TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA
|
|
LA SPEZIA CITTA’ DI MUSEI:
IL C.A.M.E.C: Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, Il Premio Golfo della Spezia. La collezione Cozzani. La collezione Battolini
beni culturali in liguria di bruno cervetto
 Colpo d' occhio sulla collezione Cozzani
Il centro della Spezia è caratterizzato dalla presenza di un elevato numero di musei; una concentrazione che, presumibilmente, ha pochi eguali in una città di pari dimensioni. L’affermazione consegue, ovviamente, ad una sensazione più che ad una ricerca sistematica; ma è difficile ipotizzare che un’altra città di poco sotto i centomila abitanti possa vantare la presenza, su uno spazio di pochi ettari, di ben otto musei, quasi tutti di rilevante importanza.
Il più conosciuto è certamente il Lia, contenente oggetti di arte antica, medievale e moderna; c’è poi il Museo del sigillo, col suo delizioso contenuto di sigilli di diverse epoche e provenienze; il Castello col suo Museo Archeologico Ubaldo Formentini; il Museo Diocesano ed il Museo etnografico Giovanni Podenzana; all’ingresso dell’Arsenale Militare è ubicato il Museo Navale; nei pressi della stazione ferroviaria il Museo Nazionale dei Trasporti.
In una palazzina tra via del Prione e l’Arsenale c’è poi il C.A.M.E.C., che contiene le collezioni comunali probabilmente più ricche e prestigiose, quelle di arte moderna e contemporanea: ben duemila pezzi, provenienti in gran parte da due recenti donazioni, che però non sono nate come strani e casuali funghi; hanno infatti trovato terreno adatto nel contesto creato dal 1933 in poi dal Premio Nazionale di Pittura “Golfo della Spezia”, e nella civica collezione formatasi a seguito delle acquisizioni delle opere vincitrici del premio.
Il Premio “Golfo della Spezia”
L’inventore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, ebbe alla Spezia una delle sue basi di attività; gli anni 1933 e 1934 furono in particolare densi di iniziative futuriste: l’ideazione del Premio di Pittura intitolato al Golfo; la prima lettura del suo “aeropoema del Golfo della Spezia”, avvenuta a conclusione del Premio stesso; la realizzazione dei mosaici di Prampolini e Fillia nella torre del palazzo delle Poste (Link a Presenze futuriste in Liguria).
Dal 1949 al 1965 il premio venne ripreso, con la formula del “premio acquisto” delle opere premiate: la presidenza della giuria affidata al prestigio di Carlo Ludovico Ragghianti, la composizione stessa della giuria con nomi di assoluta rilevanza nel panorama artistico italiano, valsero al Comune l’acquisizione di circa trecento opere, tutte di rilevante qualità, dei maggiori artisti italiani del momento: Guttuso, Vedova, Sironi, Turcato, Prampolini, Santomaso, Cassinari, Birolli, Chighine, Morlotti, Scanavino, solo per citare i più conosciuti. (foto.1/6)
Dal 2000 il Premio è stato ripreso con cadenza biennale, con la collaborazione di musei e fondazioni d’arte contemporanea di tutta Europa, con l’intento di presentare (e, ovviamente, continuare a collezionare) gli esiti della produzione artistica giovanile a livello europeo.
La collezione Cozzani
Alla fine del 1998 è pervenuta al Comune della Spezia la donazione della collezione di Giorgio Cozzani, composta da 1156 pezzi, tra cui ottanta sculture, circa trecento dipinti, e il resto opere grafiche; pezzi che nel loro insieme coprono un periodo temporale di circa ottant’anni di storia dell’arte soprattutto italiana, ma anche europea, riassumendone tendenze e movimenti.
Le foto della casa di questo medico spezzino - che fu anche prigioniero in Grecia e deportato in Russia durante la seconda guerra mondiale - testimoniano di una tranquilla abitazione borghese, arredata con bei mobili antichi dal Luigi XV al Biedermeier, divenuta la sede un po’ stretta di una enorme quantità di opere: i dipinti coprono le pareti dei diversi vani, bagno compreso, da terra fino al soffitto; non bastando, anche i soffitti sono costretti ad accogliere opere di grandi dimensioni da guardare di sott’in su; anche le strombature delle finestre diventano piani d’appoggio per sculture, come il parallelepipedo di Arnaldo Pomodoro, che da solo meriterebbe una intera parete in un museo. (foto 7, 8, 9)
Dietro questo apparente bric à brac, ed al sistematico utilizzo di ogni spazio libero c’era però, per nostra fortuna, una ricerca della qualità della singola opera, unita ad una precisa attenzione storica a tendenze e movimenti artistici: “ il repertorio panoramico che egli ci ha lasciato testimonia un’informazione attenta e sistematica, che si incentra sopratutto sulle correnti artistiche attive nel cuore del secolo, ...anche se puntuale è la scelta di opere precedenti che ne costituiscono un’evidente premessa.... una collezione che è insieme un’analisi e un panorama”. (Bossaglia)
Così le opere riassumono i movimenti artistici italiani dopo la seconda guerra mondiale, con un Depero e un Dottori del ’29, un Carena del ’30, un De Pisis del ’40, un Prampolini del ’43, un Tosi del ’47, un Morlotti del ’49 (foto 10/16) per poi arrivare agli anni ’50 e ’60 con tutti i grandi nomi come Guidi, Crippa, Guttuso, Scanavino, Santomaso, Sironi, Maccari, Migneco, Lam, Fontana, Fiume, Cassinari, Cagli, Capogrossi, Brindisi, Baj, Magnelli, Rotella, Sassu (foto 17/20) e tanti altri.
