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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
95-96
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| IL BATTESIMO D'ALBENGA |
La scoperta dei resti di un battistero retrodata la genesi cristian della città
Albenga, la romana Albingaunum, da sempre chiusa nelle sue possenti mura, poteva accogliere degnamente i funzionari e i generali che con loro eserciti transitavano lungo la via Julia Augusta per raggiungere i loro insediamenti in Gallia e in Spagna. L'importante Municipium era dotata di imponenti edifici pubblici, un acquedotto, un anfiteatro, le terme delle quali si conosce l'importanza da una epigrafe, ora perduta, che informava che il console Quinto Virio Egnazio aveva, agli inizi del III secolo d.C., regnante l'imperatore Caracalla, consegnato agli albenganesi le terme, i balnea iniziati da Marco Valerio Bradua, un altro console romano, curatore delle acque della Sacra Città di Roma, censore nella provincia di Aquitania e proconsole in Africa.
Le imponenti rovine delle terme erano emerse dal fiume durante lavori
per la costruzione di nuovi argini nel 1908. Qualche decennio dopo fu Nino
Lamboglia, direttore dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, ad
ipotizzare che gli edifici sommersi appartenessero alle terme della romana
Albenga.
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Ma nessuno immaginava che la città potesse vantare le imponenti
terme monumentali, "riscoperte" da Bruno Massa, risposabile per la Soprintendenza
per i Beni Archeologici della Liguria del territorio ingauno, probabilmente
distrutte, o fortemente danneggiate, quando all'inizio del
quinto secolo la Liguria Marittima subì le devastazioni da parte
di sbandati dell'esercito visigoto di Alarico nel 401 e, un decennio dopo,
di Ataulfo .
Gli scavi hanno consentito di individuare gli impianti termali nella classica sequenza: la natatio, una grande piscina a cielo aperto di 13 per 15 metri, il frigidarium, con una grande vasca absidale e altre due vasche minori, il tepidarium, e in fine, il calidarium. Gli edifici termali e gli spazi aperti erano pavimentati a mosaico e in marmi pregiati, ed erano collegati alla città con una gradinata, occupavano circa 4000 metri quadri. Ma lo scavo ha riservato altre sorprese, forse ancora più importanti, certamente più rare: sulle strutture termali sono stati ritrovati una necropoli e un battistero paleocristiano, probabilmente assegnabile agli inizi del V secolo, e sappiamo che non sono certamente rari gli edifici battesimali sorti in età paleocristiana su strutture termali in disuso. |
Se gli studi confermano questa datazione verrà rivoluzionata la storia cristiana di Albenga e, come ha detto il vescovo Mario Oliveri, dell'intero Ponente ligure.
La necropoli paleocristiana era connessa certamente con una chiesa non ancora individuata ma presumibilmente denunciata dalla presenza di una abside sottostante la navata sinistra della chiesa di San Clemente. Si potrebbe ipotizzare che questa fondazione, che ha accanto il battistero, fosse la prima cattedrale di Albenga, prima che il vescovo Quinzio o un suo predecessore spostasse la sua cattedra all'interno delle mura, facendo eri gire una nuova cattedrale e il ben noto battistero della metà del V secolo, decorato qualche decennio dopo con il mosaico dal triplice monogramma di Cristo.
Le certezze, precisa Bruno Massabò, per ora sono poche ma la prosecuzione dello scavo e una attenta valutazione dei dati archeologici porteranno nuovi elementi, possiamo dire rivoluzionari, nella conoscenza di Albingaunum romana e cristiana.
Il Secolo XIX, Mario Marcenaro
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Di Gulatiero Skiaffino
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