| "A
LANTERNA"
Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce
d'Italia" / Anno 2, Nr. 41
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| Sarto
- Cüxóu
Il Sarto (da “U Campanin Russu) |
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Ormai é un personaggio d’altri tempi, il sarto, superato dalla catena di montaggio delle grandi confessioni in serie, al meno per i comuni mortali (lasciamo stare per caritá l’altra moda), ma un tempo non lontano era importante.
Con il metro a mastro che gli pendeva di una spalla, si apriva in un largo sorriso al cliente che, quasi timidamente, andava ad ordinargli un abito. Lo squadrava con occhio esperto, notava immediatamente il difetto che doveva addolcirgli perché la giacca gli “cadesse” giusta o il taglio da dare ai pantaloni per quelle gambe un po’ tozze o troppo magre. E poi “zac”, i segni netti con la steatite, le misure, la pacca, sulle spalle per l’arrivederci a vestito imbastito.
Chi andava dal sarto voleva le cose belle, l’eleganza per imporsi all’attenzione degli amici e, soppratutto, alle occhiate apparentemente di “nonchalance” delle donne, obiettivo nascosto, ma primario di ogni entrata in scena. In strada o sulla pista da ballo, il vestito su misura dava un tono inequivocabile, parlava da solo su chi lo indossava, era garante di una classe spesso fittizia, ma che al momento colpiva il bersaglio.
Il sarto spiava con una sottile gioia il cliente che usciva dal suo laboratorio con sotto braccio il pacco che conteneva il vestito nuovo che avrebbe indossato la domenica per la messa delle 11, quella “dei signori” e dove l’abito si sarebbe fatto spazio tra i fedeli per farsi ammirare. Anche lui il sarto, dietro di una colonna della chiesa parrocchiale, si compiaceva spesso del suo lavoro e studiava negli occhi della gente il successo di una opera che era vera arte artigianale.
Ecco perché questa pagina vuole essere un ricordo, quasi un inno a quell’artista oggi messo in soffitta dai “Grandi Magazini”, ma che rimane, con il suo metro, il suo ago, le sue forbici, l’artefici di tanti successi, anche sentimentali, in un mondo che sapeva ancora produrre personaggi che contavano sul palcoscenico della vita di tutti i giorni.
Da Anguilin Regazzoni
La manina nella torta al gianduia ce la mette tutta intera. Succhia le ditta sorpreso dal sapore sconosciuto e intenso, cerca di bere dal bicchiere del padre un po’ di spumante, ma la mossa brusca spande il vino sui pantaloni. “Porta buono”, sorride Marco Ravera. “Lei é proprio un bravo padre”; qualcuno si complimenta con lui. Marco si gira con cautela, perché Alessio gli ciondola su una spalla, e mormora: “lo diranno loro, i miei figli, fra qualche anno, se sono stato un bravo padre. Per ora mi arrangio bene, ma poi?

Donata Bonometti
Come finisce il proverbio “Se vuéi vedde un cattío...(=se volete vedere un cattivo...)?
Inviar la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798, Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina) prima del 25.02.2000, indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta.
La soluzione del concorso numero 39 é:
“Dâ testa (=dalla testa; ossia la corruzione viene sempre dall’alto)”.
Vincitore é il signore Manuel Leveratto, Buenos Aires.
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