche che di dettaglio.

Come spesso succede, il rapporto tra il famoso clown svizzero ed Imperia - iniziato verso il 1920 e terminato circa quarant'anni dopo con la sua morte - fu puramente casuale: transitò per la città durante una visita ai suoceri che si trovavano in vacanza da quelle parti, vi ritornò più volte, ed infine acquistò una casa con terreno per trascorrervi le vacanze; lo stesso terreno su cui venne costruita le villa oggi acquistata dalla provincia di Imperia.

Entrando dal cancello della villa si incontra un ampio parterre, quasi interamente occupato da un ampio lago (oggi vuoto), al centro del quale si trova un'isoletta sormontata da un tempietto, che si raggiunge con un ponticello sorretto da un arco a sesto ribassato; il tempietto è sorretto da quattro colonne a forma di fuso, e sormontato da una cupoletta; attorno al lago palme e cedri, disposti sui diversi livelli del parco, conferiscono all'ambiente un tono tra l'esotico e il favolistico, che da' l'impressione di essere calati in una sorta di finta India salgariana, alla quale sembrano mancare soltanto gli elefanti ed i turbanti.

Proseguendo verso la villa viene tuttavia in evidenza un vasto repertorio di stilemi liberty - rivisto peraltro in forme deco', più geometriche e stilizzate - che ci riportano ai nostri luoghi: esedra in bugnato rustico, con sottostante nicchione con fontana contornato da arcone composto di rocchi di pietra alternati con decorazione liscia e rustica; porticato e vetrata ellittica sostenuta da elementi piramidali a gradoni, con soprastante fontana a forma di cupola "aperta"; ma è soprattutto sulla facciata della villa che tali stilemi appaiono profusi in abbondanza: arconi a sesto composito, anche questi costituiti di rocchi con decorazione alternata liscia e rustica, capitelli a riccioli, edicolette sormontate da cappelli ad onde, finestre sormontate da timpani geometrici e cartigli, semisfere. Il tutto realizzato in graniglia di tre colori , bianco rosato, verde mare ed ocra.

L'elemento dominante sono comunque le colonne a forma di fuso, che sono dal punto di vista ingegneristico le più robuste, ma ci riportano ad una dimensione fumettistica o clownesca, coerente con l'archetipo del personaggio che aveva commissionato la villa.

Archetipo che sembra destinato a restare tale se si esaminano, come dicevo, i rigorosi interni, squadrati ed eleganti, realizzati in materiali relativamente "poveri", e denotanti una ricerca di tranquillità borghese del tutto differente da quanto potrebbero suggerire i ricchi esterni della villa.

Dopo il restauro, villa Grock potrà divenire uno splendido centro polifunzionale, per convegni (il triplice salone del piano terra), mostre, ed in parte museo destinato a ricordare il grande artista che ha costruito la villa; la stessa enorme vasca che occupa il parterre del parco - di dimensioni degne di un impianto termale - potrebbe diventare forse una fantastica piscina.