"A LANTERNA"

        Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale  " Voce d'Italia" / Anno 2, Nr. 32
 

ARTICOLO
BAXEICHITO
CONCORSO
UMORE
Giuseppe Verdi a Genova
 
 
Crediamo che molti lettori di “Voce d’Italia” conoscano bene chi fu Giuseppe Verdi e la sua opera musicale, ma magari non tutti sappiano che lui visse parte della sua vita a Genova. Qui ne facciamo un piccolo resoconto. 

Tebaldini, uno degli alfieri della musica sacra protetto da Verdi, ha lasciato numerose simpatiche testimonianze dei suoi incontri col maestro, che egli aveva tentato di avvicinare nel 1869, a Genova. “Passo per caso sotto Galleria Mazzini, dove in quel tempo era situata la posta centrale. Ad uno sportello mi accorgo della sua presenza. Verdi e’  li’  che, solo ed inosservato, accudisce ad una pratica comune.  Dietro di lui, altri attendono il loro turno. Vedo che si scosta. Provo un sussulto. Faccio pochi passi, penso di presentarmi, ma poi non ne ho l’ardire. In strada? Mi sembra sconveniente. Lo seguo a poca distanza”.  E di li’ Tebaldini va Palazzo Doria, dove spera di essere ricevuto ed dove invece Giuseppe Gaiani, cameriere “inesorabile”, lo respinge. Verdi allora conosceva gia’ per corrispondenza il giovane ammiratore e percio’ si rammarica piu’ tardi con lui di non averlo incontrato. Si vedono in ottobre a Sant’Agata, dopo il ritorno di Tebaldini dalla Germania (con immancabile pellegrinaggio al “tempio”  Wagneriano di Bayreuth). Si vedono anche a Genova, nel gennaio-febbraio del’99, quando Tebaldini e’ gia’ direttore Conservatorio di Parma. La visita ‘e importante perche’ ci ha lasciato un’immagine dell’appartamento genovese in Palazzo Doria: “il salone ove Verdi mi riceve e’ quello lunghissimo prospiciente la strada nazionale che conduce sul Litorale della Riviera di ponente verso Pegli, Savona, San Remo. Diviso in tre scomparti mi appare  assai interessante. In fondo la camera da letto; nel mezzo la sala di ricevimento; nella parte che da’ sulla terrazza, lo studio con il pianoforte a coda.. E sulle pareti, quadri dipinti da mani maestre, stoffe, damaschi disposti in ordinato artistico disordine.. Mi fa sedere innanzi a lui mentre dalla mia poltrona guardo verso l’ampia vetrata dalla quale posso scorgere la facciata della Stazione Marittima  ed tutto l’intenso andirivieni si’ del Porto che della zona Caricamento”.

Il “siparietto”  ci serve per segnalare ai lettori una delle localita’ piu’ frequentata da Verdi. Genova era una citta’ che, tutto sommato, malgrado alcuni lievi inconvenienti, gli piaceva per il clima e per la tranquillita’. Lui e sua moglie vi passavano l’inverno. Avevano soggiornato nella patria di Colombo la prima volta  tra il gennaio e il marzo del 1860 all’albergo Croce di Malta; nel 1866 affittarono un’appartamento a Palazzo Sauli sulla collina di Carignano (Via S. Giacomo, 13), allora collocato fra splendidi giardini, con visuale sul porto.

Nell’autunno del ’74 Verdi trasloco’ a Palazzo Doria presso la stazione Principe, subito dietro il porto. Tebaldini ci ha descritto la casa di gusto ligure, e lo scorcio verso il mare. La casa era appartenuta ad Andrea Doria e sappiamo che influi’ sulla concezione di drammi marini, come Il Simon Boccanegra e l’Otello. Verdi riceveva dal mare suggestioni ed idee, ma non lo affrontava volentieri, perche’ si considerava un animale terrestre. A Palazzo Doria il mare si vedeva benissimo dalla terrazza. Inoltre Genova era piuttosto appartata, come sempre, e la societa’, chiusa e sostenuta, aveva molta discrezione. Verdi non passava inosservato, come dice Tebaldini, ma indisturbato. La gente lo guardava a distanza e non gli passava addosso, nonostante l’immensa popolarita’.

Verso il 1880, Giuseppina si lamentava per “il fumo del carbon fossile che, con le nuove combinazioni commerciali, ora giunge fino a noi” e consigliava a Verdi di traslocare, barattare Genova con Milano, dove il clima era quasi “nativo” per lei, nata a Lodi e per Verdi significava quasi tornare a casa: “Ti piace la sua societa’, hai in quel paese i tuoi amici, il ricordi delle tue prime glorie – e per usare un vocabolo moderno – vi e’ in Milano l’ambiente che conviene ad un artista”. Ma non se ne fece nulla, anche perche’  Verdi non amava bazzicare nei luoghi che lo stretto indispensabile. Se poi calcoliamo l’avanzare degli anni, Genova anche con un leggero smog era una serra, di un colore gia’ “esotico”.

Da “I grandi della musica” di G. Marchesi.

Nuove mode - Si chiama baxeichito il cocktail che fa tendenza

Si chiama baxeichito. E’ l’aperitivo che furoreggia in piazza delle Erbe. A lanciarlo alla grande sul palco scenico di questa lunga estate calda e’ stato Carlo, ex venditore di libri e dischi, ora proprietario e gestore del “Cafe’ Latino” in piazza Erbe, appunto. Come aperitivo e’ un ibrido. Un’invenzione che decolla dal Brasile, vola radente sul mar dei Caraibi ed attera in quel di Pra’, culla del baxeico’.  Basilico, per i foresti. Il baxeichito cocktail delle notte genovesi e’ una variante della brasiliana caipirigna, una rivisitazione del mojito cubano. La genovesita’ l’assicura il baxeico’. La ricetta? Semplice e profumata. Gli ingredienti sono lime, zucchero di canna, qualche foglia di basilico, ghiaccio a scaglie e ruhm bianco.

Si fa come la carpirigna ma con il ruhm, come il mojito. Lime e basilico si schiacciano direttamente nel bicchieri con un pestello. Si aggiunge zucchero di canna e ghiaccio a cubetti spaccati in scaglie. Poi si riempie il bicchiere di rhum bianco. Rigorosamente fino all’orlo se non si vuole incorrere nelle proteste degli avventori. Ed ecco pronto il baxeichito, cocktail dissetante e profumato da bersi con una corta cannuccia. Due le controindicazione del caso. La prima: capita che le foglie del basilico otturino la cannuccia o, peggio, arrivino direttamente in bocca.  Non e’ piacevole. La seconda: attenzione al tasso alcolico. Il baxeichito e’ fresco e dissetante, ma picchia duro. Provare per credere.
         A.Cz.

Da “Il Secolo XIX”, del 25.07.1999

Concorso nro 32
 
Come termina il proverbio:
- “Padre “Da” no’ sta ‘n convento...”
 
 Inviare la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798,  Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina)    prima dal 25.09.1999, indicando il mittente con numero di telefono. Tra le riposte corrette si sorteggera’ un libro sulla Liguria che sara’ inviato al vincitore per posta.
 
 La soluzione del concorso nr 30  e’:
 “... besögna c’arraspe”.
 
Il vincitore e’ di nuovo l’Ing. Emilio Leveratto, Adrogue, Buenos Aires.
 
L’angolo di Gualtiero (Schiaffino)
(Contribuzioni  per una  cultura con un volto piu’  umano)
 

- La donna che tradisce ha sempre un nobile scopo.
 
- In una societa’ che garantisce a tutti il minimo, tutti danno il minino.