Dai forti di Genova: la manifestazione degli angeli per Loredana Cerveglieri
storie di un viaggio
per "Le Pietre & il Mare"

















Nelle invettive di "Nietzsche contro Wagner", abbozzato tra Venezia e Nizza nell'autunno dell'1887, Nietzsche scrive che il musicista, invec- chiando, è caduto nei peggiori difetti del "tipo tedesco", anzi del borghese tedesco, e li elenca: la fede, il nazionalismo, l'antisemitismo e il patriottismo
Percorsi d' Autore
GLI ANGELI DELLA CORNICE
DI LOREDANA CERVEGLIERI

Michele Raso

Un percorso tra Berlino e Genova dove,
sui forti, si manifestano gli Angeli


"Nell'estate del 1991 la mia pittura si trovava in un momento di riflessione -racconta Loredana Cerveglieri- il discorso 'fatto" era al suo temporaneo compimento e si sentiva che sarebbe evoluto secondo modalità a me ancora ignote. Mi concessi una lunga vacanza a Berlino. Berlino è una città carica di fantasmi, di spinte ed emozioni molto forti e spesso contrastanti, capace di scatenare tensioni terribili e di suggerirne la soluzione. Vivendo la città e il suo popolo, mi invadeva con chiarezza crescente l'impressione che essa fosse pervasa da una misteriosa forza. La vedevo raccontata sui visi delle persone nelle birrerie in cui i tavoli, perfettamente allineati, diventavano una scansione su cui l 'occhio si perdeva; la vedevo nello sguardo di chi camminava per strada, con passo veloce, calmo e ordinato, in netto contrasto con l'atteggiamento degli "stranieri", immediatamente individuabili. Poi i suoi splendidi musei; l'architettura, la "Kultur", anche quella urbanistica. Era impossibile non accorgersi di questo contrasto, di questi due mondi e modalità opposte e in conflitto. Non riuscivo a dimenticare che in questo popolo erano nati Wagner, Strawinskij, il Bauhaus, I'espressionismo e poi il nazismo, i campi di concentramento.. .
Nelle invettive di "Nietzsche contro Wagner", abbozzato tra Venezia e Nizza nell'autunno dell'1887, Nietzsche scrive che il musicista, invecchiando, è caduto nei peggiori difetti del "tipo tedesco", anzi del borghese tedesco, e li elenca: la fede, il nazionalismo, l'antisemitismo e il patriottismo, sarà invece la sorella del filosofo a "trucchare le carte" per proporre una lettura dell'autore di "Aurora" in chiave nazionalistica, religiosa e anti- semita... "In Germania si ritorna all'antico conflitto: tutto il bene e tutto il male possibili percorrono il cammino della storia intrecciando le loro strade, senza soluzione, realizzando l'eterna dialettica di vita e morte. Sono certa che chi stato nelle smisurate birrerie tedesche, soprattutto dal tramonto in poi, ha colto, quasi sensibilmente, la sensazione che quel popolo abbia forse la consapevolezza di un destino di grande negatività: il 'fato' dei grandi tragici greci. Ecco sentivo qualche cosa di simile. E da questa ipotesi si spiegavano i bagliori di quell'arte che ha illuminato anche la notte della storia della nazione tedesca. Per quel popolo che sente così fortemente la presenza del male, I'arte diviene la sola possibilità di sal- vezza dalla disgregazione. Oserei dire che solo quel popolo ha potuto produrre il nazismo, e solo chi ha prodotto il nazismo può essere stato l'artefice dell'espressionismo". Curiosamente nell'angelologia kabbalistica che si è imposta nel Medioevo tedesco e mediterraneo, soprattutto in Linguadoca, e proprio nel libro "Bahir" si scrive che l'angelo Gabriele [¤ 76] (più avanti [¤ 109] come Satàn) è una "qualità" di Dio stesso che è a nord di Dio; "E cos'è questo (il principio della seduzione verso il male)... E' il Satàn. Ciò ci insegna che v'è presso Dio una middà che si chiama male ed essa è a Nord... poichè è scritto (Ger. 1, 14): Da settentrione vien fuori il male ciò vuol dire: tutto il male viene dal Nord", gli acrobati con tempi, storia e parole trovano sia in De Chirico che in Nietzsche una convinzione singolare e cioè che l'arte grande è di chi, uomo del nord, lo ha rinnegato: ne ha contrastato lo "spirito"... Ma torniamo agli appunti di viaggio e alla "manifestazione" tuttavia pittorica degli angeli. Nel viaggio di ritorno fui a Nizza, un balzo stridente dopo l'esperienza berlinese: impossibile lì divincolarsi da Matisse, da Klein, da Cézanne abitatore della montagna di Sancte-Victoire che si stagliava sullo sfondo. Incredibile quel mare di maiolica tanto diverso dal nostro mare. E poi finalmente a Genova, dove accadde qualcosa di magico. Vi arrivai, dopo quel lungo viaggio, al tramonto e non mi andava l'idea di buttarmi subito nella vita piena della città. Così prolungai la vacanza di qualche ora e mi ritrovai, per caso, ad aggirarmi tra i Forti. Tra quelle mura nero-violette che spaccavano i bagliori di un tra- monto violentissimo, mi sembrò che la vorticosa girandola di pensieri e sensazioni che avevo vissuto a Berlino si ricomponesse e prendesse ordine. Ancora una volta sentivo chiara la compresenza di due opposti, anzi, quasi il conflitto diventava lotta reale, visiva, in quello scenario dominato dalla massima luce e dal massimo buio, dalla vita e dalla morte. Sentivo che la soluzione stava tra la terra e il cielo, in un luogo che non era di nessuno dei due. In quel luogo, credo, nacquero gli angeli. Gli angeli mediatori tra immanente e trascendente che nascono nella sfera del finito ma lo superano". C'è un frammento di lettera (ricostruita da Sholem con l'ausilio dei Mss. Oxford~ 1816, f. 63a, e Vaticano 236, f. 81a, nel suo studio "Le tracce di Gabirèl nella Kabbalà") scritta nei primi anni del 1200 in Provenza, in cui si racconta che cabbalisti importanti come Eleazàr di Worms o Jehudà ibn Zizà di Toledo sostenessero l'idea che gli angeli sono fatti di materia e di forma e che l'uomo è in ciò simile a loro e, più avanti, che la realtà è più forte nelle forme contenenti la materia. "Iconograficamente, eliminata ogni ridondanza e raggiunta una forma, la più pura possibile, resta chiara la sensazione che dalla tela stessa quella forma sia in grado di liberarsi attraverso altro tempo ed altro spazio. La scelta dei colori è consequenziale: il blu, il rosso, che riportano subito alla sacralità della pittura e l'oro, culmine estremo della luce, raggiungimento massimo della rarefazione, della non materia, dissolvimento della superficie. Gli angeli devono lottare per esistere, per superare il limite, per sfuggire ai loro antagonisti che li vogliono frenare, legare ogni volta alla terra".