TRIMESTRALE DI EVENTI, CULTURA, ARTE, MUSICA, PERCORSI D' AUTORE, TURISMO, LAVORO, BENI CULTURALI E MATERIALI, STORIA E TRADIZIONI TRA I MONTI E IL MARE DELLA LIGURIA

C L O S E

documenti, immagini e memoria
I BOMBARDAMENTI AEREI SU GENOVA E SUI CENTRI LIGURI 1940 - 1945

di alberto rosselli

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, le incursioni aeree alleate su Genova e sulla Liguria provocarono oltre 9.000 vittime civili ed ingenti danni sia agli agglomerati urbani che ai centri industriali e portuali e alle infrastrutture viarie e ferroviarie della regione. Data la scarsa entità dei primi attacchi aerei anglo-francesi dell’inizio estate del 1940 contro il capoluogo, la popolazione genovese non poté rendersi subito conto di quanto essa avrebbe dovuto subire negli anni a venire. La notte tra l’11 e il 12 giugno 1940, una mezza dozzina di bimotori inglesi Whitley lasciarono cadere su Genova circa 5 tonnellate di bombe, provocando poche decine di morti e feriti e danni assai trascurabili.

Mentre tra il 13 e il 14 giugno, otto bimotori francesi LeO 451 attaccarono con altrettanto poco successo i depositi di nafta di Vado Ligure (soltanto due apparecchi colpirono l’obiettivo).


Dopo il bombardamento navale francese del mattino del 14 giugno contro Genova, che causò la morte di tre persone, il ferimento di 12 e il danneggiamento di alcuni edifici fra Sestri Ponente e Voltri, verso la sera i Whitley britannici comparvero nuovamente nel cielo scaricando un totale di 3/4 tonnellate di ordigni che provocarono un morto e otto feriti.
Mentre nel contempo un paio di lenti quadrimotori francesi Centre F.222.2 Arcturus si fecero vivi su La Spezia senza ottenere grossi risultati.

Tra il 15 e il 16 giugno, una mezza dozzina di bimotori transalpini LeO 451 in rotta su Genova dovettero desistere dalla missione, limitandosi a sganciare a casaccio qualche tonnellata di ordigni nei dintorni di Imperia e su Finale Ligure, Savona e Varazze.
Tra il 17 e il 18 giugno, cinque Laté 298 francesi attaccarono nuovamente Imperia e Alberga e la notte tra il 18 e il 19, tredici LN-411 colpirono Imperia e Novi Ligure.

Gli ultimi raids francesi contro centri liguri si verificarono tra il 19 e il 20 (quando un quadrimotore Arcturus bombardò La Spezia) e la notte tra il 22 e il 23 giugno quando due C.A.M.S. 55 attaccarono nuovamente, ma senza alcun risultato o quasi Imperia e Finale Ligure.

Dopo la resa della Francia (27 giugno 1940), l’onere e l’onore di martellare i centri liguri (ma anche quelli di tutto il resto della penisola) toccò ai britannici che, con il passare del tempo e attraverso l’utilizzo di aerei sempre più potenti (bimotori Wellington e soprattutto quadrimotori da bombardamento pesante Stirling, Halifax e Lancaster) incominciarono ad provocare distruzioni e lutti sempre maggiori. Dopo il pesante attacco navale eseguito il 9 febbraio del 1941 contro il capoluogo ligure da una squadra della Royal Navy (nota 1), il Gabinetto di Guerra britannico affidò al Bomber Command del generale Sir Arthur Harris (strenuo teorico dei bombardamenti terroristici, o cosiddetti “a tappeto”, sulle città nemiche) il compito di radere al suolo Genova e gli altri centri della penisola, in modo da annichilire la volontà di resistenza della popolazione italiana, già piegata dai rigori delle restrizioni belliche.

