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| L’ardesia: storia, lavorazione, arte.
L’estrazione e uso dell’ardesia risalgono, in Liguria, a molti secoli or sono. Agli inizi l’estrazione avveniva nelle cave di Cogorno e di Santa Giulia (nel comune di Lavagna, che diede il nome all’ardesia locale e che fu sino al principio del secolo scalo marittimo e ferroviario della produzione). Il materiale era impiegato nelle costruzioni di Genova e della sua provincia. Successivamente si ampliava a tutta la Liguria e poi al resto d’Italia, con speciale riferimento alle isole ed alla Campania. Lo sfruttamento delle cave della Fontanabuona, iniziato cento anni fa, segna anche l’avvio di una produzione di carattere industriale con conseguente ampliamento degli impieghi e dei mercati, sopratutto esteri. L’industria ardesiaca italiana e’ oggi concentrata nelle media ed alta Fontanabuona e principalmente nei comuni di S. Colombano, Orero, Coreglia, Cicagna, Monleone, Trivogna e Uscio. A partire dal 1960 e’ cominciata una estrazione anche in provincia d’Imperia. ![]() La lavorazione dei blocchi estratti dalle cave avviene in fabbriche modernissime: l’industria ardesiaca ligure e’, senza dubbio, la piu’ moderna ed efficiente del mondo, permettendole di dominare i mercati. Giacimenti con caratteristiche fisico-meccaniche simili sono sparse in Francia, Grecia, Spagna, Portogallo, America, Australia ed Asia. L’attivita’ di estrazione dell’ardesia ligure avviene tutta in sotterraneo e non a cielo aperto, con massimo rispetto per l’ambiente: il materiale di discarica e’ solido, assolutamente non inquinante e la sua quantita’ e’ minima rispetto al totale scavato. Si puo’ dire che da secoli la Liguria e Genova in particolare, “veste ardesia”: basta guardare le coperture dei tetti delle case, per passare agli altri usi in campo edilizio (scale, rivestimenti, ecc.). Sorge il desiderio di conservazione dell’antica “pelle”, uno dei tipici colori della Liguria: il grigio dei tetti. E’ un problema di cultura, di immagine
turistica, prima ancora che di economia industriale e la sua soluzione
impegna tutti i liguri di buona volonta’.
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Concorso nro. 29
Come termina il proverbio:
“Quando e nuvie i van ao mâ, piggia a sappa e vanni a sappâ...” – (Quando le nuvole vanno al mare, prendi la zappa e vai a zappare..)
Inviare la soluzione alla nostra casella postale prima 01.08.1999, indicando il mittente completo, col numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta.
La soluzione del concorso numero 28 e’:
“... l’e’ meggio que o broddo” - (E’ meglio che una zuppa). Vincitore
e’ l’ingegnere Leveratto Emilio, di Adrogue’, Buenos Aires.