Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 97-98
L'ultimo volo del comandante Glorilanza
La commovente storia che portò alla posa del Cristo 
nelle acque di San Fruttuoso 

La scomparsa a 82 anni del "mitico" aviatore chiavarese. Il raid atlantico gli era valso la medaglia d'ora. Aveva fondato l'Aero Club di Genova e quello del Tigullio

L'ultimo volo del comandante Glorialanza
Chiavari. Si è spento nella sua abitazione di corso Buenos Aires, a Chiavari, il comandante atlantico Valerio Glorialanza. Aveva 82 anni. Il 19 giugno del 1964 assieme ad altri due appassionati trasvolò l'oceano attraverso la rotta polare su un piccolo Piaggio 136 vecchio di 12 anni con scarsa strumentazione. Per questo ricevette la medaglia d'oro che si andò ad aggiungere alle decine e decine di riconoscimenti.

C'è chi nasce con la camicia, lui era nato con le ali. Quando le ali no erano certo quelle dei Boing o degli Airbus bensì di piccoli aeri con un solo motore dai pistoni a stella, occhialoni per difendersi dall'aria, caschetto di cuoio e giubbotto imbottito per il freddo, niente radio, una bussola che le vibrazioni spesso rendevano inutilizzabile. Eppure Valerio Glorialanza, chiavarese doc classe 1920, per tutta 'sta roba ci andava matto. In vita sua aveva collezionato qualcosa come cinquemile ore di volo, ma nei tempi e su aerei dove un'ora era lunga mezza giornata.
 
 

Solo apparentemente burbero, baffoni folti come la sua passione, capelli pettinati all'indietro, a Chiavari è stato un personaggio simbolo, una pagine della storia della città scritta con coraggio ma senza vanto. Nel mondo del volo era comandante atlantico, l'unico in Italia. E che vuol dire? A sentire lui nulla di speciale, colpa di una bazzecola avvenuta quasi quarant'anni fa che nel mondo aveva scatenato una rincorsa di elogi, una pioggia di medaglie e una vagonata di attestati. 

Alla moglie Edda aveva detto che sarebbe andato un paio di giorni a Londra a un raduno di aviatori. Invece su un vecchio Piaggio bimotore che non poteva neanche permettersi il volo strumentale, assime a Paolo Varese e Elfo Frignani, due amici che non ci sono più, si mise a trasvolare il Polo Nord. Genova, Le Touquet, Circwall, Vagar, Rejkiavick, Kulusuk, Nararsuaq, Goose Bay, Riviere, Canada, Santa Chiara, Chicago. Il tutto in tre giorni, una partita a scacchi con la propria pelle lassù per aria e come pavimento una lastra di ghiaccio. Giunti a Gosse Bay, dove c'era una base Nato, il Piaggio che non rispondeva in radiofrequenza fu scambiato per un velivolo russo. Venne intercettato dai caccia Usa armati di missili aria-aria ma per fortuna la trasmittente si rimise a funzionare e Valerio Glorialanza riuscì a spiegare chi fossero e cosa intendessero portare a termine. Vennero scortati sino a Chicago e, una volta scesi, furono arrestati. Poi da Washington venne l'ordine di lasciarli liberi e negli State incominciarono i festeggiamenti. Quando rientrò a casa le pere di santa ragione. Edda aveva saputo dai giornalisti americani cosa avesse combinato di nascosto suo marito. 
 
 

Quando non si cimentava in avventure tanto grandi Valerio Glorialanza era costretto ad accontentarsi di qualche raid di piccola entità. Diceva lui. Da Genova a Malta, oppure da Helsinski a Genova in otto ore e mezzo. Ovviamente senza scalo, lui preferiva stare per aria, se avesse potuto dopo il decollo non sarebbe mai atterrato. Lo capì il re di Danimarca che lo fece cavaliere dell'aria. Nel suo Palmares non manca neanche una sorta di Parigi-Dakar riservata ai velivoli che si chiama Perigan-Tenerife e la rotta passa giusto sul Sahara. Glorialanza si classificò secondo, i concorrenti erano novanta. Giunto alle Canarie scese, scosse la testa e mormorò a se stesso: "la prossima volta andrà meglio".

Fu fondatore dell'Aero Club di Genova e della Società Volo del Tigullio.

Il Secolo XIX,  Giacomo Ferrera



La commovente storia che portò alla posa del Cristo nelle acque di San Fruttuoso

Camogli. Tutti coloro che vi hanno assistito ricordano ancora, pur essendo trascorso quasi mezzo secolo, la grandissima partecipazione della folla festante alla posa in mare della statua del Cristo degli Abissi. Non sola la piazza del porticciolo, ma le scalinate ed il sagrato della chiesa parrocchiale e tutta l'area attorno erano stracolme di gente pronta a seguire sulle barche la chiatta sulla quale si ergeva sul suo basamento la figura del Cristo, imponente come l'aveva concepita lo scultore genovese Guido Galletti.
 


Agosto 1945: la statua del Cristo ancora a terra
Poi il grande giorno, con la benedizione, un ben augurale volo di colombe, il saluto a voce e una salva di 21 colpi dell'equipaggio del cacciatorpediniere Artigliere, i maestosi getti d'acqua delle spingarde dei mezzi dei pompieri. Persino il transatlantico Cristoforo Colombo, in partenza dal porto di Genova diretto a New York, aveva deviato dalla sua rotta per farsi vedere a San Fruttuoso.

L'idea era nata nel 1947 quando, a conclusione del secondo conflitto mondiale molti piangevano i loro marti in mare; memorie e drammi che si rinnovavano con il recupero di alcune navi affondate.

Il portofinese Duilio Marcante venne l'idea di creare un luogo dove i sub potessero andare a pregare. Occorreva l'artista e si era indirizzati verso un genovese. "darò gratuitamente la mia opera, però la statua deve parlare, deve avere la sua statura, almeno due metri e mezzo", propose Guido Galletti il miglior scultore dell'epoca. In breve tempo fu pronto il modellino, poi il bozzetto a cera persa, quindi la statua in bronzo con il basamento di 80 tonnellate.

Il Secolo XIX fu il primo quotidiano italiano a pubblicare una fotografia subacquea, un mezzo busto della statua che aveva trovato nelle acque di capo Croce la sua definitiva collocazione.

Il Secolo XIX,  Tina Leati Rizzi
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