Soccorso - First aid

N.tel: 

118

Generale General

L'Allarme - The Alarm

Kit pronto soccorso - First aid kit

Alcune cause - Some cases

Responsabilità - Responsability

E per finire... - Last but not least

Generale

Quanto di seguito descritto sono informazioni in via generale ma che non sostituiscono in nessun caso l'intervento di personale specializzato in situazioni anche minime di pericolo o emergenza.

General

The following infos are only given as general purpose indication but do not substitute in any way an expert advice as a minimun risk or emergency arise.

In caso di infortunio o incidente dare l'allarme chiamando il 118 preparandosi a fornire quanto segue:

1 Nominativo.

2 Luogo della chiamata.

3 Numero dei feriti e, se a conoscenza, eventuali allergie o patologie.

4 Dare le informazioni utili, rispondendo con calma alle domande cercando di non farsi prendere dal panico.

Cosa portare come kit di primo soccorso:

Sia che si effettui una uscita in giornata o che ci si prepari per un impegnativo viaggio in luoghi con scarsa assistenza è sempre prudente portare alcune cose che potranno essere molto utili in caso di piccoli incidenti permettendo spesso la continuazione della gita. Anche se la Legge di Murphy (quella per cui guarda caso hai lasciato a casa proprio quella cosa che ti sarebbe servita) è sempre in agguato e la difficoltà è sempre quella di sapere quali e quanti farmaci portare, per evitare di lasciare a casa quelli veramente necessari occorre fare delle scelte in funzione del tipo di attività, dalla sua durata e dalla qualità e quantità delle nozioni di primo soccorso in possesso ricordando che certi farmaci sono sensibili agli sbalzi di temperatura e controllando sempre le date di scadenza anche in funzione del periodo dell'escursione. Per  una camminata che si conclude in giornata, si può, indicativamente, limitare il contenuto del kit ad un antidolorifico, un antispastico, un collirio ed un minimo di materiale per le medicazioni di ferite e abrasioni. Per più giorni portare indicativamente:

Dolore, febbre e infiammazioniEfferalgan, Tachipirina, Aspirina,Feldene, Vivin C
Coliche addominali o renaliBuscopan, Spasmodil
FaringiteNeoborocillina, Bradoral
Disinfezione cutaneaBetadine soluzione, acqua ossigenata
Medicazione feriteGarze, bende, cerotti, pinzetta, forbicine, laccio emostatico
FrattureSteccobende
Trauma distorsivoAcqua fresca o ghiaccio se possibile
Vesciche e piagheCalze di misura Cerotti a protezione

Alcune cause:

MAL Dl MONTAGNA
Più si sale e più l’aria è rarefatta e diminuisce l’apporto di ossigeno ai polmoni e a volte possono insorgere alcuni inconvenienti se si è abituati a vivere in città e bisognerebbe lasciare all’organismo il tempo di acclimatarsi. Consultate in ogni caso un medico se avete avuto disturbi cardiaci o polmonari prima di intraprendere gite a quote elevate. Oltre all’altitudine, anche la fatica contribuisce a provocare disturbi, quindi cercate di prevenire adeguando lo sforzo alle vostre possibilità. I primi sintomi del mal di montagna sono nausea, mal di testa, inappetenza; poi possono cominciare difficoltà di respirazione, tosse con espulsione di muco, vomito, perdita di equilibrio, torpore, fino a perdita di conoscenza.

COLPO DI SOLE
Un malessere generale, stanchezza ingiustificata, nausea e vertigini sono generalmente i sintomi del classico ‘colpo di sole’. Le cause non sono solamente l’esposizione al sole del capo scoperto, ma anche lo sforzo in clima caldo e umido e un equipaggiamento che impedisce la traspirazione. Nel caso si verificasse bisogna andare all’ombra, col capo rialzato, e fare lentamente raffreddare tutto il corpo.

