TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA

C L O S E

BEIGUA GEOPARK


CANYON, CORALLI E SIRENE
DOVE OSANO I BIANCONI


di stefano villa


Dalle scogliere di corallo di un mare tropicale con squali e dugonghi alle vette e ai canyon mozzafiato dove veleggiano le aquile e i bianconi. I due scenari non potrebbero essere più diversi, eppure entrambi descrivono gli stessi luoghi, a distanza di trenta milioni di anni: i territori del Beigua, oggi la più grande area protetta della Liguria (8.715 ettari tra le province di Genova e Savona ricchissimi di biodiversità con 153 specie di uccelli e 1130 varietà di flora), ma nell’Oligocene, il terzo periodo del Cenozoico tra 37 e 26 milioni di anni fa, erano parte di un antico mare tropicale che ricopriva tutta la pianura padana. Tra le barriere coralline che ne lambivano le coste nuotavano tanti squali e anche…sirene, anzi Sirenidi come i pacifici dugonghi erbivori, mammiferi dalla coda bilobata come le flessuose e ammaliatrici donne-pesce del mito, ma non altrettanto snelli e incantatori.



La rigogliosa fantasmagoria dell’ecosistema corallino del Beigua ha lasciato preziosi esempi fossili nella zona del Sassello, sorprendenti come quelli di un’antica foresta tropicale tra lagune popolate di coccodrilli e tartarughe di cui sono stati scoperti molti reperti fossili in un'altra area savonese del Parco, Santa Giustina di Stella.



Nel Parco naturale regionale del Beigua (che per la straordinaria ricchezza e varietà del suo patrimonio geologico dal 2005 è inserito - unico in Italia con il Parco minerario sardo e quello delle Madonie - nella Rete Europea e in quella Mondiale dei Geoparchi riconosciuti dall'Unesco) a ricordare l’esistenza dell’antico mare tropicale è rimasta anche una piccola barriera corallina fossile, risalente a 28 milioni di anni.

Le sue colonie di coralli madreporici sono state ritrovate a Maddalena-Ponte Prina nel Comune del Sassello insieme a resti fossili di squali, di un mammifero simile ai dugonghi, di testuggini palustri, di molte alghe calcaree rosse (Corallinales), macroforaminiferi e molluschi, tutti tipici di un ambiente marino paragonabile alle attuali scogliere madreporiche tropicali. I costruttori di queste prodigiose architetture sono minuscoli polipi corallini Antozoi, parenti delle meduse e degli anemoni di mare, che vivono in teche calcaree catturando con i tentacoli microscopiche prede dello zooplancton, ma si nutrono soprattutto grazie alla simbiosi con alcune alghe oro-brune ‘coltivate’ sul proprio corpo, come fosse un vaso o una serra: i polipi digeriscono con i propri enzimi e assimilano i carboidrati prodotti dalle alghe che a loro volta per nutrirsi utilizzano l’azoto contenuto nei residui dell'ospite.

A Santa Giustina, nel Comune di Stella, il Beigua sembra quasi evocare uno spicchio della mitica Foresta Pietrificata dell’Arizona. I ritrovamenti fossili di tronchi e di moltissime foglie di grandi palme, felci arboree, piante dicotiledoni e di alghe calcaree d’acqua dolce (Characee) offrono infatti testimonianze molto evidenti di una foresta preistorica, del tutto simile a quelle pluviali attuali e popolata, come rivelano i resti fossili, anche da piccoli coccodrilli e tartarughe della specie Trionyx Pedemontana (il cui esemplare più completo è conservato al Museo Civico di Storia Naturale Doria di Genova che sui tesori paleontologici del Beigua ha ospitato una bella mostra, realizzata dal parco con il museo genovese, il Dipteris dell’Università e gli enti locali interessati).

L’habitat dell’antica foresta pluviale del Beigua era quello ideale anche per l’Antracotero, gigantesco cinghiale con abitudini acquatiche da ippopotamo lungo due metri e alto uno e mezzo alla spalla, e di questo artiodattilo preistorico - che potrebbe sembrare uscito dalle suggestioni di un bestiario medievale, ma è vissuto tra 50 e 23 milioni di anni fa nelle paludi, nelle lagune e attorno agli estuari delle zone subtropicali - Palazzo Gervino il Centro visite appena riallestito del Beigua al Sassello offre una rara esposizione di reperti fossili.



Il mare interno che bagnava il parco - il Bacino Terziario del Piemonte - 36 milioni di anni fa, nell’Oligocene, ha formato anche i colossali bastioni naturali di conglomerato che dominano i meandri e le forre scavate nella roccia dalle acque rapide e limpidissime della Val Gargassa, creando così gli scenari naturali impervi e incantati dei canyon tra i Comuni di Rossiglione e di Tiglieto (dove ha sede la prima e millenaria abbazia cistercense in Italia, restaurata con la regia della Provincia di Genova e il sostegno della Fondazione Carige nelle intese tra istituzioni, proprietà e Ordine Cistercense che hanno permesso anche il ritorno dei monaci). L'antichissima "Badia" rinata a Tiglieto e i maestosi torrioni di roccia dell’Alta Valle Stura, sedimentati dall'avanzamento di antiche lagune marine, hanno affascinato anche i delegati dei 32 Geoparchi Europei, dell’Unesco (Division of Ecological and Earth Sciences), della Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e della Iugs (Unione Internazionale delle Scienze Geologiche) che hanno scoperto tutti i tesori del parco durante una importante sessione internazionale della Rete Europea, ospitata dal Beigua Geopark e sostenuta anche dalla Provincia di Genova con altri enti e istituzioni.




UN PARROCO ALLA SCOPERTA DEI CORALLI



  
Fu un sacerdote sassellese, appassionato autodidatta di paleontologia, a scoprire nel diciannovesimo secolo le preziose scogliere coralline fossili del Beigua alla Maddalena: don Pietro Deogratias Perrando, parroco di S. Giustina dal 1857 al 1889, uno dei personaggi più interessanti nella storia della scoperta geologica della Liguria.

Pioniere negli studi di Paleontologia e Paletnologia Ligure, nei lunghi anni delle sue ricerche raccolse in modo sistematico fossili, rocce, minerali e reperti paletnologici, costituendo una vasta e importante collezione oggi patrimonio del Dip.Te.Ris, (il Dipartimento per lo studio del Territorio e delle sue Risorse) dell’Università di Genova.






Don Deogratias Perrando, appassionato naturalista, fu amico e guida di molti geologi e paleontologi come Issel, Pareto, Sismonda, Taramelli e il torinese Giovanni Michelotti. Laureato in giurisprudenza e, come don Perrando autodidatta nella passione per la paleontologia, pubblicò anche un’importante monografia sui fossili dell’Oligocene nell’Italia settentrionale. Nella collezione Michelotti, donata al Museo dell’Università di Roma, hanno un posto di rilievo proprio i coralli del Sassello.