Soprattutto a partire dal 1942, il Bomber Command della RAF avvierà, con il concorso dei possenti quadrimotori Boeing B24 e B17 dell’USAAF (le famose “fortezze volanti”) un lungo e praticamente ininterrotto ciclo di attacchi su gran parte delle città della penisola, distruggendo sistematicamente centinaia di migliaia tra abitazioni, edifici, industrie, snodi ferroviari e stradali e strutture aeroportuali, e provocando innumerevoli lutti. La stragrande maggioranza dei bombardamenti effettuati dai britannici sui grandi centri italiani si svolsero di notte, al contrario dell’USAAF i cui aerei operarono quasi esclusivamente di giorno. Oltre ai bombardamenti “a tappeto” condotti da pesanti quadrimotori, sia la RAF che l’USAAF effettuarono un’infinità si incursioni anche contro centri urbani minori o comunque di interesse bellico con bombardieri medi Boston, Baltimore e Martin B26 Marauder e B25 Mitchell .



Nell’ambito della cosiddetta “Offensiva Aerea di Autunno” del 1942, il Bomber Command pianificò una serie di pesanti bombardamenti da effettuarsi su tre specifici obiettivi: Torino, Milano e Genova. (nota 2)
Il primo attacco contro capoluogo ligure venne sferrato tra il 22 e il 23 ottobre da 100 (su 112 inviati) quadrimotori britannici che disseminarono sul porto e sul nucleo urbano 180 tonnellate di bombe, senza subire alcuna perdita da parte della debole contraerea formata da poche vecchie batterie da 75 millimetri piazzate sulle alture della città. E la notte seguente, altri 95 apparecchi (su 122 inviati) sganciarono 166 tonnellate di ordigni e spezzoni incendiari, contro la perdita di tre di essi, abbattuti dalla contraerea. L’incursione provocò parecchie centinaia di morti, trecentocinquantaquattro dei quali deceduti nella ressa che ebbe luogo nel rifugio della galleria delle Grazie, a Porta Soprana. Dopo una breve pausa, Genova subì altri quattro attacchi in breve successione. Tra il 6 e il 7 novembre, 65 apparecchi (su 73 inviati) mollarono sul capoluogo 115 tonnellate di esplosivi contro la perdita di 2 incursori. Mentre la notte seguente ben 143 aerei della RAF (su 176 inviati) martellarono la Superba con 242 tonnellate di bombe dirompenti e spezzoni incendiari alla termite. La contraerea sparò all’impazzata fino quasi all’esaurimento delle munizioni, riuscendo ad abbattere soltanto 4 apparecchi.

Gli ultimi due attacchi del ciclo autunnale - quelli del 13/14 e del 15/16 - vennero effettuati rispettivamente da 70 e 68 aerei (tutti rientrati alle basi) con 127 e 106 tonnellate. Nell’arco di poco più di un mese, Genova aveva cambiato volto. Gli edifici distrutti ammontavano a 1.250 e i morti ad oltre 500, più un numero imprecisato, ma molto elevato di feriti. Nel corso dell’Offensiva d’Autunno della RAF contro il capoluogo ligure, Torino e Milano erano stati utilizzati 1.477 tra bimotori e quadrimotori da bombardamento e 2.748 tonnellate di ordigni. Il tutto a fronte della perdita di soli 31 apparecchi, cioè l’1,71% del totale. Tale pochezza non deve stupire in quanto nel 1942 il complesso delle difese contraeree del triangolo industriale poteva avvalersi soltanto su alcune decine di inefficaci batterie da 75 millimetri e su pochissime, ma assai più funzionali e potenti batterie da 88 tedesche e da 90 italiane.

E dal canto suo, l’Aeronautica italiana, già severamente impegnata sul fronte africano, in Russia, nei Balcani e nel Mediterraneo, non poteva che opporre rare squadriglie di vetusti caccia biplani Fiat CR42.