ATTENZIONE ALLA PELLE
I raggi del sole, in particolare quelli di lunghezza d’onda più corta (ultravioletti) esercitano un’azione fotochimica sulla pelle che, nel migliore dei casi, si risolve in un’abbronzatura. In montagna l’effetto è favorito in quanto i raggi vengono meno filtrati dal pulviscolo atmosferico, a causa del riflesso della neve e delle rocce chìare calcaree.
Se non si può provvedere ad una progressiva esposizione ai sole, è bene proteggersi con creme solari idratanti che impediscono arrossamenti o addirittura bruciature, che si manifestano anche con febbri e brividi. Proteggere sempre le labbra (molto delicate) e il naso che per evidenti motivi è sempre esposto al sole. In caso di insorgenza di forme gravi, portare andare all’ombra e coprire le parti più esposte.

FULMINI

Caratteristica tipica della montagna è la repentina variabilità delle condizioni climatiche (velocità proporzionale alla quota). Spesso possono sopraggiungere, anche durante la bella stagione, acquazzoni più o meno intensi, prevedibili attraverso le precedenti mutazioni delle condizioni meteo (bassa pressione). Queste condizioni favoriscono lo scarico in terra delle differenze di potenziale createsi tra il cielo e la terra dovute a vari fattori fisici. In prossimità del fulmine la temperatura può arrivare ai 10/15.000 gr C e occorre, quindi prestare la massima attenzione ricordando alcune regole di prevenzione in caso di temporale: evitare di ripararsi sotto gli alberi isolati standone lontani almeno a 200-300 m, non tenere con se, in caso di temporale, oggetti metallici specie se acuminati (piccozza o alpenstock), soprattutto se sporgono dallo zaino, stare debitamente lontani (50 MT.) da conduttori metallici, non ammassarsi in gruppo, l’aria calda prodotta agisce da conduttore, in caso di temporale, se possibile, ripararsi in una grotta o anfratto, se non ci sono ripari sicuri è preferibile prendere più acqua possibile perché i vestiti bagnati sono buoni conduttori rispetto al corpo umano e favoriscono la dissipazione della eventuale scarica, si è più sicuri in un auto o dentro ad un rifugio a rivestimento metallico, Il rischio più grave dai colpiti da scariche o fulmini è comunque quello della fibrillazione ventricolare. Essa consiste nella comparsa di una gravissima alterazione del ritmo del cuore, le cui contrazioni diventano completamente irregolari e inefficaci, portando ad un arresto cardiaco e conseguente arresto respiratorio. In pratica la situazione è uguale a quella che si verifica quando si ha un arresto cardiaco. Unico atto utile e la pratica delle tecniche per la rianimazione artificiale (bocca-bocca e massaggio cardiaco esterno). E’ indispensabile conoscere e saper applicare questa pratica, essendo le disfunzioni cardiocircolatorie la conseguenza naturale di molteplici situazioni di infortunio.

ASSIDERAMENTO

E’ provocato dall’azione della bassa temperatura su tutto il corpo, provocando un restringimento dei vasi sanguigni (riduzione dell’afflusso di sangue agli organi e tessuti). Questo può portare alla sofferenza (e lesioni) agli organi e al cervello. Per una minima prevenzione del fenomeno i fattori determinanti che favoriscono l’assideramento possono essere: il vento e la temperatura, l’umidità, la stanchezza fisica, la scarsa alimentazione, l’abuso di bevande alcoliche (vasodilatazione). Per un primo intervento di soccorso si consiglia di: non somministrare bevande alcoliche, non massaggiare o sfregare la pelle, isolare termicamente

CONGELAMENTO

Sebbene sulle montagne liguri sia molto difficile congelarsi data l'altezza non elevatissima ed il clima generalmente mite, questo potrebbe verificarsi ad alcune quote in particolari condizioni climatiche stagionali. Il congelamento è provocato dall’azione della bassa temperatura su parti circoscritte del corpo, generalmente le più esposte (arti, mani, piedi, orecchi, naso) e comunque quelle parti che già in condizioni normali ricevono meno sangue rispetto agli organi centrali. Il freddo provoca un restringimento dei vasi sanguigni, con una notevole diminuzione di sangue, che può avere come conseguenza uno stato di sofferenza dei tessuti che può arrivare sino alla loro morte (necrosi). Tra i fattori scatenanti già descritti nel capitolo dedicato all’assideramento, aggiungiamo solamente che indumenti stretti e soprattutto scarpe possono contribuire al fenomeno. Come primo intervento si consiglia di: non massaggiare la parte colpita,  non applicare polveri o pomate (sono inutili),  non far camminare se il congelamento interessa gli arti inferiori, (l’atto del camminare richiama sangue agli arti che sono impediti dal restringimento dei vasi aggravando le lesioni), eliminare gli indumenti umidi o stretti che costringano la parte riscaldare lentamente la parte congelata, preferibilmente con impacchi caldi a temperatura crescente (da 38° a 42°). Se vi sono vesciche o piaghe coprire con compresse e fasciare senza stringere (necessario in questo caso un intervento specialistico).

