"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Anno 2, Nr. 56
 
Iavorare l'ardesia
UMORE
  Il muretto di Alassio
 Concorso 56
 
Artista in cava da tutto il mondo
Lavorare l’ardesia 
In Fontanabuona nasce un campus
 
Cicagna

Minemura Toshiaki ha 64 anni, vive a Tokio, dove dal 1979 insegna arte all’Università Tama. È uno dei piú temuti e quotati critici giapponesi. Qualche giorno fa è arrivato in Italia. Ma non per il tradizionale viaggio turistico di gruppo con micro-telecamere al seguito. Toshiaki, infatti, è salito sull’aereo da solo è unicamente per passare tra settimane a Cornia di Moconesi. “Questo pezzetto di Liguria mi piace moltissimo – afferma -. Ma sono qui perché non volevo perdere l’occasione di frequentare il campus di scultura. L’ardesia? È meravigliosa, quasi magica. E i miei due insegnanti sono bravissimi. L’uomo che, lavorando, ha assunto lo stesso colore del blocco di pietra dal quale cercherà di ”estrarre” una paesaggio marino (molto giapponese) con due o tre isolette, rimette la mascherina sul volto e ricomincia a saggiare delicatamente con lo scalpello il grande blocco di ardesia.

“L’iniziativa – spiega Sabrina Rovegno, direttrice del Gal Fontanabuona e Sviluppo – non è altro che l’ideale prosecuzione del simposio internazionale che abbiamo organizzato lo scorso anno. Ma vuol essere il primo passo verso l’istituzione di un campus stabile, aperto tutto l’anno.

Il passato è un patrimonio ormai acquisito mentre il futuro della ballata dipende anche dalla capacità di mantenere sempre vivo l’interesse della pietra che rappresenta da sempre la sua ricchezza. I responsabili del comune di Moconesi e dell’Assolapidei hanno deciso di aprire le porte agli scultori. Contribuiranno a diffondere il nome della vallata in tutto il mondo.

“Il nostro desiderio e far diventare la valle anche un’attrazione culturale – ha detto Maria Teresa Demartini, presidente della Comunità montana Fontanabuona. È una sfida che ci vede tutti coinvolti per la crescita della nostra terra”.

Ada Lorini, Il Secolo XIX


Ministoria 
del Muretto di Alassio
 

Molte persone chiedono spesso anche a noi, appassionati di storia patria e in particolare a Mario Berrino, in galleria e fuori la vera storia del “muretto” piú famoso del mondo o quella della altrettanto celebre “statua degli innamorati”, che ormai d’anni attraggono ospiti e visitatori di ogni parte del mondo.

Il caffè Roma dei Berrino fu, sino agli anni 40-50 un ampio locale, ben ubicato fra Via Dante e Via Cavour, accogliente fin dalle origine, ma un caffè bar normale, senza pretese, dove un gruppo di amici (e c’ero anch’io tra loro) poteva permettersi con poche lire in tasca una partita a biliardaio o ripetete partite a tarocchi, pagando a sera (chi perdeva di più) un caffè al vincitore. Tutto qui, con la generosità, l’ospitalità e l’eleganza della famiglia Berrino. Di fronte al locale e alle spalle del Monumento ai Caduti c’era un vecchio muro di contenimento dei giardini, grigio di pietra, monotono, insignificante. Un giorno, come a Betlemme per i magi, comparve ai fratelli Berrino una “cometa” brillante, fulgente e tutto cambió, perché per il caffè Roma iniziava la “fiaba che lo avrebbe condotto a gareggiare con i locali più famosi d’Italia. Fra i primi “grandi” vi si fermò Ernest Hemingway e Mario ebbe un’idea  e gli chiese un parere: “Vorrei ricoprire quel brutto muro con piastrelle di firme d’ospiti famosi, a cominciare dalla sua. Che ne pensa?” Gli rispose: “Nooo!!, sembrerebbero lapidi funebri...” “Ma a colori”, ribatte Mario, “in formelle diverse e graziose....” Hemingway  sorrise, ma un’anno dopo Mario, ospite del prof. Ivo Pacetti ad Albissola, ebbe le prime sei firme trasformate in formelle che, qualche giorno dopo, Augusto Delventisette, muratore, d’accordo con Mario, di buon mattino, fissò sul muretto. Il dado era tratto... Tanto che il buon Sindaco Torre, venne, vide e.. tacque..” e la cosa continuò nel tempo sino a raggiungere in quarantasette anni la piastrella nro. 748 e oggi tutto il mondo, si sente parlare d’Alassio, ricorda il muretto “storico” del caffè Roma e tutti gli ospiti di un mese o di un giorno, se vengono ad Alassio, chiedono come prima cosa visitare il famoso muretto.

Anzi, attrae a tal punto che addirittura qualche “vip” sfrontato sconosciuto, in cerca di troppo facile celebrità nottetempo, fa murare a sue spesse (e per poche ore soltanto) la sua anonima... firma. Fin qui il muretto sui cui potremmo scrivere pagine e pagine. Anche perché  molte piastrelle avrebbero la loro bella storia da raccontare. Altro discorso, ma non meno interessante, riguarda la famosa ed apprezzata statua bronza degli Innamorati eseguita (dopo un regolare concorso) dallo scultore Eros Pellini, lo stesso che istoriò i Portali giganti della Cattedrale di Dresda. Quando la statua giunse a Alassio.. spaventò la Commissione edilizia, contraria per il possibile pericolo di impatto con i passanti. Il professor Testo suggerì a Mario di lasciarla lì. “Mettila” se il sindaco non lavora la toglierai. Il mattino seguente, all’alba come gli antichi patrioti cospiratori, Mario e Romano Gegis l’ammurarono dove è ancora oggi.  Mezz’ora dopo un tale passò dicendo: “questa notte il professor Testa è stato eletto sindaco”. Urra! gli Innamorati alassini e del mondo avevano trovato il loro “cantuccio d’amore” e dove a volte si fermano e lasciano un lettera perché gli porti fortuna.

T.S. per A.V.A.


Concorso nro 56
Qual è la città della Riviera Ligure, che “innamora il sole”? 

Inviare la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798, Correo Central, C1000 WAH Buenos Aires, Argentina) prima del 10.11.2000, indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta. 
  
La soluzione del concorso 54 sta nell’articolo d’oggi. Vincitrice è la signora Irene Ravera, Moreno , Buenos Aires.  



Umore:
 
 
-Dottore, ho una tendenza al suicidio. Che cosa devo fare?
- Mi paghi subito!
  
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