TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA

C L O S E
beni culturali e mostre

CASE- MUSEO IN LIGURIA:
Palazzo Rocca a Chiavari

di bruno cervetto


Sala da pranzo. Il superbo, coloratissimo soffitto con scenette di putti
L a casa-museo "Palazzo Rocca" dovrebbe più propriamente esser chiamata museo-casa: infatti - pur essendo una abitazione donata dal suo proprietario al Comune di Chiavari affinché diventasse “galleria d’arte”, e nonostante sia rimasta pressoché immutata dopo la donazione - presenta le caratteristiche un po’ fredde del museo, piuttosto che quelle di una abitazione.

Sembra quasi che il suo proprietario, il cavaliere Giuseppe Rocca che nel 1912 la donò al Comune, traguardasse già la destinazione a museo nel momento in cui adattava a propria abitazione il palazzo Costaguta, da lui acquisito nel 1903. Infatti il palazzo manca, a mio avviso, di quella dimensione abitativa che caratterizza e rende forse unica Casa Carbone di Lavagna: saranno le dimensioni spropositate dell’abitazione seicentesca rispetto al moderno abitare (anche a quello di inizi novecento); sarà la mancanza di segni della presenza di quell’umanità che l’ha abitata per troppi pochi anni tra il 1908 e il 1912. Certamente questo interessante edificio, con i suoi arredi e i suoi quadri, resta la meno “casa” tra quelle che ho illustrato finora. Ma è meglio procedere con ordine.

Giuseppe Rocca, primo di quattordici figli, fu uno dei tanti emigranti dalla Liguria verso il sud America; a Buenos Aires fece fortuna, e ritornò ricco, ma con poca voglia di lasciare tracce della sua precedente attività commerciale. Di questa infatti non è stata finora ritrovata alcuna testimonianza, cosa che può legittimare qualunque supposizione, ma non è certo questo il compito di queste note.

Certamente il Rocca ebbe un merito rispetto a tanti altri che emigrarono per miseria e ritornarono più o meno facoltosi: quello di acquistare e restaurare un antico palazzo nobiliare, costruirne il parco, conservarne la quadreria, riqualificarne gli ambienti interni; e, ovviamente, di donarlo alla mano pubblica. Altri ex emigranti invece - volendo dimostrare di essere divenuti più ricchi di quelli che erano i “signori” di un tempo - si fecero costruire nuove abitazioni in stile storicistico, riprendendo e spesso esagerando le caratteristiche delle abitazioni “signorili” che avevano visto al momento della propria emigrazione: nacquero così le ville con altane assolutamente sproporzionate rispetto al corpo dell’edificio sottostante, o con decorazioni all’antica assolutamente abnormi, cha ancora costellano il territorio chiavarese.


Il Palazzo, costruito da Bartolomeo Bianco per la casata dei Costaguta.

Il cavalier Rocca seppe invece volare più in alto, acquistando un palazzo costruito addirittura da Bartolomeo Bianco per la casata dei Costaguta, e passato in seguito ad altre nobili famiglie come i Grimaldi ed i Pallavicini. Il palazzo, oggi ai margini dell’abitato e delle mura medievali della città, non aveva certo le caratteristiche di “villa” che oggi lo connotano, dopo i lavori di allestimento a parco botanico della retrostante montagnola; lavori commissionati dallo stesso Rocca a Polinice Caccia, che con gusto scenografico costruì viali, spalle rocciose, nicchioni, scalinate, laghetti e padiglioni, e piantumò il terreno con specie esotiche di ogni provenienza (foto 2, 3) L’abitazione Se il parco venne interamente rifatto, è più difficile dire cosa rimane dell’antica abitazione nobiliare, e cosa invece sia dovuto al gusto di Rocca. Certamente rimangono i quadri alle pareti, probabilmente i meno importanti dell’originaria quadreria; o forse i meno vendibili, per dimensioni o qualità; o forse ancora quelli inseriti in strutture difficilmente amovibili come i sovraporta.
Si sa che arredi e quadri vennero venduti all’asta nel 1899, ed anche successivamente; ma il cavalier Rocca non ne acquistò di nuovi, e verosimilmente si limitò a ridistribuire quelli acquistati col palazzo tra le diverse sale, magari dopo averli fatti reincorniciare. I mobili – salvo forse quelli risalenti alla prima metà dell’ottocento, come quelli della sala del biliardo e del salotto impero – sembrano invece da attribuire ad acquisti di Rocca; che non si lasciò tentare dallo stile allora di moda (quel “liberty” che neppure a Genova ebbe eccessiva fortuna, figurarsi a Chiavari!) ma si affidò ai più “borghesi” neobarocco e neorococò, che in qualche modo costituiscono adesso gli stili prevalenti nell’abitazione.

Certamente Rocca intervenne pesantemente sulle diverse sale, facendo ridecorare i soffitti; ricoprendo di splendidi legni intarsiati i pavimenti; inserendo nuove porte e sovrapporte, che oggi costituiscono l’elemento più unitario e caratterizzante dell’intero palazzo, col loro colore verdino decorato in oro. Il tutto ad opera del pittore Francesco Malerba, e di una schiera di artigiani che con lui lavorarono al rinnovamento delle sale. Tra gli artigiani non mancarono valenti tappezzieri, che hanno lasciato in ogni sala – escluso il salone – ricchi tendaggi “umbertini”.