La dimensione internazionale della collezione è rappresentata ad esempio da Tapies, Sutherland, Kounellis, Hartung, Dubuffet, Calder, Bill, Alechinsky, Ernst, Brauner, (foto 21/22) con una predilezione per il gruppo Cobra e artisti come Appel e il danese Asger Jorn (foto 23); quest’ultimo attivo ad Albissola Marina, dove possedeva una casa che prossimamente ritroveremo su queste pagine, non appena verrà riaperta come “casa Museo”.  Calder: Passionèe,1971. (foto 21)
La collezione Battolini
Nel 2000 le collezioni di arte moderna e contemporanea del Comune della Spezia si sono ulteriormente arricchite con le circa cinquecento opere della collezione di Ferruccio Battolini, giornalista e critico d’arte, fondatore e direttore tra l’altro della rivista “Nuove dimensioni”.
La sua collezione parte da presupposti diversi da quelli di Cozzani, e presenta caratteristiche più “locali”, anche se vi si ritrovano molti nomi di artisti italiani già presenti nella collezione Cozzani. Molte opere gli sono state donate dagli stessi artisti , per la maggior parte appartenenti alla “scuola spezzina”, dei cui sviluppi nel corso della seconda metà del novecento la raccolta costituisce una vera sintesi storica; ma anche da Guttuso, Paolucci, Scanavino e altri.
Altre opere di artisti contemporanei, come Alinari, Baj, Nespolo, Pozzati e Stefanoni sono state invece acquistate, così come le opere di alcuni autori a cavallo tra ottocento e primo novecento, come Fontana e Discovolo; e di autori che hanno per primi praticato l’astrattismo, come Dorazio, Radice e Veronesi.
Il C.A.M.E.C. e la sua attività
Con tanto ben di Dio in casa, si poteva decidere di organizzare un museo tradizionale, esponendo in modo permanente i capisaldi della collezione, e magari altre opere a rotazione, organizzandole per scuola, autore, epoca o altro.
La scelta operata è stata certamente molto meno “comoda”, ed estremamente impegnativa, sia culturalmente che economicamente: “…creare nella città un centro di attrazione e irradiazione delle arti contemporanee; produrre, offrire e comunicare eventi artistici…” candidando La Spezia “…assieme a pochi altri centri italiani, a divenire interlocutore di rango di tutte quelle altre realtà europee ove l’offerta di servizi culturali artistici è di alto livello culturale” (Corà).
Si è iniziato con la sede, ristrutturando in pieno centro storico un edificio del Comune, già sede di una scuola e poi del Tribunale; l’arch. Chiara Bramanti ha modificato la facciata inserendovi una superficie vetrata riflettente, con un’ampia pensilina concava e un “cappello” convesso, che lo rende immediatamente percepibile nel contesto urbano circostante (foto 24); all’interno sono disponibili 400 metri di percorso espositivo, su 1000 metri di soletta articolata su tre piani, raccordati da una scala semicircolare con ascensore vetrato (foto 25) che - oltre a consentire ulteriori spazi espositivi - costituisce di per sé un elemento catalizzatore dell’interno dell’edificio, per la sua logica e ben disegnata essenzialità. 
Si è dato contenuto ad una tale sede con una serie di mostre principali che hanno dell’incredibile per una città in fondo piccola come La Spezia (riuscisse la “capitale” Genova ad avvicinarsi a tale livello, sia per qualità che quantità!).
Le mostre principali sono state poi affiancate da una serie di eventi, come le numerose edizioni di “Finestra sul Golfo”, dedicate ad artisti del territorio già presenti nelle collezioni permanenti.
E’ difficile sintetizzare gli eventi che si sono succeduti dal 2004, al ritmo di cinque o sei all’anno; cercherò di farlo, in modo un po’ arbitrario, sulla base delle suggestioni che i titoli, o i nomi più celebri suscitano in un semi profano della materia come me:
Sentieri e avvistamenti: giovane arte contemporanea in Svizzera
Din Matamoro, immagini mentali, in collaborazione col Centro Galego de Arte Contemporànea
L’arte del lavoro, il lavoro dell’arte, in occasione del centenario della CGIL
A modo nostro, artiste nelle collezioni del CAMEC
Melotti: consonanze
Opere dai premi del Golfo
Paesaggi: opere dalle collezioni del CAMEC
Enclave 6: progetti d’artista ( Galletta, Querci, Zappettini)
Cittadellarte: Pistoletto e il Terzo Paradiso
China New Vision
Romano Rizzato: dal disegno all’opera
Turismo d’autore alla Spezia e in Liguria
Enrico Paulucci: se non dipingo non sono
Da Hartung a Warol: presenze internazionali nella collezione Cozzani
Titoli che, nella loro essenzialità, testimoniano la vastità di interessi che anima l’attività del Centro.