Ma se per l’Italia del Nord l’autunno del ’42 coincise con una serie di pesanti attacchi, il 1943 e il 1944 avrebbero riservato alle città della penisola altri ben più pesanti bombardamenti. Tra il 10 novembre 1943 e il 28 agosto 1944, la sola Genova subì, infatti, 27 massicce incursioni.
L’8 agosto del ’43, i bombardieri alleati comparvero sui cieli del capoluogo ligure sganciando simultaneamente decine e decine di tonnellate di bombe dirompenti ed incendiarie che provocarono oltre 100 morti e circa 13.000 senzatetto. Il centro cittadino risultò la zona più colpita.
In piazza De Ferrari tutti gli edifici vennero gravemente danneggiati; il teatro Carlo Felice distrutto, e violenti incendi divamparono da Via XX Settembre a Via Galata, Piazza Corvetto e Carignano. Le chiese di Santo Stefano, della Consolazione, di San Siro furono ridotte in macerie.
Ma il vero simbolo del martirio della provincia di Genova fu rappresentato dalla cittadina di Recco (considerata dagli alleati collettore ferroviario e viario di primaria importanza) che tra il 10 novembre 1943 e il 28 agosto 1944 venne martellata 27 volte con la conseguente distruzione del 97% del nucleo urbano e la morte di 126 civili e il ferimento di almeno altri 300.



Dal gennaio 1944, le incursioni alleate registrarono un ulteriore incremento, fino a raggiungere nei mesi di giugno e luglio una frequenza quasi giornaliera. Nel corso ‘44 Genova (difesa ora da alcune batterie da 88 mm. della Flak tedesca) dovette sopportare il peso di ben 51 incursioni. Il 19 maggio, un violento bombardamento diurno provocò 111 morti e 170 feriti, in gran parte vittime del crollo dei rifugi costruiti negli edifici colpiti. Nel mese di giugno, i quadrimotori anglo-americani bersagliarono Voltri (73 morti), Cornigliano (93 morti) ed il porto (15 morti). E il mese successivo colpirono ancora il Porto Vecchio e la zona di Sampierdarena.

In agosto, Genova patì, al pari di Milano e Torino (che tuttavia pagarono un tributo di distruzione e sangue ben più elevato nonostante – questo va ricordato - la disperata opposizione da parte delle assai scarne anche se moderne formazioni caccia della Repubblica Sociale Italiana) altre micidiali incursioni. (nota 3)
Sedici per l’esattezza, scandite da oltre 100 allarmi (nota 4)
Nella giornata del 14 agosto, le sirene fecero sentire la loro voce ben nove volte e otto il 23. In settembre, la città venne aggredita sette volte, subendo danni ingenti. Duecento furono i morti ed altrettanti i feriti. Il 10 ottobre, vi fu l’ennesimo attacco che si concluse nella nota tragedia determinata dal crollo della galleria rifugio di San Benigno, dove trovarono la morte oltre 2.000 persone.
 Recco bombardata


Nonostante l’avvicinarsi della fine del conflitto, gli anglo-americani proseguirono nella loro offensiva contro Genova. Basti pensare che il mese di gennaio del 1945 fu contrassegnato da 11 attacchi, ai quali seguirono altri quattro a febbraio, tre in marzo e addirittura sette in aprile.

Poi, finalmente, il martirio ebbe termine.

LINK UTILE:
BIOGRAFIA DI UNA BOMBA (.IT)

Recco (Prov. Genova) bombardata
 Recco bombardata
BIBLIOGRAFIA:
  1. Bomber Offensive Sir Arthur Harris - Softcover / Published 1947 and 1990
  2. The Mighty Eighth, The Air War in Europe As Told By The Men Who Fought in It. Gerald Astor, Hardcover Published, 1997
  3. Courage Alone: The Italian Airforce 1940-1943 by Chris Dunning, Howell Press Inc. 1999
  4. The Allied Forces in Italy 1943-45 by Guido Rosignoli Publisher, David & Charles; 1989


Nota 1
Alle ore 8.15 della domenica del 9 febbraio 1941, una squadra britannica (la Forza H dell’ammiraglio Sommerville, composta dalle corazzate Malaya e Renown, dalla portaerei Ark Royal, dall’incrociatore Sheffield e da una dozzina di cacciatorpediniere), proveniente da Gibilterra si presentò al largo di Genova, all'altezza del promontorio di Portofino e di lì, protetta da una densa foschia, inizio ad un pesante bombardamento che durò fino alle 9.45. La Malaya concentrò il suo fuoco sui bacini e sul porto, mentre la Renown e lo Sheffield bersagliarono l’area industriale.

