TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
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libri DA QUARTO AL TIGULLIO
UNA GUIDA SULLE VIE DEL RISORGIMENTO
di stefano villa
Dallo scoglio dei Mille al Golfo Paradiso, dal Tigullio alle sue vallate, tra le radici antiche e profondissime dei Garibaldi, dei Mazzini, dei Bixio e di innumerevoli eroici patrioti garibaldini, repubblicani o liberali, ci sono tutte le anime del Risorgimento, tra luoghi e simboli che portano al cuore di quella “Provincia Risorgimentale” che dà il titolo al recente volume promosso dalla Provincia di Genova, curato da Franco Ragazzi e pubblicato da De Ferrari, che la racconta.
Gli itinerari di questa guida, riscoperta tanto preziosa quanto agile di storia, natura e identità, fanno incontrare le bellezze di un paesaggio unico con le emozioni e le tracce della “grande storia e di molte piccole storie civili, sociali, umane che ne sono componenti essenziali per cogliere e comprendere il significato e la portata dell’ispirazione e dei valori risorgimentali” hanno detto il presidente della Provincia Alessandro Repetto e l’assessore alla cultura Maria Cristina Castellani che firmano le presentazioni del volume di Franco Ragazzi.
Gli itinerari nella “Provincia Risorgimentale” iniziano, ovviamente, a Quarto - dallo scoglio da cui salpò sul Lombardo e sul Piemonte la spedizione dei Mille, a Villa Spinola dove l’Eroe dei Due Mondi soggiornò dal 13 aprile al 5 maggio 1860, ospite del patriota marchigiano Candido Augusto Vecchi (membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Romana, amico devotissimo e finanziatore delle spedizioni di Garibaldi, del quale fu aiutante di campo nella battaglia del Volturno) e anche dall’antica Osteria del Bai (aperta dal 1790 in un antico fortilizio del XV secolo, eretto a difesa dalle incursioni saracene) dove Garibaldi la sera del 5 maggio 1860, prima dell’imbarco per la Sicilia, cenò con genovesissime trenette al pesto e stoccafisso accomodato.
 Attraverso la suggestione di luoghi, case, monumenti, testimonianze mazziniane e garibaldine, scandite nella guida da schede accuratissime, la storia risorgimentale riaffiora poi da Quinto a Nervi, al Golfo Paradiso (dove, per esempio a Polanesi, Villa Borgo Pace era dimora della famiglia Mameli, acquistata da un certo Martino Buonguadagno nel 1833 impegnando la dote della Marchesa Adelaide Zoagli, la madre di Goffredo Mameli che cadde il 6 luglio 1849 nella difesa della Repubblica Romana) e per tutto il Tigullio: dalla Camogli di Simone Schiaffino, alfiere dei Mille, dell’armatore Giovanni “Puixetto” Razetto, grande amico di Garibaldi o del Teatro Sociale ritrovo culturale degli esponenti liberali, a Santa Margherita unica città del territorio con monumenti a tutti i grandi protagonisti risorgimentali (Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Cavour, lo statista e patriota Giovanni  Costa - nella foto) a Rapallo, dove soggiornarono anche Papa Pio VII, Vittorio Emanuele I, Gioberti, Silvio Pellico e Mazzini, alle grandi culle risorgimentali di Chiavari, Lavagna, delle vallate - come la Val Graveglia dei Garibaldi, originari di Garibaldo e poi trasferitisi a Chiavari, o delle campagne di Cogorno, radici dei Mazzini - di Sestri Levante e di Moneglia, prediletta dal grande poeta, letterato e librettista genovese Felice Romani.
Chiavari, poi, che ha fatto rinascere la memoria e l’arte dei suoi monumenti a Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, è in ogni angolo sinonimo di Risorgimento: dalla stessa casa dei Garibaldi o dalla bottega del “fravego” Tommaso Bixio, che poi si trasferì a Genova dove nacque Nino, al quartiere Scogli, quello delle più antiche tradizioni marinare e navali, dove le donne cucivano le camicie rosse dei garibaldini - come rievoca ai nostri occhi il quadro di Edoardo Borrani, dipinto nel 1863, la cui immagine è riprodotta sulla copertina della guida ‘Provincia Risorgimentale’ - e dove nacque anche l’unico chiavarese dei Mille, Giuseppe Vaccari, e abitò il medico garibaldino Giovanni Battista Prandina.  Simone Schiaffino
E poi le chiese, da San Giovanni Battista dove furono battezzati sia il nonno Angelo Maria che il padre Domenico Antonio del generale in camicia rossa, ma anche Giacomo Mazzini, padre del grande patriota ispiratore degli ideali repubblicani del Risorgimento e il padre di Nino Bixio, a quella di San Giacomo in Rupinaro dove fu battezzata la nonna di Giuseppe Garibaldi, Isabella Margherita Puccio. Chiavari, dove soggiornarono anche Liszt e Verdi, vanta anche il preziosissimo patrimonio storico del Museo del Risorgimento della Società Economica, nata nel 1791, con rarissimi documenti su Mazzini e Garibaldi, lettere, testimonianze, proclami, manifesti, ritratti, stampe, medaglie, cimeli del Risorgimento e di tutta la storia dell’800, compresi i registri con i voti ricevuti dai cardinali nei Conclavi, di cui era segretario il cardinale chiavarese Agostino Rivarola, che elessero Papa Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI, e persino i compiti a casa, non ancora regali, ma scolastici, del futuro Vittorio Emanuele II.