Le mostre in corso: “Giuliano Tomaino” e “Prof. Bad Trip: la rivoluzione visuale di Gianluca Lerici”
In assenza di documentazione sulle mostre sopra citate – al di là delle essenziali notizie fornite dal sito http://camec.spezianet.it/ – posso parlare soltanto delle due belle mostre oggi visibili nel Centro, che spero siano ancora aperte quando queste note verranno pubblicate.
La mostra di opere di Giuliano Tomaino è in realtà un evento che coinvolge tutto il centro cittadino, con la mostra nel Centro, e undici installazioni dell’artista, in ferro dipinto di rosso, sparse nelle vie e piazze del centro cittadino.
Non ho la competenza per entrare nelle considerazioni sull’opera di questo autore, certamente di livello internazionale, che il curatore della mostra Bruno Corà, o il curatore delle installazioni esterne Mario Botta, ci propongono nel catalogo della mostra; neppure voglio copiare le loro considerazioni; mi limito pertanto ad illustrare le diverse tipologie di opere presenti, con alcune mie considerazioni.
Le installazioni esterne sono grandi sagome bidimensionali in ferro laccato di rosso (cavalli a dondolo, uccelli, sagome umane, foto 26 e 27) che in qualche modo si fanno notare per la loro voluta estraneità al contesto urbano in cui sono collocate; ma finiscono per far pensare se fuori luogo non sia lo stesso contesto, magari così casuale; o così vacuamente retorico, come avviene nel caso del cavallo di latta contrapposto al monumento equestre in bronzo posto sullo sfondo.
La mostra occupa il primo e il secondo piano della sede del Camec, e lo scalone con l’installazione “le acciughe fanno la palla” (foto 28).
Le opere fanno riferimento a differenti filoni di ricerca o di ispirazione: le forme di cera che inglobano foglie, frutti o cubetti di colore (foto 29); i cavalli a dondolo che ricorrono in preziose sculture rivestite di bilie di vetro (foto 30) ma anche su coloratissimi tappeti (foto 31), in minuscole sculture, o in enormi pannelli realizzati su cartone da imballaggi (foto 32); la museruola, che diventa scultura da tavolo, ma anche enorme gabbia (foto 33); la mano aperta, che diventa contenitore di vetro soffiato (foto 34) ma anche cifra decorativa di grandi pannelli (foto 35); la carta vetrata che diventa supporto per numerosi segni grafici, al posto della tela.
Su tutto mi sembra prevalere l’utilizzo di materiali che consentono l’impressione di una matrice, che svela un qualcosa che era già dentro materiali stessi, anzichè sovrapporvi un segno realizzato col colore: la gommapiuma (foto 36); o la carta catramata che svela imprevedibili possibilità espressive (foto 37) e addirittura incredibili preziosità intrinseche.
Le suggestioni possono essere comunque infinite, per il visitatore attento sia ai simboli, che ai materiali con cui i simboli sono espressi.
Al piano terreno una mostra di opere di Gianluca Lerici, in arte “prof. Bad Trip”, “tra i massimi talenti dell’arte visuale contemporanea....erede diretto della potente iconografia protestante tedesca....madre di tutte le devianze underpop e così cara agli espressionisti; ...un perfetto esponente dell’arte popolare a sfondo sociale”, come si legge nella scheda illustrativa della mostra (foto 38 / 41).
Anche questa da vedere, magari con i bambini, che si divertiranno un mondo tra le coloratissime tavole e sculture; che avranno pure “matrice espressionista”, ma mi sembrano consentire anche una scala di lettura differente, più leggera e visionaria; e, di solito, questa capacità di suggerire piani interpretativi diversi, magari contrastanti, è appannaggio dei grandi artisti.
Giuliano Tomaino, le acciughe fanno palla, 2009 (foto 28)

|
|
Click on thumbnails to enlarge Clicca sulle immagini per ingrandirle:
 Sironi: Composizione (1954)
 Prampolini: Anatomie concrete (1951)
 Birolli: Mare ligure (1955)
 Chighine: composizione rosa e verde (1956)
 Morlotti: Colline d’estate (1955)
 Scanavino: Senza occhi (1963)
 N°8
 N°9
 Depero: New York (1929)
 Dottori: Composizione (1929)
 Carena: (s.t.) (1930 circa)
 De Pisis: Natura morta (1940)
 Prampolini: Testa maschile (1943)
 Tosi: Natura morta (1947)
 Morlotti: (s.t.) (1949)
 Crippa: (s.t.) (1950)
 Fontana: Concetto spaziale ( 1965)
 Cagli: (s.t.) (1958)
 Capogrossi: sup. 478 (1962)
 Hartung: T1962-A34 (1962)
 Jorn: (s.t.) (1965)
 N°25
 N°26
 N°27
 N°29
 N°30
 N°31
 N°32
 N°33
 N°34
 N°35
 N°36
|
|
|