
... Se dalla strada principale interna al borgo, si sale verso il castello, si respira tutto lo spirito del vecchio paese: strette viuzze appaiono all'improvviso, proprio la' dove si poteva pensare esistesse al massimo un'intercapedine; il percorso si snoda sotto archivolti, ripide rampe, inversioni di percorso a 180 gradi; poi si esce all'aperto, quando ci si avvicina alla sommita' del colle ed al castello ...
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I nuovi protagonisti del recupero
CASTELVECCHIO DI ROCCA BARBENA
Bruno Cervetto
Una Capalbio ligure
In origine era uno sperone roccioso, scosceso e imprendibile, sovrastante la strada che costeggiava il Neva, per collegare Albenga con la valle del Tanaro, attraverso il colle San Bernardo. Un sito del genere si prestava naturalmente per un insediamento militare di controllo sulla strada di fondovalle : fu così che lo sperone fu 'completato' con uno di quegli interventi edilizi - tutt'altro che rari nel Medioevo - che, invece di sovrapporsi alla natura, la completano, adattandosi a essa, sfruttandone le naturali potenzialita'. Sul versante est dello sperone roccioso, dove le condizioni orografiche lo consentivano, sorse il paese, ad un tempo protetto dall'edificio militare, e suo indispensabile completamento, perchè col suo intrico di stretti vicoli, in gran parte coperti da volte, rendeva imprendibile il castello dal suo lato meno difeso dalla natura del sito. Poi vennero i secoli, eventi militari interessarono il castello, che passo' di proprieta', fu cannoneggiato e conquistato, ma il vecchio paese era sempre lì, con i ruderi del suo castello, i suoi mille abitanti, la sua voglia di difendere la sua identita' fisica, pressoche' unica.
Come sempre, fu un evento estraneo a far decadere il paese: una stupida legge. che favoriva le demolizioni, e la costruzione di nuove case (per fortuna fuori dal vecchio borgo) che venne così abbandonato.
Poi arrivarono dei privati, affascinati da quelle case di pietra che i vecchi abitanti avevano lasciato per quelle nuove, le acquistarono, ne fecero un luogo di vacanza. Questa, in estrema sintesi, potrebbe essere la storia di Castelvecchio di Rocca Barbena, castello e borgo arroccato sopra Zuccarello, alle spalle di Albenga; zona di castelli e borghi fortificati (Cisano sul Neva, Conscente, Zuccarello, Castelvecchi), a controllo dell'importante via di comunicazione tra costa e entroterra; castelli che ci ricordano famosi nomi di famiglia ( i Clavesana, i Del Carretto); parlano di vicende storiche che vedono contrapposti feudatari e liberi Comuni; sono interessati all'espansione della Repubblica di Genova, e delle vicende storiche degli Stati attorno ai quali la piccola repubblica deve necessariamente ruotare. Tutti fatti dai quali dobbiamo prescindere, vuoi per gli scopi che si prefiggono queste note, vuoi perche' altri meglio di chi scrive è in condizione di parlarne. Diremo solo che, secondo storici locali, nel castello nacque Ilaria del Carretto, andata sposa nei primi anni del 1400 a Paolo Giunigi, signore di Lucca e divenuta famosa per meriti del tutto estranei a quelli suoi; il marito, rimasto vedovo, commissiono' a Jacopo della Quercia la splendida tomba terragna, che ancora vediamo nel Duomo di Lucca; da queste parti dicono che fosse, tra l'altro, abbastanza brutta, altrimenti non si sarebbe sposata così tardi, ben oltre i vent'anni; comunque, se è vero, jacopo riuscì a idealizzarla molto bene, dandole un volto assolutamente soave. Se le norizie storiche relative al castello e al borgo, non ci sembrano assolutamente rilevanti, se non per gli storici locali, sembrano invece degne di nota le vicende più recenti di Castelvecchio: il degrado, le parziali demolizioni, il recupero ad opera di privati.