DISTORSIONE O LUSSAZIONE DI UN ARTO

Questo caso può essere, anche se non molto frequente, la conseguenza di una caduta, dove si determina una lesione che comporta un allontanamento temporaneo dei capi articolari. La capsula ed i legamenti possono distendersi, disinserirsi o lacerarsi. Si manifesta con dolore molto vivo che però diminuisce rapidamente per poi ricomparire a distanza di qualche ora con visibile rigonfiamento (tumefazione).Può esserci anche alterazione funzionale, cioè incapacità e difficoltà a compiere i movimenti normali. In questo caso bisogna immobilizzare l’articolazione interessata con un normale bendaggio con conseguente visita di controllo presso strutture idonee.
FRATTURE

Per frattura si intende l’interruzione della naturale continuità di un osso, provocata in genere da una forza meccanica o da un urto, che si può manifestare anche senza dolore. Incapacità di movimento, posizione innaturale e rigonfiamento dei tessuti circostanti sono alcune delle caratteristiche di questo incidente. Occorre quindi comportarsi come segue: evitare qualsiasi manovra sulla zona,  immobilizzare ll’arto o la zona presunta mediante stecche di legno, cartoni, bastoni o altro, nel caso di frattura esposta, dove ci sia lacerazione e fuoriescano i tessuti molli, bisogna arrestare prima l’emorragia, disinfettare accuratamente e poi procedere all’immobilizzazione, curare quindi il trasferimento rapido presso strutture idonee (Ospedale, presidio medico e pronto soccorso).

EMORRAGIA DA FERITE O ABRASIONI

Può essere la conseguenza di rovinose cadute in seguito a movimenti errati, oppure da materiale che cada dall’alto nel caso di passaggi in prossimità di pareti rocciose. Nel caso vanno distinte differenti tipologie di emorragia e le conseguenti azioni di intervento. Emorragia arteriosa: riconoscibile da colore del sangue rosso vivo fuoriuscente dalla ferita in modo intermittente a zampillo. E’ necessario far sdraiare il soggetto, sollevare se possibile la parte lesa e arrestare la fuoriuscita con tampone esercitando pressione sulla ferita (vedi punti di compressione). Può rendersi necessario l’applicazione di un laccio emostatico a monte della ferita, da togliere ogni 20 minuti per evitare di danneggiare altri tessuti per mancanza di afflusso sanguigno. Nel caso l’emorragia interessi vasi di portata sanguigna notevole (arti), il laccio deve essere posizionato sempre sopra il ginocchio e sempre sopra il gomito(sempre tra ferita e cuore), inoltre il laccio non può essere tolto ma solo allentato. Emorragia Venosa: riconoscibile dal sangue di colore rosso scuro e fuoriesce lentamente ed in modo continuo dalla ferita. E’ necessario far sdraiare il soggetto, sollevare se possibile la parte lesa e arrestare la fuoriuscita con tampone esercitando pressione sulla ferita (vedi punti di compressione). Emorragia Capillare: e quella tipica di semplici ferite o abrasioni. Nel caso, piuttosto frequente durante le escursioni a causa esempio di perdita dell’equilibrio (scivolamento) o cespugli spinosi, è sufficiente procedere ad una disinfezione della parte (acqua ossigenata e non alcool), se è il caso cercare di arrestare l’emorragia. Ottenuto l’arresto del sangue procedere alla fasciatura o all’applicazione di un semplice cerotto premedicato. Può accadere che la parte lesa sia situata in una zona del corpo, generalmente un arto, necessario per la prosecuzione della escursione, risultando di difficile fasciatura. E’ consigliabile allora lasciare temporaneamente scoperta la parte disinfettandola più volte o applicando polveri disinfettanti (tipo penicillina) e rimandare la fasciatura in un secondo tempo.