Ricchissima di testimonianze e tradizioni risorgimentali è anche Lavagna, dove “La premiata Offelleria, Confetteria, Drogheria Caffè Garibaldi” (chiamata abitualmente il “Caffè dei garibaldini”) fu fondata nel 1870 da Luigi e Pietro Paggi, fratello e nipote del glorioso colonnello Natale Paggi, che fu in Uruguay con Garibaldi e partecipò poi in Italia a quasi tutte le campagne del Risorgimento, e dove riposano i tre garibaldini Pietro Ventura, Luigi Carbone e Agostino Repetto e il farmacista Francesco Ravenna, repubblicano così fervente che sulla tomba volle una statua a grandezza naturale di Giuseppe Mazzini.
Sono tante le pagine e i luoghi della grande storia anche nel cuore di Sestri Levante, dalla casa natale del grande medico, professore e senatore liberale Angelo Bo, amico di Cavour ed eletto nel Parlamento Subalpino e poi nel primo Parlamento italiano, alla villa Daneri (poi Bo ed ora Milanta) dove visse la famiglia di questi grandi e ardenti patrioti, dal padre Giuseppe a tutti i figli. Tra loro Francesco, amico di Bixio e di Mazzini, fu tra gli organizzatori della tragica spedizione di Carlo Pisacane a Sapri e Giuseppe comandava il piroscafo Cagliari (catturato al ritorno dalle navi borboniche) che trasportava sull’isola i congiurati rivoluzionari. Era di Sestri Levante anche un altro importante protagonista, però legittimista e convinto sostenitore dell’Austria, della storia della stessa epoca: il cardinale Luigi Lambruschini, altissimo e dotto prelato barnabita, Segretario di Stato nominato da Papa Gregorio XVI, di cui esiste ancora la casa natale.

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Ricetta Risorgimentale
LA TORTA DI MAZZINI
Un dolce alle mandorle. Da provare, perché era il prediletto dal grande genovese padre degli ideali e dei movimenti repubblicani del Risorgimento che nel 1835, dall’esilio svizzero, lontano per un breve momento dal pensiero e dall’ispirazione dei moti rivoluzionari, ne inviò la ricetta, con un’affettuosa lettera, alla madre Maria Drago: “…Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste e provaste, perché a me piace assai…” si legge nel brano citato dal volume ‘Provincia Risorgimentale’ che pubblica anche il passo relativo agli ingredienti. Mazzini lo scrive traducendo “alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese. Pestate tre once di mandorle, altrettante di zucchero. Sbattete il succo d’un limone e due torli d’uovo, montate a neve gli albumi e mescolate il tutto. Unta di burro una tortiera, mettete sul fondo pasta sfoglia, sulla quale verserete il miscuglio suddetto. Zuccherare e mettere in forno”.  Un fatto dimenticato LA “BESAGNINA” CHE SALVÒ GARIBALDI
Che cosa sarebbe successo alla storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia se 26 anni primi della spedizione dei Mille, e sempre a Genova, il generale in camicia rossa, non fosse riuscito a sfuggire all’arresto nella repressione di un moto mazziniano per cui venne condannato a morte? Garibaldi in quell’occasione - lo racconta il volume “Provincia Risorgimentale” - si salvò per l’aiuto di una ‘besagnina’, una fruttivendola in genovese, che lo nascose e lo travestì. La donna era di Lumarzo, dove a Camerata di Sotto c’è ancora la sua casa natale, si chiamava Teresina Schenone e il suo provvidenziale incontro con Garibaldi avvenne nel febbraio 1834, quando lui, arruolato nella Marina Sarda, capeggiò a Genova un moto insurrezionale mazziniano. L’obiettivo era di occupare la caserma dei Carabinieri (l’attuale Museo di Sant’Agostino) in piazza Sarzano, ma l’azione non riuscì, anzi venne repressa con molti arresti a causa della delazione di Giovanni Andrea Crovo, sostituto segretario del tribunale di prefettura, e unico assolto dal Tribunale che condannò a morte per quel moto insurrezionale molti patrioti, compreso Garibaldi, fortunamente però sfuggito all’arresto. Quel giorno lui, infatti, braccato dalla polizia nei vicoli, aveva raggiunto via Carlo Felice (attuale via XXV Aprile) dove fu riconosciuto da Teresina Schenone che lo nascose nella sua bottega e gli diede poi gli abiti del marito per travestirsi e mettersi in salvo. |
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