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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
143
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Da Bruxelles arriva il primo ok per la Dop del basilico genovese
Genova. Il basilico genovese,
principale ingrediente del pesto, ha incassato il primo ok
dall'Unione Europea per l'istituzione
della Dop, la denominazione di origine protetta.
Infatti, si è conclusa positivamente
l'istruttoria, da parte degli uffici tecnici della
Commissione Europea sul riconoscimento
di Denominazione di origine protetta (ai sensi del
Regolamento Cee 2081/92) del basilico
genovese, richiesta dalle associazioni degli agricoltori
con il sostengono della Regione.
La notizia, dopo tanta attesa e la lunga battaglia dei
produttori liguri sostenuta dal
Secolo XIX, è arrivata il 06 luglio 2004 da Casa Liguria di
Bruxelles all'assessore regionale
alle Politiche Agricole Piero Gilardino.
Nei giorni successivi, conclusi gli
adempimenti che, al quel momento erano da completar, per
la pubblicazione del provvedimento,
la Dop del basilico sarebbe presentata ufficialmente.
"Non c'è dubbio - sottolinea
ancora lássessore Piero Gilardino - che si tratta di un risultato
di grandissima portata. È
l'esito positivo che corona la grande battaglia condotta in questi
ultimi tempi dalla giunta regionale,
a sette anni dall'inizio dell'iter procedurale per la
tutela del nostro basilico. Ma è
anche il risultato di un ottimo lavoro di squadra che ha
visto a fianco della Regione, gli
uffici regionali di Bruxelles, il ministero delle Politiche
Agricole che ci ha sostenuto in
modo costante, le categorie degli agricoltori e l'impegno
diretto del presidente Sandro Biasotti,
fra gli artefici principali, com'è noto, di questo
successo".
Soddisfazione anche da parte dei
sindacati degli agricoltori. Dice Ivano Moscamora, consigliere
provinciale dei DS e presidente
della Cia (Confederazione italiana agricoltori): "l'attribuzione
della qualifica di Dop al basilico,
uno dei prodotti simbolo della nostra agricoltura, è un
importante riconoscimento che premia
uno sforzo enorme fatta dalla produzione e dagli enti locali
per vedere riconosciuta la certificazione
di origine al basilico genovese. È stata una
battaglia lunga e complicata, testimoniata
dal fatto che sono trascorsi ben sei anni dall'avvio
della procedura. Si è trattato
di un iter lunghissimo, tante sono state le complicazioni,
qualcuna neppure tanto comprensibile,
che testimoniano il coacervo di interessi che ruotano
attorno al basilico genovese. Le
oltre cento aziende liguri che producono basilico potranno
vedere meglio tutelato il proprio
lavoro e la professionalità necessaria ad ottenere
un prodotto unico e particolare.
La Dop del basilico avrà una rilevanza positiva anche in
funzione e in prospettiva di un
altro riconoscimento, quello relativo al presto. Si tratta
di un altro iter e di un'altra procedura,
ma il riconoscimento della Dop del basilico rende
più forte la possibilità
di caratterizzare anche il pesto genovese, accrescendo la possibilità
di successo".
"Il via libera dall'Ue - commentano
alla Coldiretti, altra sigla sindacale - è un importante
riconoscimento del valore delle
tradizioni alimentari nazionali. È anche un'importante
tutela nei confronti delle
imitazioni a difesa degli imprenditori agricoli e dei consumatori.
Il confezionamento del basilico
genovese Dop può avvenire secondo due tipologie: in mazzetti
ed in bouquet. Il mazzetto è
composto da 3 a 10 piante intere complete di radici ed è
confezionato con carta per alimenti
contrassegnata dal marchio Dop. Il bouquet, invece è
di maggiori dimensioni con un numero
di piante equivalenti a 10 mazzetti, contraddistinto
anch'esso dal logo della Dop. Il
basilico è stato introdotto in Liguria dai romani che ad esso
attribuivano proprietà curative.
Ma, nei secoli, questa pianta divenne coltura tradizionale
ed il suo uso venne esteso anche
a quello culinario. In principio, la produzione era
circoscritta al territorio genovese,
ma in seguito alla grande richiesta per la preparazione
di numerose ricette, tra cui il
pesto, la zona di produzione si è allungata a tutta la
fascia marittima ligure".
Da Il Secolo XIX - Giuliano Macciò.
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