Il borgo
Ancora nel dopoguerra vivevano nel borgo oltre mille persone; certamente, con una densita' abitativa per vano altissima, in vani oltretutto di piccole dimensioni; i tetti, che oggi vediamo a falde, in tegole marsigliesi, erano in origine piani, ricoperti di argilla pressata con funzione impermeabilizzante; una cinquantina di queste abitazioni furono demolite negli anni '50, a seguito della legge sul Polesine. Certamente, detta così, la notizia fa ridere: invece dopo le alluvioni del Po, nella legge per favorire la ricostruzione delle zone pianeggianti del delta padano, fu inserita una norma che consentiva di finanziare una pretesa riqualificazione urbanistica di Castelvecchio, dove si erano verificati alcuni limitati movimenti franosi, che pare interessassero due o tre case (la fantasia dei nostri politici è, come noto, senza limiti, ed essere riusciti a utilizzare una legge per le alluvioni verificatesi in pianura, per finanziare demolizioni in montagna, lo dimostra). Certamente chi oggi lascia l'auto ai margini del paese arroccato sotto il castello, ed imbocca la 'Porta Soprana' , per percorrere la strada principale interna dell'abitato, si trova a un certo punto difronte a un evidente salto: nei pressi della chiesa, le abitazioni lasciano improvvisamente il posto a un ampio piazzale; la 'Porta Sottana', demolita, è stata parzialmente ricostruita a fianco della chiesa, a una quota superiore rispetto alla strada, e quindi del tutto incongrua. L'abitato riprende poi, con un gruppo di case terrazzate, un po più a valle : è proprio da queste case che è iniziato il risanamento di Castelvecchio: prima gli svedesi; poi un antiquario genovese (notoriamente matto come un cavallo, ma in senso buono), ha acquistato qui una casa di campagna, che ha ristrutturato; poi ha trascinato qui tutti i suoi amici: noti artisti e restauratori, le loro sorelle con mariti e figli; poi ha addirittura realizzato un piccolo albergo, con raffinate camere arredate con mobili antichi; oggi giovani stranieri, magari in anno sabbatico, vengono a abitare nel borgo assieme alle loro famiglie. Insomma, Castelvecchio si potrebbe definire una piccola Capalbio ligure (peraltro, particolare che ne alza le quotazioni rispetto al borgo della bassa Toscana, non si tratta di noiosi politici, ma di simpatici professionisti).
Il Castello
Se dalla strada principale interna al borgo, si sale verso il castello, si respira tutto lo spirito del vecchio paese: strette viuzze appaiono all'improvviso, proprio la' dove si poteva pensare esistesse al massimo un'intercapedine; il percorso si snoda sotto archivolti, ripide rampe, inversioni di percorso a 180 gradi; poi si esce all'aperto, quando ci si avvicina alla sommita' del colle ed al castello; sotto gli strapiombi di Rocca Barbena; sopra, il muro di cinta del piazzaletto d'armi del castello, delimitato agli angoli da due torrette circolari.
L'originario accesso al castello si trovava proprio sopra l'abitato, a ridosso delal torre ' a ferro di cavallo', sovrapposta all'entrata originaria. Questa torre divide anche l'edificioin due parti: a destra (sud) la parte meglio conservata - ancora oggi conservata come abitazione di vacanza da due avvocati milanesi - sormontata dalla torre parzialmente capitonizzata, e caratterizzata da finestre rettangolari; a sinistra (nord) si trova invece la parte diroccata dell'edificio. L'impressione generale, nonostante lo stato conservativo tutt'altro che ottimale, è quello di una residenza signorile, più che di un presidio militare; ("più tosto casa che castello", in cui " si puo godere utilità di stanza, ma non pretendere utilità di difese", lo definiva gia' nel 1632 Gio Vincemzo Imperiale, in una relazione alla Repubblica di Genova). L'attuale edificio, nel suo aspetto esterno e interno, risale presumibilmente al 1500 (salvo presumibilmente, la torre) anche se l'edificio non presenta quei caratteri di architettura bastionata, propria degli edifici dell'epoca, almeno in pianura; segno che il castello faceva conto piu sulla sua naturale imprendibilita', che sui canoni difensivi allora vigenti. Anche il castello ha seguito il trend del paese, ed è in corso di restauro come abitazione privata, con le stesse scelte 'virtuose' effettuate nel recupero delle abitazioni del borgo: assoluto rispetto dei volumi esistenti, delle distribuzioni interne anche a scapito della comodita', utilizzo di materiali tradizionali. Queste scelte, nel castello raggiungono un vertice assoluto di anticonformismo, rispetto a quelli che sono considerati fabbisogni abitativi del vivere moderno, anche in una residenza di campagna: riscaldamento assicurato solo da stufe, anche se sono splendide stufe di maiolica della fine del '700; pavimenti in cemento lisciato, anche se ricoperti da enormi tappeti orientali; mobili in gran parte relativamente recenti, i cosidetti "finto rinascimento", che peraltro, in questi vani spogli ma monumentali, trovano una collcazione naturale e piacevole, mescolati come sono ad elementi di arredo di diverse epoche. Quello che colpisce soprattutto, all'interno, è la presenza della pietra della Rocca Barbena, che spunta in tutti i vani del piano terra: in particolare nel grande salone con volte a crociera, sostenute da un pilastro centrale, di cui occupa quasi la meta' della superficie; degno di nota il "bagno di Giotto", come lo chiama la prorpietaria: un piccolo bagno, ricavato in un ambiente in cui affiorano rocce, con la stessa conformazione a blocchi fratturati che vediamo in numerosi affreschi di Giotto, quando il pittore rappresenta rocce affioranti. Nel piano superiore, sul lato ovest troviamo alcune stanze con volte a botte, mentre sul lato est le volte a padiglione del tardo settecento coprono i resti di un'altra volta a lunette, cinquecentesca, con resti di affreschi. L'altra cosa che colpisce il visitatore, che ha la fortuna di potervi accedere, è la vitalita' della proprietaria, non piu' giovanissima, che con tanta sensibilita' ha saputo rianimare questi spazi, pur lasciandoli intatti; assieme al marito, ed al cane Tommy che divide i suoi favori tra i proprietari del castello, nei fine settimana, ed il resto del paese negli altri giorni.
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