"... Non è cosa ozioso lo studio di un dialetto, specialmente quando questo appartiene ad un popolo che vanta una storia gloriosa di parecchi secoli e quando lo studio stesso è coordinato con quello della lingua nazionale, che tutti i dialetti compendia e lentamente tende ad unificare."
Genova, il 23 aprile 1910
L'Editore

Breve storia del dizionario del Frisoni

Il dizionario Genovese - Italiano / Italiano - Genovese pubblicato da Gaetano Frisoni nel 1910 ha una storia che viene da lontano e merita di essere raccontata. Pochi anni dopo l'Unità nazionale (nel 1868), il ministro della pubblica istruzione Emilio Broglio incaricò il più noto e più autorevole scrittore italiano, Alessandro Manzoni, di preparare una relazione circa la modalità da seguire per diffondere l'italiano in un paese nel quale nel 1863 meno dell'un per cento della popolazione parlava la lingua nazionale, essendo i numerosissimi dialetti il prevalente mezzo di comunicazione orale. Esso risultava adeguato finché gli spostamenti erano limitati e circoscritti, ma era divenuto ormai del tutto inadatto in una società che prevedeva viaggi sempre più frequenti (come quelli compiuti dagli emigranti) e quindi contati e rapporti con connazionali che parlavano altri (e incomprensibili) dialetti. Nel bel romanzo di De Amici sull'emigrazione - Sull'Oceano (1889) è proprio rappresentata con grande efficacia la difficoltà dei nostri emigrati, provenienti da ogni angolo della Penisola, di capirsi tra loro e anche di comprendere le disposizioni date dall'equipaggio della nave sulla quale viaggiavano che parlava rigorosamente in genovese, tanto che questa situazione non solo generava equivoci spesso spiacevoli, ma anche favoriva quel generale clima di diffidenza e di sospetto che si prova nell'ascoltare una lingua sconosciuta.

Nella sua relazione, il Manzoni, che aveva individuato nel fiorentino delle persone colte il modello dell'italiano, ne auspicava la diffusione attraverso numerose iniziative, ma soprattutto con la realizzazione di un vocabolario che sancisse quali parole dovevano esser il fondamento della lingua nazionale. Nacque così il Novo vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di Firenze (1870 - 97) ad opera dello stesso ministro Broglio e di Giovan Battista Giorgini, genero del Manzoni, ma oltre al dizionario italiano, l'autore  dei Promessi sposi consigliò pure la realizzazione di una serie di vocabolari dialettali che proponessero alle voci delle parlata locali quelle corrispondenti in italiano. Questa proposta venne fatta propria nel 1890 dal nuovo ministro della pubblica istruzione, il savonese Paolo Boselli che, per sollecitare la realizzazione di dizionari dialettali che giovassero all'obiettivo principale di favorire una maggiore conoscenza dell'italiano. Questa iniziativa era pressoché contemporanea con la fondazione - avvenuta nel 1889 - della "Dante Alighieri" - la prima importante società cultura italiana, che al primo articolo del suo statuto prevedeva appunto, anche in rapporto all'esplosione del fenomeno migratorio, l'impiego per la diffusione della lingua italiana, e tra i più convinti sostenitori dell'attività intrapresa dalla "Dante Alighieri"  fu proprio Paolo Boselli, che nel 1907 ne divenne presidente nazionale, conservando questa carica fino al 1932 nonostante avesse assunto nel frattempo importanti incarichi politici.

Tra i dizionari dialettali allestiti a seguito del concorso bandito da Boselli, dopo una lunga gestazione non priva di contrattempi, nel 1910 fu pubblicato a Genova dal libraio - editore Donath quello genovese compilato dal Frisoni, che dedicava appunto la sua opera al deputato Boselli che, quando era ministro della pubblica istruzione, "ad agevolare nel popolo la conoscenza della lingua italiana indiva pubblico concorso". Rispetto ai due precedenti vocabolari Genovese - Italiano compilati attorno alla metà dell'ottocento da Giovanni Casaccia e da Giusepe Olivieri, pressoché irreperibili e comunque ormai superati, questo del Frisoni si segnalava intanto per una seconda, anche se più breve, sezione Italiano - Genovese e anche per presenza di una raccolta di proverbi genovesi e di un rimario genovese ad opera di padre Angelico Gazzo (che nel 1909 aveva pubblicato la sua versione in genovese della Divina Commedia). Ma la novità maggiore dell'opera del Frisoni, opportunamente definita nel frontespizio originale del 1910 come "dizionario moderno, consisteva nell'impegno di aggiornamento che la ispirava, tanto che nelle avvertenze l'autore indicava che alcune voci erano state recentemente acquisite dal genovese ad opera degli emigrati; e così troveremo, come avverte lo stesso Frisoni, "voci introdotte nel dialetto genovese parlato alla Boca (Buenos Aires) e importante nella Riviera segnatamente di Levante e "voci importate  dai Liguri che risedettero qualche tempo negli Stati Uniti".

L'obiettivo del Frisoni era dunque doppio: da una parte egli mirava, secondo le indicazioni del Manzoni recepite da Boselli, a far meglio conoscere l'italiano a quanti parlavano il genovese, e dall'altra intendeva comunque consolidare il genovese arricchendolo anche degli apporti più recenti ed estranei alle sue tradizioni storiche ma non per questo estranei alla sua vita più recente. Ed è allora sin troppo ovvio che ripubblicare oggi, quasi un secolo dopo la sua prima edizione, il dizionario del Frisoni risponde invece ad unáltra e ben diversa esigenza, quanto diversa è divenuta nel frattempo la società ormai multiculturale e quindi multilinguistica nella quale viviamo: offrire un solido strumento che favorisca la conoscenza e la difesa di quel dialetto ormai sempre meno parlato e diffuso, ma che tuttavia rimane alle radici della cultura e della trazioni liguri.

Francesco De Nicolo - Università degli Studi di Genova e Presidente del Comitato di Genova della "Dante Alighieri".
 

Nota:

una copia del dizionario, omaggio della Regione Liguria, sarà reperibile per esaminare e consultare solo per i soci nella biblioteca della sede dell'ICAL.