"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Anno 2, Nr. 50
Fieschi, scuola di potere.
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   Quando in Val Graveglia si andava “a cantar maggio
 Concorso 50
Fieschi, scuola di potere
Due papi in casa e controllo del territorio
In ogni luogo ed in ogni tempo la famiglia ha rappresentato elemento organizzativo fondamentale a tal punto che ogni sua variante ha modificato in maniera irrevocabile il profilo della societá di  appartenenza. Lo dimostra la circolare vicenda di uno dei piú originali e importanti gruppi familiari dell’etá medievale, quello dei conti di Lavagna. Il ramo piú famoso che ne scaturí, quello dei Fieschi, costruí le sue fortune sulla base di un patrimonio di beni e privilegi di carattere fondiario non disgiunto da una saggia politica di investimenti finanziari.
I Fieschi costruirono le proprie fortune, davvero esemplari nel Duecento, il loro “secolo d’oro”, muovendo su coordinate certamente piú tradizionali. Si puó partire dalla celebre terzina dantesca “Intra Siestri e Chiaveri s’adima/Una fiumana bella, e del suo nome/Lo titol del suo sangue fa sua cima”. Infatti in quell’area si radicano origini e potere del clan lavaniense sino ad inserirsi in Genova stessa come una delle forze dominati, una delle quattro famiglie – cardine della storia genovese – Doria, Spinola, Grimaldi, Fieschi.

Esso mantenne tuttavia intatte, in molti comportamenti, notevoli differenze con altri gruppi familiari, sopratutto se lo si confronta con l’altra dinastia tradizionalmente antagonista nella storia e nel mito: i Doria.

La base del gran potere dei Fieschi si estese dalla Valle Scrivia alle Valli di Vara, Magra e Taro sino Pontremoli e all’Area Emiliana e Toscana.

Segni tangibili e simboli del potere tra tanti esempi è la Basilica di San Salvatore di Cogorno, la Torre di Lavagna, il ponte delle Magdalena, l’ospedale per  i pellegrini inglesi e inducono a considerare con attenzione anche la “diversitá” del sistema fliscano di insediamento genovese, che pare contrapporsi anche da questo punto di vista ai tradizionali sistemi insediativi genovesi – il richiamo al monolitico quartiere di Doria a San Matteo é evidente – quasi a sancire una volta di piú la differenza  dei ruoli.

Ma occorre legare queste immagini  all’altro fondamentale aspetto che segna la storia familiare dei Fieschi – con l’intervento crescente in una carriera internazionale, con canonicati, prebende e vescovati in Francia, Spagna e Inghilterra, sino a ripensare a una serie di potenti cardinali ed a due papi, Adriano V e il piú famoso Innocenzo IV, antagonista di Federico II, il primo sopratutto come Cardinale (fu Papa solo per poco piú di un mese) nei gorghi di un politica internazionale occidentale e orientale.

Bisogna ripensare a figure come quella di Opizzo, legato papale e patriarca di Antiochia, a Luca Fieschi, cardinale mecenate. Occorre anche ripensare a quella raffinata arte, che cementava i lignaggio alla politica internazionale fondandosi suoi matrimoni combinati con famose famiglie genovesi, alle donne, che sono strumento della politica, ma anche strumenti forti di una vicenda familiare che fa perno si di esse.

Il territorio, dunque, si deve leggere come una carta che esprime ció che le appartiene: la storia  nelle sue infinite, affascinati proposte.


Quando in Val Graveglia si andava 
“a cantar maggio” 
NE.  – “É l’usignolo/Che canta notte e giorno/Maggio é qui d’intorno.” Sono ancora molti gli abitanti della Val Graveglia a ricordare di aver ascoltato, da bambini, le strofe del “cantar maggio”. Dalla voce dei padri o dei nonni. Uomini duramente provati dal lavoro, nelle fasce, nei boschi o in miniera che tuttavia non avevamo perso lo spirito e l’entusiasmo per ripetere, ogni anno, nel mese che segnava il risveglio della natura, una festa antica e singolare. Quello del “portar maggio”.

I giovani – ragazzi e ragazze – si radunavano e passando di famiglia in famiglia consegnavano ad ognuna un alberello, ripetendo le ingenue strofe dell’antica canzone. Naturalmente la giornata si concludeva d’avanti alle tavole imbandite con i tipici piatti della vallata. Ed é a questa tradizione, cancellata dal tempo, che si riferisce il titolo del libro da Getto Viarengo – “Siam venuti a cantar maggio” -.

L’autore con un paziente lavoro di ricerca – nei archivi ma anche attraverso i racconti dei piú anziani tra gli abitanti della zona – ha ricostruito il tessuto etnico musicale di chi ha vissuto nel territorio. Ninne manne, filastrocche, ballate e cantilene di questua. Le stesse che nei primi anni del mille novecento bambini ed adolescenti, costretti all’emigrazioni cantavano per le stradi di Parigi e Londra per mettere insieme quel poco che serviva a sopravvivere.

Ma anche nei momenti piú difficili la nostra gente, dura e tenace, temprata dalla vita contadina, ha sempre voluto e saputo trovare il tempo per cantare e suonare la speranza di tempi migliori.


Concorso numero 50

Come termina il proverbio: “Chi l’é staeto scottôu dä menestra cäda....” (= “chi si é brucaito con la suppa calda...”)

Inviar la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798, Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina) prima del 25.07.2000, indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta.

La soluzione del concorso numero 48, ”... ma a rompe l’osso”,  (=”peró rompe l’osso”). Ossia pone in evidenza il danno prodotto dalla mormorazione o denigrazione. Vincitore é il signore Olivetto Pietro, Buenos Aires.



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