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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
116-115
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"CA.A.A. si cercano disperatamente scimmie rosse, giraffe all'ombra di un tamarindo, navi in viaggio su mari color cioccolata. Sono i tre soggetti smarriti di un'iconografia che ha contaminato le sue antiche radici indiane con l'esotismo ligure dell'Ottocento: quella dei mezzari, i drappi di cotone usati nell'arredo, per coprire letti e divani, ma ancora prima come scialli, moda etnica ante litteram.
Ai mezzari, il Consorzio Villa Serra di Comago, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Liguria, il Comune di Genova e la Palazzo Ducale SPA dedicarono una mostra che si è aperta il 4 luglio 2002 in Valpocevera: "Cotone a Genova. Mezzari e Pezzotti".
La curatrice, Marzia Cataldi Gallo, ha già recuperato un collezioni private diverse varianti, una cinquantina di esemplari prodotti su disegni che avevano sempre, sullo sfondo, un elemento fisso: "l'albero della vita".
Nei saloni di Villa Serra, a Manesseno, ristrutturata in stile Tudor un secolo e mezzo dal marchese Orso, una delle tante oasi che nel Ponente di Genova sono sopravvissute alla rivoluzione industriale, all'agonia postindustriale e alla conversione commerciale di massa (in linea d'aria siamo alle spalle della Fiumara, dell'Ikea, di Castorama) i tavoli e le parete, in vista della mostra, sono già una tavolozza di colori. Non sono proprio quelli delle "Mille e una Notte" del "Mahabharata". Ma per le giungle di Salgari sarebbero perfetti: con il macaco, l'albero vecchio , la caccia, il castagno, il minareto, le scimmiette (esemplare rarissimo), il cane, le rose, le latomie, le vacchette. Mancano, come si è detto subito, le scimmie rosse, gli alberi di tamarindo con giraffa e le navi.
Che ne possedesse uno, o ricordasse di averne visto nei bauli della
nonna può segnalarlo alla e-mail
palazzoducale@palazzoducale.genova.it. "Serviranno a completare
il quadro di una produzione che l'Europa ci copiava - diceva la curatrice
della mostra".
Dalla loro finestre, durante la villeggiatura, i marchesi Serra potevano
vedere i mezzari appena usciti dalle fabbriche e stesi ad asciugare lungo
il fiume dagli "indianatori". Nell'Ottocento, a Genova, c'erano quattro
fabbriche di mezzari: tre a Cornigliano (Stech, Muratori, Fratelli Ansaldo)
e una a Sampiedarena (Testori). I censimenti dell'epoca citano mezzo migliaio
di lavoratori e una produzione annua di cinquanta mezzari con l'albero,
duemilacinquecento "indiane" (tessuti per arredo senza il motivo dell'albero
ma con un tappeto di fiorellini) ottocento pezzotti, ossia la versione
estiva dei mezzari, centinaia di fazzoletti.
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Genova esportava mezzari in Francia, in Inghilterra, dove capita di trovarne ancora in qualche asta, in Olanda e perfino in Turchia. Tra i clienti migliore c'erano gli svizzeri che, come si fa oggi ad altre latitudini con i tessuti firmati, cominciarono a copiarli nelle loro manifatture, vulgo a "taroccarli". "È la legge del contrappasso" avrebbero potuto commentare i mercanti armeni se avessero conosciuto l'inferno di Dante. Più verosimilmente dissero: "Chi la fa l'aspetti". |
Con i loro colori, con i loro soggetti che, industrializzandosi e occidentalizzandosi, hanno perso ogni possibilità di lettura simbolica per diventare pure decorazione, restano comunque una testimonianza unica nell'antiquariato italiano. Unica non per rarità del manufatto, che è già seriale prima di essere riprodotto con un successo anche da ditte nei nostri giorni, ma per esotismo naif. L'Italia che, dal Seicento all'Ottocento, non ha consuetudini mercantili e di conseguenza culturali con "l'oltremare", non ne contempla molti esempi nella sua produzione artigiana.
"Vorrei ritrovare i disegni e offrire un panorama davvero completo dei mezzari ottocenteschi anche per dimostrare quello che potrebbe diventare Villa Serra di Comago". Ristrutturata con un investimento di cinque miliardi sembrerebbe pronta per diventare la sede i esposizioni e di attività culturali permanenti.
di Silvana Zanovello, Il Secolo XIX
Veia gianca - Giornale di bordo
Carissimi amici, arrivare a produrre una pubblicazione propria, per un'Associazione Culturale è un momento più che felice. L'Associazione Culturale "O Leûdo" alza la sua ""Veia Gianca" per navigare sui mari della tradizione e della cultura nostrana. Confidiamo che la presenza di questa nuova pubblicazione, sul territorio Sestri Levante sia motivo d'interesse e speriamo che queste pagine, che contempleranno momenti di vita cittadina, siano accolte favorevolmente e non siano per i soli soci, ma interessino tutta la popolazione. Non nuova ad iniziative che coinvolgono il territorio, l'Associazione Culturale "O Leûdo" inizia questo viaggio caricando nelle proprie stive momenti dettati dalla memoria e i momenti che verranno ricordati in futuro. Auguro a tutti i collaboratori e a quanti hanno voluto questo evento un prospero futuro.
Anto Enrico Canale, dal periodico "Veia gianca" - dialetto
e tradizioni liguri
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