"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 94
Murialdo
Come t'insegno il genovese 
Murialdo

La storia
Il Murus Altus

Il castello testimonia e racconta, in buona parte, la storia di questo borgo che replica quella di tanti altri centri dell'entroterra savonese. Il nome deriverebbe secondo alcuni da  Murus Altus, e le prime notizie su Murialdo risalgono al XII secolo quando apparteneva al marchese Anselmo del Vasto. Fino al XIV secolo appartenne ai marchesi di Ceva, quindi passò ai Del Carretto di Finale che lo tenero per quattro secoli.

Agli inizi del Settecento il borgo rientrò nel feudo dei Biandrate Alborandini e alla fine del XVII secolo passò ai Coardi di Carpeneto.

La visita
Borgate e cappellette

Murialdo è un interessante borgo costituito da numerose frazioni, ognuna con una chiesta o una cappelletta, affondate in splendidi boschi di castagno, o nascoste tra i faggi e le betulle.
 
 
Monumento di straordinario valore è la chiesa di San Lorenzo, a Ponte,che fu ricostruita nel 1445, dal "Magister" Francesco Garone. La facciata è gotica ed è caratterizzata da un rosone e da un portale sormontato da un rilievo in arenaria con San Lorenzo sulla graticola. Nella lunetta, invece, si trova un affresco quattrocentesco che rappresenta la Madonna col Bambino e gli angeli. All'interno, ristrutturato in epoca barocca, un ciclo di affreschi del XV secolo con le  Storie della vita della Madonna e un fonte battesimale medievale in pietra arenaria istoriato con tralci di vite. 
Ogni piccola frazione riserva una sorpresa d'arte. Così a Riofreddo le case sono raccolte introno a una ferriera del XVII secolo, a Isola Grande e a Valle svettano semplici campanili barocchi, a Piano, sede del palazzo comunale, la chiesetta quattrocentesca di San Pietro. Nella borgata Costa, infine, ecco il castello dei Del Carretto. Dall'edificio partivano le mura che racchiudevano gran parte del vicino territorio e la chiesa di Santa Maria Maddalena probabilmente del XIV secolo.

Cucina & Vini
Lo Spingiutto

Questa è terra di castagne, ma anche di patate e di funghi. La tradizione culinaria murialdese offre quindi una varietà di piatti di origine contadine che hanno come caratteristiche la semplicità e il gusto antico. Qualità contraddistinguono anche la cucina del ristorante Ponte che dal lontano 1926 offre ai suoi clienti il meglio della tradizione ligure e piemontese.

"Una vera specialità del posto - spiega Riccardo Giacosa, titolare del ristorante - è il liquore Spingiutto, preparato con erbe aromatiche raccolte nei boschi di Murialdo, una sorta di digestivo, tonificante, con un leggero fondo dolce; ricorda vagamente il Genepy, ma rimane meno forte perché è solo 30 gradi. Lo Spingiutto - continua Giacosa - si adatta a tutte le situazioni; solitamente lo si serve a temperatura ambiente, ma non manca chi ama sorseggiarlo a temperatura da frigo e chi sfida le gelide giornate d'inverno, riscaldando il liquore come se fosse un punch".

Questo liquore ha una storia antica; è stato ideato nel 1926 da Battistina Ghisolfo, nonna di Riccardo, ma per alcuni anni viene praticamente dimenticato. Negli anni '60 Anita, figlia di Battsitina, e il marito Edi riscoprono questo antico infuso e lo propongono alla clientela del ristorante che ne decreta il successo immediato. "Oggi - prosegue Riccardo - lo Spingitutto è addirittura un marchino depositato per il quale riceviamo ordini da tutta Italia, anche se, per nostra scelta, rimane una produzione familiare".
 

Come t'insegno il genovese

Genovese per tutti, nel segno della riscoperta delle tradizioni linguistiche, ma anche con l'obiettivo di soddisfare le richieste di chi ha voglia di conoscere l'idioma degli avi. Così, dopo il clamoroso successo di un anno fa, quando furono oltre cinquanta gli iscritti al corso di zeneise, quest'anno il Comune ci riprova. A svolgere il ruolo d'insegnate sarà ancora Mario Peccerini, capitano camogliese da sempre attento conoscitore del dialetto.

"Sono convinto che l'iniziativa verrà nuovamente accolta con interesse dai recchesi e dagli abitanti del golfo Paradiso - commenta Emilio Razeto, assessore che si occupa di tradizioni - un anno fa abbiamo avviato il corso, non conoscendo affatto quale sarebbe potuta essere la risposta, la partecipazione entusiastica ci ha convinti della necessità di continuare. Lo studio del genovese non è un modo per affermare un localismo o una sorta di nazionalismo linguistico inutile.  Si tratta semmai di dare gli strumenti di conoscenza di una lingua che, fino a un paio di generazioni fa, veniva parlata da tutti. Studiando e imparando il genovese si può capire meglio quella che è la nostra storia".

Un argomento che, stando alle prime iscrizioni non attrae solamente i recchelini doc, nati in città e discendenti di famiglie locali. Anche alcune persone che sono residenti a Recco da pochi anni e che arrivano da altre regioni hanno aderito al progetto. Importante è anche la presenza di giovani tra i partecipanti.

E.m - Il Secolo XIX
 


Andare in su Ritornare