| "A LANTERNA" |
Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Anno
2, Nr. 50
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| Fieschi, scuola di potere |
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Esso mantenne tuttavia intatte, in molti comportamenti, notevoli differenze con altri gruppi familiari, sopratutto se lo si confronta con l’altra dinastia tradizionalmente antagonista nella storia e nel mito: i Doria.
La base del gran potere dei Fieschi si estese dalla Valle Scrivia alle Valli di Vara, Magra e Taro sino Pontremoli e all’Area Emiliana e Toscana.
Segni tangibili e simboli del potere tra tanti esempi è la Basilica di San Salvatore di Cogorno, la Torre di Lavagna, il ponte delle Magdalena, l’ospedale per i pellegrini inglesi e inducono a considerare con attenzione anche la “diversitá” del sistema fliscano di insediamento genovese, che pare contrapporsi anche da questo punto di vista ai tradizionali sistemi insediativi genovesi – il richiamo al monolitico quartiere di Doria a San Matteo é evidente – quasi a sancire una volta di piú la differenza dei ruoli.
Ma occorre legare queste immagini all’altro fondamentale aspetto che segna la storia familiare dei Fieschi – con l’intervento crescente in una carriera internazionale, con canonicati, prebende e vescovati in Francia, Spagna e Inghilterra, sino a ripensare a una serie di potenti cardinali ed a due papi, Adriano V e il piú famoso Innocenzo IV, antagonista di Federico II, il primo sopratutto come Cardinale (fu Papa solo per poco piú di un mese) nei gorghi di un politica internazionale occidentale e orientale.
Bisogna ripensare a figure come quella di Opizzo, legato papale e patriarca di Antiochia, a Luca Fieschi, cardinale mecenate. Occorre anche ripensare a quella raffinata arte, che cementava i lignaggio alla politica internazionale fondandosi suoi matrimoni combinati con famose famiglie genovesi, alle donne, che sono strumento della politica, ma anche strumenti forti di una vicenda familiare che fa perno si di esse.
Il territorio, dunque, si deve leggere
come una carta che esprime ció che le appartiene: la storia
nelle sue infinite, affascinati proposte.
| Quando
in Val Graveglia si andava
“a cantar maggio” |
I giovani – ragazzi e ragazze – si radunavano e passando di famiglia in famiglia consegnavano ad ognuna un alberello, ripetendo le ingenue strofe dell’antica canzone. Naturalmente la giornata si concludeva d’avanti alle tavole imbandite con i tipici piatti della vallata. Ed é a questa tradizione, cancellata dal tempo, che si riferisce il titolo del libro da Getto Viarengo – “Siam venuti a cantar maggio” -.
L’autore con un paziente lavoro di ricerca
– nei archivi ma anche attraverso i racconti
dei
piú anziani tra gli abitanti della zona – ha ricostruito il tessuto
etnico musicale di chi ha vissuto nel territorio. Ninne manne, filastrocche,
ballate e cantilene di questua. Le stesse che nei primi anni del mille
novecento bambini ed adolescenti, costretti all’emigrazioni cantavano per
le stradi di Parigi e Londra per mettere insieme quel poco che serviva
a sopravvivere.
Ma anche nei momenti piú difficili
la nostra gente, dura e tenace, temprata dalla vita contadina, ha sempre
voluto e saputo trovare il tempo per cantare e suonare la speranza di tempi
migliori.
Come termina il proverbio: “Chi l’é staeto scottôu dä menestra cäda....” (= “chi si é brucaito con la suppa calda...”)
Inviar la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798, Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina) prima del 25.07.2000, indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta.
La soluzione del concorso numero 48, ”... ma a rompe l’osso”, (=”peró rompe l’osso”). Ossia pone in evidenza il danno prodotto dalla mormorazione o denigrazione. Vincitore é il signore Olivetto Pietro, Buenos Aires.
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