Le cucine con il superbo banco da cucina nero con profilati metallici

La visita guidata inizia dall’atrio e dallo scalone, caratterizzato dalle belle balaustre marmoree ( foto 4) e dalle alte colonne a bulbo; nell’ammezzato sono veramente degne di visita le cucine caratterizzate da un superbo banco da cucina nero con profilati metallici, da una “ghiacciaia”, e in un vano adiacente dai pozzi per accedere alle sottostanti cisterne (foto 6).

Il salone di ricevimento, prima sala del piano nobile, (foto 7) è veramente enorme; sia in altezza, occupando anche lo spazio che, sopra le sale adiacenti è occupato dai mezzanini; sia in lunghezza che in larghezza: ha tre finestre, e si estende per tutta la profondità del palazzo, dalla facciata anteriore a quella sul parco. La decorazione della volta, in stile neorococò, contribuisce al fasto dell’insieme con l’apertura di uno sfondato attraverso il quale si vede un cielo nuvoloso; il pavimento, secondo la tradizione di quegli anni – come anche a Genova, sul lato sud dei portici di via XX Settembre – riproduce specularmente la decorazione del soffitto, con un ricco intarsio di legni policromi.
Unico arredo i grandi divani neobarocchi in noce, disposti lungo le pareti, e due consolles “a piovra”, che reggono grandi vasi cinesi. Le grandi tele che decorano le pareti di questa sala sono appese quasi a soffitto, e sono pertanto di difficile lettura; non si tratta d’altra parte di opere di grande qualità, quasi tutte copie od opere di bottega; il quadro più rilevante è un crocifisso riferibile al figlio del “Grechetto”, Gio Francesco Castiglione. Strepitoso il grande lampadario in bronzo (foto 8) inserito dal Rocca, assieme a quelli – più piccoli – di tutte le sale dell’appartamento.


Il “salotto impero”, forse la più bella sala del palazzo

Adiacente, sul lato di ponente, il cosiddetto “salotto impero” (foto 9) -forse la più bella sala del palazzo - caratterizzato da due grandi specchiere e da bei mobili “neoclassici”: poltroncine direttorio; consolles, divano e seggiole “Carlo X”. Anche i dipinti di questa sala sono di bella qualità: una grande tela attribuibile al Biscaino ( Giacobbe e Labano, foto 10), ed una “Allegoria delle Arti” di ambito piolesco.

Segue la “sala dei ventagli”, un tempo camera da letto, caratterizzata dal mobiletto in legno nero (foto 11) contenente due ventagli in pizzo e madreperla, e due bei dipinti fiamminghi del ‘600. Purtroppo manca il letto, sostituito da un generico salottino Luigi Filippo: uno dei segni dell’impoverimento dell’abitazione, a seguito della sottrazione degli elementi più caratterizzanti, avvenuta certamente in un periodo non recente: comunque tra il 1912, data della donazione al Comune, e il 1987, data dell’apertura al pubblico del museo.

Attraverso l’ultima saletta d’angolo, in origine “fumoir”, si arriva alla sala da pranzo (la foto di chiusura), caratterizzata da un superbo, coloratissimo soffitto con scenette di putti (la foto d' apertura e la 14) e da mobilio “attuale”, almeno per l’epoca: belle credenze e buffets in stile “finto rinascimento”, di grande qualità formale sia nell’architettura che nella decorazione scultorea dei diversi pezzi; anche quello stile, tanto vituperato fino ad alcuni anni orsono, è certamente degno di ammirazione quando è di bella qualità!

Attraversiamo nuovamente il salone per raggiungere le sale di levante; specularmene al “salotto impero” troviamo il “salotto privato”, o sala della Cappella (foto 15): piacevole e arioso ambiente arredato con mobili neorococò laccati, e molti bei quadri: una Sant’Apollonia di scuola dello Zurbaran; un “transito di San Giuseppe” del Fiasella (bello e ben dipinto nonostante il soggetto poco accattivante); una raffinata Madonna col Bambino e Santi, di scuola emiliana del tardo ‘500.
Una porta cela il pregadio (foto 16) con un altare in marmo tardo cinquecentesco, e deliziosi stucchi rococò. Caso unico nel palazzo, conserva ancora tutti i suoi arredi: fiori di carta, ampolline, candelabri, vasi portapalma.

Adiacente quella che era una camera da letto, oggi privata dell’arredo principale, dove si conserva tra l’altro un bel dipinto raffigurante le tre Parche, riferibile allo Strozzi. Segue una raffinata stanza da bagno (foto 17) con vasca da bagno in marmo, e la Sala del biliardo, anch’essa privata del mobile che le dà il nome; ci dobbiamo accontentare di un bel salotto “alla Peters”, in mogano massiccio, e tra i quadri di una bella copia da Valerio Castello raffigurante San Matteo e l’angelo(foto 18). In un piccolo vano adiacente un salottino chiavarese in ciliegio (foto 19) insolito per l’intreccio di foglie dello schienale.

Una mano femminile - quella di Raffaella Fontanarossa, direttrice del Museo - si sta finalmente prendendo cura di palazzo Rocca, delle opere che vi sono conservate, dei suoi archivi. E’ appena terminata una mostra delle fotografie della galleria negli anni in cui era abitata dal cav. Rocca, siglate “Alfredo Noack”: una prima iniziativa per aumentare le occasioni di interesse verso questo “museo-casa”.


Lla sala da pranzo








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