PUNTURE DI INSETTI
Casi tipici, ma per fortuna relativamente pericolosi sono la puntura di insetti quali vespe, calabroni, ragni,  o altro dove una generica disinfezione e un immediato raffreddamento del punto colpito contribuiscono a rendere innocue le tossine inoculate, con conseguente diminuzione del dolore. E’ praticamente inutile praticare incisioni per sfilare l’eventuale pungiglione, a meno che questo non sia visibile. E’ utile l’utilizzo di ammoniaca, aceto sulla parte lesa. Caso a parte dove il soggetto sia fisiologicamente sensibile (allergico), può allora insorgere shock anafilattico, risolvibile solo con intervento specialistico o con inoculazione di sostanze specifiche. E’ sempre comunque da evitare qualsiasi somministrazione di antidoti o antidolorifici se non già utilizzati.

LA VIPERA E IL SUO MORSO

La vipera è un animale che per parte dell’anno è in letargo, quindi solo in certi periodi lo si può incontrare e difficilmente vive oltre i 1500 m di altitudine. Non ama, come tutti gli animali, i rumori e la confusione, e se disturbato si difende. La quantità di veleno iniettato in un morso (7-8 mg.) è circa la metà della quantità che può provocare la morte in una persona adulta e gli effetti del veleno si avvertono dopo circa 30 minuti diventando gravi oltre le 2 ore. L'aver portato il siero antivipera è comunque vincolato nell'uso dal fatto che sia stato possibilmente al fresco in quanto potrebbe deteriorarsi, occorre inoltre anche una conoscenza del sistema venoso e arterioso per l’identificazione di dove effettuare la puntura ricordando che in qualsiasi soggetto, a seconda dello stato psicofisico del momento, può causare shock anafilattico. Generalmente occorre procedere come segue: far sdraiare il soggetto, ed evitargli assolutamente movimenti ed affaticamento che avrebbero come conseguenza l’accelerazione della velocità di flusso del sangue, cercare Immediatamente di chiamare il soccorso, facilitare l’uscita del sangue incidendo la parte ma senza succhiare, al limite cercare di aspirare con una siringa, lavare la ferita con acqua e non usare l’alcool che “fissa” il veleno, applicare un laccio emostatico o simile moderatamente stretto, a monte del morso, ricordandosi di allentare il laccio per qualche minuto ogni 20-30 minuti per evitare lesioni per mancanza di sangue ai tessuti a valle, effettuare il trasporto assolutamente senza far camminare il ferito e dove sia possibile far intervenire al più presto possibile personale qualificato.

Responsabilità:

In caso di incidente o infortunio, dovunque ed in qualsiasi situazione, sono validi, a norma di legge, i seguenti obblighi e vincoli:

1) Obbligo di intervento in caso di incidente da parte di chiunque sia presente (Omissione di soccorso)

2) Obbligo di assistenza all’infortunato, in caso di effettuazione di respirazione artificiale dove l’infortunato continui ad essere esanime, obbligo di non interruzione dell’operazione di respirazione forzata. (Interruzione di assistenza, Omicidio)

E per finire ricordarsi che :

- Non andare mai, se possibile, da soli in grotta o in montagna.
- Lasciare indicazioni precise sulle destinazioni e sugli itinerari che seguirete.
- Consultare il bollettino nivo-meteo.
- In zona a rischio valanghe portare informarsi dettagliatamente.
- Non esitare a dare un allerta, meglio un falso allarme che un ritardato soccorso.
- Informarsi sui numeri telefonici attivi aggiornati degli organi competenti o delle guide delle zone.

Alcune notizie sono un adattamento dalla pagina sugli elementi di primo soccorso del sito di Escursionismo.it completo di foto e schemi per un approfondimento dettagliato e per ulteriori tematiche.

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(notizie, articoli e fotografie pubblicati sul web il 2/8/2001, Enrico Pelos)