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"Joseph Mallord William Turner acquerelli e incisioni "
Dalle collezioni della City Art Gallery di Mancester, la mostra fu a Genova, palazzo Bianco, dal dicembre 1980 al gennaio 1981.
Questa mostra si inseriva nel programma di iniziative volute dall'assessore Attilio Sartori e coordinate da Guido Giubbini intese a documentare le origini dell'arte moderna attraverso nuclei di opere poco conosciute, ma di alta qualità, provenienti da musei stranieri. Terza dopo le due mostre dedicate alle incisioni di Félix Valloton e di Max Klinger venne presentata nello spazio del centro didattico di Palazzo Bianco, da poco restaurato e fu occasione di recupero di un ambiente affascinante della città.
Tra le 55 opere in mostra, con catalogo curato da Timothy Clifford allora direttore della City Art Gallery, i genovesi videro per la prima volta in città un'opera di Turner dedicata a Genova. "Genoa" è la città col suo porto vista dai Forti sulle colline ed è realizzata nello stile più personale del pittore londinese: penna, acquerello, graffi, tamponamenti e cancellature. Questo acquerello ha una storia abbastanza curiosa, presentato dal Generale Rawdon nella vendita Quilter, Christie's il 9 aprile 1875, risultò invenduto come "Geneva" cioè Ginevra, sempre come veduta della città svizzera fu successivamente venduto a Colnaghi (vendita Quilter Christie's) nel 1889, a Agnew nel 1910 (vendita Sigra), a James T. Blair nel 1911 che lo donò infine a Manchester nel 1917. Ma è solo a Manchester, nel 1911, che la veduta viene definitivamente riconosciuta come Genoa (Genova) perchè per tutta la fine dell'ottocento nelle mostre "National Exhibition of Works of Art", Londra 1868 e "Old Masters", Londra 1873, è presentata come "View of Geneva with figures in the foreground and soldiers with party marching", "The lake of Geneva".
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"Maestri dell' acquerello inglese "
Dalle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra, la mostra fu a Genova, Palazzo Bianco, dal novembre 1983 al gennaio 1984.
Questa piccola mostra
promossa dal 'Victoria and Albert Museum', organizzata da Attilio Sartori, assessore alla cultura genovese, e dal British Council, voleva offrire "... uno spaccato molto sintetico di storia delle idee, che fra illuminismo e romanticismo, fra naturalismo meccanicistico e tensione simbolica costituirono la linea portante di una rivoluzione culturale. Non è un caso che le teorizzazioni sul 'pittoresco' e il 'sublime' costituiscano i poli di un movimento dialettico che concilia la ricerca scientifica (nella pittura stessa di paesaggio) e paradosso ideologico (come nel disegno satirico), attenzioni pre-fotografiche al reale e vocazioni al trascendimento apocalittico, da Gainsborough a Blake e da Turner a Constable ..." ( da Attilio Sartori, presentazione del catalogo ).
Delle 44 opere di 38 artisti inglesi tra '700 e '800
solo quattro sono firmate da Turner: "Il castello di Hornby dalla chiesa di Tatham", "Sul Reno" (secondo sulla destra), "Holy Island, Northumberland" (in alto a destra) e il pesce capone (ingl. the 'gurnard'), acquistato da Ruskin nel 1878 che lo catalogò per la mostra della Fine Art Society come "Studio per il Negriero. Pesce che guarda il cielo (filosofia moderna)".
Un piccolo studio di pesce capone in grado di evocare oggi per noi niente altro che saporite bouillabesse ebbe così un destino curioso: Il pesce come simbolo degli antagonisti filosofici di Ruskin, potrebbe essere in grado di apprendere il cielo solo come una vaga forma, e la sua vista sarebbe condizionata dalle nebbie del sentimento necessariamente collegato alla sua miserabile condizione di agonizzante. La catalogazione di Ruskin fu senza dubbio impertinente e spregiativa, ma scaturiva esattamente dal piacere congeniale dell' autore per l'arte di Turner.
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