Per problemi tecnici il numero 45 (seconda aprile non è sulla web) vi offriamo però una immagine jpg del numero in spagnolo della versione cartacea.
"A LANTERNA"

        Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Anno 2, Nr. 44
 

CONSULTA LIGURE...
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   IL RITRATTO
 Concorso 44
Consulta Ligure delle Associazioni per la Cultura, le Arti, le Tradizioni e la Difesa dell’Ambiente.

Alla Consulta Ligure aderiscono circa 60 Associazioni sparse da Ventimiglia a La Spezia; molte altre hanno fini specifici, che le caratterizzano puntualmente. Ogni Associazioni ha un proprio simbolo, un proprio motto.

Recentemente abbiamo ricevuto la rivista “A Vuxe” (=La Voce) della “Cumpagnia de L’Urivu” (compagnia dell’Olivo) di Imperia: in Costa d’Oneglia, frazione della cittá, nacque Domenico Belgrano, padre di Manuel Belgrano.

La provincia di Imperia é conosciuta mondialmente per il suo olio d’oliva extra vergine, di qualitá eccelsa, che ha meritato in Europa il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta).

L’attestata di “A Vuxe”  riproduce una vecchia pianta d’olivo, apparentemente morta; peró solo é cosí il vecchio tronco. Di fianco, alimentato da radici inesauribili, é sorto un nuovo, vigoroso germoglio, che continuerá la vita del vecchio fusto.

Le radici sono ben fisse nella roccia, nelle pietre sottostanti, che daranno loro, con la poca terra disponibile, una solida base: l’acqua limpida che sgorga dalla montagna, sará tutta loro.

I millenni hanno forgiato il carattere del ligure: la roccia, che lo protegge, lo rende tenace, come l’elemento che apparentemente lo imprigiona; l’acqua incontaminata lo abitua alla trasparenza ed alla franchezza; lo scarso alimento, che deriva dalla poca terra, lo ha reso spartano, previdente ed austero nei suoi alimenti (la cucina ligure é conosciuta per la sua semplicitá) e nel sue ben pianificate erogazioni.

Gli Amici della “Cumpagnia de L’Urivu” hanno accompagnato questo loro simbolo con la frase latina “et nos ligures semper”  (=noi liguri per sempre)


     Il  ritratto
Quell’irascibile e diabolico banchiere che legge i bilanci in genovese

Gianni Dagnino, che fu presidente della Carige dall’81 al 95, scherzando, lo definiva “il Bernesco”. E Giovanni Berneschi, con quei capelli elettrici, quello sguardo che sprizza astuzia, quella collera pronta ad investire gli avversari, potrebbe esser  uscito delle pagine di un racconto rinascimentale, a Nicoló Machiavelli sarebbe piaciuto. “Ha la banca nel sangue”, commentava  ieri il presidente della Carige, Fausto Cuocolo, all’Assemblea che ha sancito l’ingresso di Berneschi nel consiglio, promuovendolo in pectore amministratore delegato.

E per la banca, questo banchieri che parla in genovese, cosí atipico e diverso dagli uomini in grigio che popolano il mondo del credito, non si fermerebbe davanti a nulla.

Sessantadue anni, Berneschi ha percorso tutte le tappe della carriera alla Cassa di Risparmio (ora banca Carige) dove é entrato conseguito il diploma di ragioneria.  Ha avuto per anni la risponsabilitá dei fidi, un settore delicato, un incarico di risponsabilitá ed anche di potere. La svolta risale peró al 1989, quando si rende disponibile la poltrona di direttore generale.

Dagnino é in dubbio fra due candidature: da un lato, il vice direttore Mongiardino, in gentile uomo che potrebbe assicurare la continuitá; dall’altro, l’irruente e vulcanico Berneschi, dinamico e fantasioso.

Dagnino opta per la scelta piú innovativa. Comincia una nuova fase che porterrá Carige a essere la prima cassa trasformata Spa, la prima a quotarsi in borsa. Dagnino pilota le strategie, Berneschi é un efficiente direttore generale. Instancabile, in movimento perpetuo, non trova neanche il tempo per andare alla partite del Genoa, di cui é tifosissimo.

La scomparsa di Dagnino lo colpisce: il manager irriducibile piange come un bambino. Ma il direttore sempre di piú si configura come uomo forte. I numeri, gli utili, le espansione che porta l’insegna Carige in tutto il Nord, gli danno ragione. La stessa politica, voluta da Berneschi di privatizzare la banca attraverso aumenti di capitali aperti a nuovi azionisti ha reso Carige piú forte.

Gli avversari non manco. Per il Bernesco é cominciata la battaglia piú difficile.

Egle Pagano – Secolo XIX



Concorso numero 44

Come termina il proverbio “U sä   ciü ün stüpidu en cä sua... (=sa un stupido in casa sua...) / Da “U recantu d’i nostri modi de dí” (= l’angolo dei nostri modi da dire, della “Voce Intemelia”, Ventimiglia).

Inviar la soluzione, alla nostra casella postale  (ICAL , CC 798,  Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina)   prima del  25.04.2000,  indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta.

La soluzione del concorso numero 42 é:  la frase o il grido fu di Gianbattista Perasso, un ragazzo chiamato “Balilla”, che il 5 dicembre 1746 lanció una pietra contro un soldato degli austriaci che occupavano Genova originando una rivolta che liberó la cittá. Vincitore é il signore Ugo Franzante, Dorrego (Mendoza), che rispose con molti e precisi dettagli.



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