TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
|
|
LA COLLEZIONE DELLA PROVINCIA DI GENOVA
di Bruno Cervetto


UNA SINGOLARE COLLEZIONE "DI ENTE" (Click Thumbnails to Enlarge! Clicca sulle iconcine per ingradire i quadri!)
Già da giovane (anzi, quasi neonata) ha iniziato a collezionare quadri: è la Provincia di Genova che - nata nel 1849 con la legge comunale e provinciale di Carlo Alberto - già nel 1850 acquista il suo primo quadro; e non lo fa neppure nel modo più becero, cioè quello del "pervenu" che si rivolge al direttore della locale Accademia di Belle Arti, oppure al "Famoso Pittore" di turno, per acquistare a caro prezzo grosse opere retoriche, "alla moda del momento".
Le scelte degli amministratori provinciali cadono invece su opere di giovani artisti, presentati alla città dalla giovanissima Società Promotrice di Belle Arti; negli anni tra il 1850 e il 1870 vengono acquistate opere generalmente di piccole dimensioni, di qualità abbastanza elevata; tra le altre:
due interni (Studio di un "pittore"
 di Francesco Cogorno, e "Cucina"
 di Cesare Coglietti), classificabili nell'ambito del genere "olandese", e caratterizzati dalla minuziosa attenzione ai particolari, messi in risalto dai contrasti di luce; una tela di derivazione romantica ma non estranea a sensibilità preraffaellite ("Due spiriti innamorati",
 di Giacinto Mazzola); ed anche un vero capolavoro, l'opera più quotata tra quelle della collezione ("Il primo dolore",  di Silvestro Lega).
|
Negli anni successivi, le scelte si confermano, esprimendo la consapevolezza di non voler soltanto e casualmente acquisire opere decorative, bensì di voler costituire una rassegna della pittura locale più interessante del momento. Negli anni successivi al 1880, le acquisizioni riguardano alcune opere di paesaggio dei più interessanti pittori genovesi del momento: Figari, Sacheri, Costa, seguiti nei rispettivi percorsi artistici fino all'inizio della Grande Guerra: di Andrea Figari, occorre ricordare "La primavera",
 dove lo sguardo è catturato inizialmente da grandi e luminosi alberi fioriti di bianco, stagliati contro il cielo azzurro, per poi passare - attraverso alberi fioriti di rosa e ciclamino - alla signora biancovestita, con ombrellino rosso, che passeggia sul viottolo al centro di un prato. Di Giuseppe Sacheri, sono quattro le opere interessanti: "A Nervi",  scogli sul mare trattati con colori cupi, sui quali la luce gioca mettendo in risalto la luminosa spuma del mare, o il giallo dorato delle rade piante sugli scogli; contrasti che ritroviamo nei "Nuvoloni d'autunno" di un paesaggio fluviale,  mentre un assoluto capolavoro è costituito dalla "Fontana dei pioppi",  (visibile anche nello sfondo della pagina) giocata su due soli colori dominanti: il verde chiaro e luminosissimo del prato - su cui si proietta l'ombra di grandi alberi, degradanti dal verde dell'azzurro - che si stagliano contro monti e cielo di diverse tonalità di azzurro, con accostamenti ai limiti del virtuosismo coloristico ; del 1914 è invece "I Girasoli e la luna",  ricco di sensibilità simbolista, giocata sul contrasto tra la luna che sorge su di un mare trasparente e le sagome scure dei cipressi e dei contorti pini d'aleppo, contrappuntati dai girasoli che riportano in primo piano, accentuandolo, il colore del disco lunare.
Di Angelo Costa occorre ricordare "Sole Morente",  che mostra una sensibilità completamente diversa da Sacheri, pur riprendendone i soggetti: un cupo paesaggio di scogli, sulla destra del dipinto, si protende in un mare, che riprende i colori del cielo, ed entrambi sembrano dipinti su di un vetro, dal cui interno provenga una luce, tale è la trasparenza e la luminosità di questa parte del dipinto.
In questo contesto di dipinti - che contava un rilevante numero di opere, molte delle quali non sono oggi più reperibili negli uffici della Provincia, probabilmente a causa di non documentati eventi bellici - non mancano alcune puntate in campi più insoliti., come il singolare "Le retour de Pierrot" di Domingo Motta, di ispirazione simbolista, basata su di un contrasto luminoso (la luce intensa proveniente da una finestra, che illumina Pierrot in un paesaggio innevato, costruito con colori monocromi grigio-azzurri).

|
Negli anni successivi alla seconda guerra, la raccolta continua con opere di alcuni nomi di rispetto del panorama genovese (Alberto Helios Gagliardo, Alessandro Viazzi ed altri), ma verosimilmente senza la consapevolezza acquisitiva del secolo precedente: colpa del collezionista, o del diminuito livello dei pittori collezionati?.
|
|
|