Complessivamente, le due corazzate spararono 272 colpi da 381 mm. e 400 da 114, mentre lo Sheffield ne lanciò 782 da 152 (totale: 300 tonnellate di esplosivo). Alcuni colpi da 381 della Malaya centrarono ed affondarono quattro mercantili e la nave-scuola Garaventa (la corazzata Duilio rimase invece indenne), danneggiando leggermente altre 18 unità. Uno dei giganteschi proiettili da 381 della Malaya perforò il tetto della cattedrale di San Lorenzo, ma fortunatamente non esplose, andandosi a conficcare alcuni metri sotto il pavimento, mentre altri centrarono la zona di Piazza Cavour. Ulteriori bordate colpirono alcuni edifici del centro, tra i quali il palazzo dell’Accademia e il primo stabile di sinistra all’inizio di Via Roma.

La popolazione genovese pagò l’indubbia audacia dell’azione britannica con 141 morti, circa 227 feriti e molti danni (circa 250 le case distrutte o danneggiate). Ultimato l’attacco, la Forza H (che, grazie anche alla fitta foschia, non aveva subito alcun danno da parte delle batterie costiere) si sganciò rapidamente e a tutta forza puntò verso Gibilterra.
E la sua fu una fuga fortunata, in quanto per un soffio la squadra navale italiana agli ordini dell’ammiraglio Jachino, che stava per intercettarla, venne distolta dalla giusta rotta a causa di errate istruzioni giunte da Supermarina.
Soltanto alle 12.00 un isolato ricognitore italiano riuscì ad avvistare la formazione britannica, ma prima che potesse dare l’allarme al Comando Aereo, venne abbattuto dai caccia della Ark Royal. Vane risultarono, da parte di Superaereo, ulteriori ricerche.


Nota 2
Il più pesante bombardamento dell’autunno del 1942 fu senz’altro quello subito dal capoluogo piemontese. Esso ebbe luogo la sera del 9 dicembre, tra le 21,07 e le 22,15. L’attacco venne eseguito da 196 quadrimotori (99 Lancaster, 39 Halifax e 23 Stirling, più 35 bimotori Wellington) su 227 inviati che lanciarono 147 tonnellate di bombe dirompenti da 224 chilogrammi e 256 tonnellate di spezzoni incendiari. I sette attacchi subiti dal capoluogo piemontese nell’autunno del ’42 distrussero 142 ettari di superficie urbana sulle quali sorgevano anche 70 grandi fabbriche, ventiquattro edifici pubblici e 1.950 case. Per contro, la contraerea italiana riuscì ad abbattere appena tre velivoli nemici.






Milano e Torino bombardate


Nota 3
Tra il gennaio 1944 e l’aprile del 1945, l’Aviazione della RSI (Repubblica Sociale Italiana) mise in campo alcune centinaia di moderni caccia Macchi 205, Fiat G55 e Me 109 G e K (questi ultimi forniti dalla Germania) per cercare di contrastare l’offensiva aerea anglo-americana. Tuttavia, nessuno di questi velivoli, concentrati sugli aeroporti piemontesi, lombardi e veneti, partecipò mai direttamente alla difesa di Genova.
Nota 4
Milano viene bombardata quattro volte da un totale di 916 aerei della RAF che sganciano sulla città 4000 tonnellate di bombe. Undicimila 700 fabbricati vennero completamente distrutti e 15.000 più o meno gravemente danneggiati. Nello stesso periodo 380 bombardieri britannici compirono su Torino tre rovinose incursioni causando danni gravissimi e molte vittime. Nella notte del 13 agosto, ben 504 bombardieri inglesi a più ondate si ripresentarono sul capoluogo lombardo sganciando 1.252 tonnellate di bombe e spezzoni incendiari. Si trattò della più pesante incursione subita nel corso della seconda guerra mondiale da una città italiana.