"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Nr. 84
Ovadia, il cuore batte con i "trallalleri"
Una piazza alla memoria della cara vecchia liretta
Ovadia, il cuore batte con i “trallalleri”

Il trallallero ha un estimatore insospettabile, Moni Ovadia, il grande e saggio musicista e umorista di cultura yiddish. “Ho conosciuto questa forma artistica quando avevo 14 anni, grazie a due dischi di musica popolare raccolti per la Library of Congress. C’erano alcuni di questi canti interpretati da una sessantina di “camalli”. È stata una folgorazione. Potrei dire che ho deciso in quel momento di occuparmi di musica e tradizioni popolari”.

Ancora oggi, quando viene a Genova per i suoi spettacoli, Ovadia ama riunirsi con i canterini di trallallero; particolare è il legame con il Gruppo Spontaneo Trallallero, che cantò a Palazzo Ducale nell’ambito di una manifestazione patrocinata da “Il Secolo XiX”.

“Vado ad ascoltare la loro prove e non mi schiodo finché non mi fanno una ‘partenza’ ”. Del resto il rapporto di Ovadia con il capoluogo ligure è assai  stretto, fin dagli anni Sessanta, quando con la sua musica sosteneva le lotte degli operai nelle fabbriche e cantava alla Sala Chiamata del Porto.

C`è spazio per una piccola ed affettuosa polemica contro Genova: “È possibile  il più grande esperto mondiale di trallallero sia lo scozzese Edward Neil? E Genova che fa? Questa città è sempre così. Ha tesori bellissimi e non è consapevole”.

Secondo Ovadia il trallallero è “una delle più grandi e commoventi forme di canto popolare e come tutte le forme di canto popolare è legata ai travagli e alle sofferenze di un popolo. Non bisogna che sia dimenticata, ma nemmeno trasformata in squallido folklore per turisti”.

Il segno di questo artista sarebbe quello di includere un’esibizione di trallallero in un grande spettacolo sulla musica tradizionale italiana: “La musica popolare è strettamente legata all’emigrazione, perché spesso racconta storie di partenze per paesi lontani. Mi piacerebbe che gli italiani ricordassero sempre che i loro nonni si sono sparsi per il mondo in cerca di fortuna e trattassero chi arriva nel loro paese di conseguenza. Temo infatti che fatti terribili come quelli accaduti negli USA accrescano ancora di più l’intolleranza verso il diverso”.

Parlando con un personaggio come Ovadia  è facile scivolare dal trallallero ad un messaggio     di pace e amore universale: “È che, quando si è troppo ricchi, si dimenticano spesso gli altri. C’è una storia che racconto di frequente nei miei spettacoli. Un bambino chiede al nonno: ’Pperché i ricchi sono egoisti?’. Il nonno lo fa affacciare dalla finestra e gli mostra tutte le persone per strada, poi lo porta vicino ad uno specchio e gli chiede: ‘Ora che cosa vedi?’. ‘Me stesso’. ‘Capisci? –conclude allora – che basta un po’ d’argento dietro ad un vetro per vedere solo se stessi? –

Martina Feola de “Il Secolo XIX”
 

Una piazza alla memoria della cara vecchia liretta
 
 

Finale Ligure. Nel suo lungo corso sarà anche stata svalutata, maltrattata, inflazionata, sbeffeggiata dal petrodollaro (e chi si dimentica le domeniche a piedi e a targhe alterne dell’”austerity”?) e del marco, ma sulla via del tramonto la lira si prende una rivincita è certamente la prima moneta alla quale sarà intitolata una piazza. Accade a Finale Ligure che, come la lira, ha un primato: essere stato il primo comune italiano a pensare di fare un omaggio a questa moneta che dal 1400 circola nelle nostre mani e dal 1862 è l’unità monetaria italiana.

Il giorno in cui la lira andò in pensione “il primo gennaio 2002”, a Finale Ligure le fu intitolato una piazza appena fuori dalle mura del vecchio borgo, l’ex “area Palacios” dal nome dell’ultimo proprietario. La decisione è stata presa dal sindaco Pierpaolo Cervone e dai suoi assessori, ma l’idea – a dire la verità – era stata lanciata qualche settimana prima in consiglio comunale da un rappresentante della minoranza, Giovanni Ferrari. “A Cesare quel che è di  Cesare”, come  per restare in tema di Moneta ammette il sindaco Cervone.

I finalesi avrebbero voluto per la vecchia,  cara zia “lira” una piazza o una strada veramente centrale. Tipo piazza di Spagna, dove troneggiano ancora i cannoni simbolo della dominazione spagnola a Finale, oppure il lungo mare Castelletto, ma il rischio di passare la spugna sul passato tanto nobile li ha un po’ frenati. Così per la lira hanno individuato questa piazza da poco assaltata, illuminata ed abbellita, che rispondeva a tutti i requisiti: mancanza del nome, centralità e il fatto che l’intitolazione non avrebbe creato problemi anagrafici ai residenti.

Tra qualche decennio, quando l’euro, simbolo dell’Europa unita avrà soppiantato la lira anche nella memoria, resterà comunque  la piazza di Finale che una volta in torno a questa moneta c’era tutto un mondo. Anche in parole. Come si tradurranno ad eurolandia il detto “non vale neppure una lira bucata”, la richiesta di 100 lire per andare in America e cercare fortuna oppure il desiderio di 1000 lire al mese per avere una casettina in periferia e una mogliettina giovane e carina?”. Inconvertibili.

Alessandra Costante de “Il Secolo XIX”


 
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