"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Nr. 79
GENOVESI, SCOPRITE COM`È QUESTA CITTÀ
Uscio: mostra dei Ravatti
“Genovesi, scoprite com’è cambiata questa città”
 
L’intervista dopo il G8, l’architetto del porto antico racconta la grande trasformazione urbanistica

“Il G8 ha violato Genova e non lo dimenticheremmo. Ma grazie anche al G8, questa città ha subito una straordinaria trasformazione urbanistica, una delle più importanti dell’Europa”. In una giornata ventosa Renzo Piano, lárchitettoa che ha disegnato questa rivoluzione urbana compiute nell’arco di dici anni circa, dalle Colombiane del 1992 al G8 del 2001 apre per la prima volta, spiega per prima ad un giornale."

In questi ultimi dieci anni la città ha vissuto il cambiamento urbanistico più grande.

“Sì, è così utilizzando queste due occasione Genova ha realizzato un’operazione urbanistica di circa mille miliardi. Non ce ne sono altre in Italia e sono anche poche quelle europee. Ed è stata fatta dai genovesi, zitti, zitti. Tutti i sindachi sono stati bravi. Io ne ho passati sei di questi e nessuno ha avuto un’atteggiamento negativo.”

Lei vuol dire che i genovesi si sono accorti troppo poco di quello che è successo?

“Diciamolo sottovoce, ma siamone fieri: Genova è una città di pietre e acqua; Paul Valery la chiamava cava d’ardesia, con un’espressione felice. È una città protettiva e materna là e qui nel porto d’avventura. Non dimentichiamoci che fino a 1982 l’era vietato affacciarsi al porto; Genova era separata del mare e non parliamo di secolo fa, ma dell’altro ieri. Ora il mare è tornato alla città e quest’ultima battuta del G8 il completamento della via del mare con la realizzazione in punta dell’isola delle chiatte, la riacquisizione del mare di parte della città è totale. Dopo la sbornia negativa del G8 i genovesi se ne approprieranno completamente l’isole delle chiate diventerà la vera piazza sul mare.”

“Vorrei che questa piazza galleggiante con le banchine piene di coppie di  fidanzati e bambini. Il mare ora c’è e dall’isola c’è la visione della città del mare.”

D’accordo, la gente ama il porto antico, ma ama i centri commerciali.

"Questo è un luogo amato dai genovesi che sono critici, lucidi, brontoloni. Lo storico Fernand Braudel, attento lettore di Genova ha detto che i genovesi erano i più terribile del Mediterraneo ma anche i più intelligenti. La genovesità si manifesta nella città che è arcigna ed affettuosa o materna; c`è sempre questa doppia dimensione. I genovesi sono diffidenti, lo racconta anche Beppe Grillo quando dice che il milanese chiede al negoziante “quanto le devo?”, il genovese dice “quanto mi prende?” È l’atteggiamento di chi non vuol farsi fregare, di chi non spreca niente. E allora ripeto siamone fieri."

I genovesi si sono accorti poco della trasformazione?

"Credo di sì. La città è critica e di poche parole e a me questo va proprio bene ma non vuol dire che non c’è passione."

Questa grande rivoluzione avrà riflessi  sul centro storico?

"I centri storici così come sono decaduti in quarant’anni non posso riprendesi in cinque anni e in questa città, ancora fino a trenta anni fa si demolivano. Ora si ragiona in maniera diversa. Il processo è lento perché omeopatico, bisogna sfruttare le energie contenute nell’organismo ma non si può intervenire chirurgicamente; ma la città deve trovare nella propria viscere la forza di riprendersi. Il metrò attrezzerà questa zona e l’aggancerà ad altre aree; l’attenzione ritorna al centro: è una fecondazione che avverrà in tempi non brevissimi. Il processo prosegue, perché avvenendo un’implosione della città. A chi verrebbe in testa oggi di costruire nuovi quartieri periferici oggi? A nessuno, né a Londra nè a Berlino perché le cittá non esplodono più, implodono; ormai si lavora partendo dal centro."

Insomma architetto Piano, il G8 per la trasformazione di Genova è stato decisivo?

“Questa città è stata stuprata da tutti, da quelli di qua e da quelli di là. È stato uno stupro reale e virtuale, nella realtà e nell’immaginario, perché purtroppo tutti parlano di Genova dove sono successi quei drammatici fatti. MA Genova con questa trasformazione urbana si è ripresa l’acqua, questo straordinario brodo di cultura da qui la città ha preso tutto, lingua, suoni, colori e storia.”

USCIO
Mostra dei Ravatti, oggetti di una volta per ricordare la vita un tempo

Storia minima di un paese. Così recita il sottotitolo della Mostra dei Ravatti che si inaugurò nel palazzetto comunale dello sport. Ed è davvero un fetta di storia paesana quella che viene sposta: cianfrusaglie, oggetti di vita quotidiana, attrezzi agricoli costruiti artigianalmente, macchinari ed altri marchingegni alcuni dei quali risalenti all’Ottocento. E, ancora rari oggetti per l’imbottigliamento del vino motocicli primordiali studi di scolaresche di una volta sul paese, vecchi documenti comunali, attrezzi per falegnameria. Un discorso a parte meritano le fotografie del passato, in qui si riconoscono nonne e trisavoli, i bambini di una volta. Splendidi e suggestivi i paesaggi delle cartoline antiche che quasi riscrivono la storia della vallata.

“Gli oggetti sono stati raccolti volontariamente dai nostri compaesani che hanno svuotato vecchi bauli di solai e cantine – racconta Angelo Caprile, presidente della Pro Loco – col risultato di creare un itinerario espositivo genuino e unico”.

Abbinata alla mostra dei Ravatti  anche la festa dei battolli che costituiscono uno dei patti più antichi della tradizione gastronomica uscese. Per tutta la domenica restarono aperti gli stand gastronomici, che accanto alla proposta della tradizione, offrirono trofie al pesto ed altre prelibatezze.

Il Secolo XIX


 
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