| "A LANTERNA" |
Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
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| La sfida delle
signore
Tre donne in corsa per la poltrona di sindaco |
Chiavari. La docente universitaria, la vicepreside e la dirigente del Ministro. Tre donne in politica per una inedita, statisticamente storica, corsa alla poltrona più ambita di Palazzo Bianco, quella di sindaco. Tre candidate donne in una città che non ne aveva mai espresso nemmeno una. E ora quasi in coro dicono: "Una cosa molto bella".
Non è una rivincita al femminile, la sottolineatura è immediata e fuga ogni rivendicazione femminista. Anche se Patrizia Muratore, la dipietrista che corre per l'Ulivo, in politica da un anno appena dice che "esistono ancora ostacoli e pregiudizi". Non è femminista la vice sindaco in carica, Alessandra De Barbieri, candidata a salire di un altro gradino la gerarchia in Comune succedendo al leader della formazione politica nella quale milita e cioè il sindaco Vittorio Agostino. A 59 anni De Barbieri preferisce marcare la praticità delle donne: "Sappiamo far quadrare i bilanci di casa, da sempre. Spesso un uomo è più lungimirante, però la donna è concreta, lotta di più, è abituata a sacrificarsi almeno quelle della mia generazione".
Maria Stella Mignone ha fatto parte del governo locale Agostino, era assessore della Cultura, poi si è staccata dal sindaco. Come capolista alle ultime amministrative di "Chiavari avanti così" aveva fatto il pieno di consensi risultando la più votata. Ora ci riprova. Da sola. Candidata a sindaco a capo di una lista civica nell'ambito del centrodestra e fino all'ultimo in lizza per rappresentare la Casa della Libertà.
La professoressa è convinta del valore aggiunto che una donna può dare. Anche alla politica: "La donna riesce a ricoprire più ruoli nella giornata. È versatile e mette un grande impegno nelle cose che fa. Considero un grande traguardo la fiducia che ci è stata concessa". Anche gli uomini, come il diesse Monteverde, rimarcano il concetto del valore aggiunto, nel caso specifico riferito a ciò che la Muratore potrà fornire alla causa dell'Ulivo. L'esponente dipietrista punta su principi come uguaglianza, solidarietà, trasparenza. Parole di Antonio Di Pietro, condivise da molti nell'Ulivo.
Alessandra De Barbieri gioca di squadra, tocca a lei prendere in mano il testimone di Agostino. Ma non si sente un po' in seconda fila rispetto a una personalità prorompente come quella del sindaco? "Ma no. Lui lascia mano libera alle persone in cui ha fiducia. Lo sarà libera anche se la line della nostra lista è già stata tracciata". A una donna il compito di attuarla.
Vittorio De Benedictis - "Il Secolo XIX"
Uovo. Dal latino ovum, di radice indoeuropea. Un termine che non possiede sinonimi: non lo si può chiamare altrimenti.
In biologia, è il gamete femminile degli animali a riproduzione sessuata, ricco di sostanze nutritive, di forma sferica, ellissoidale o cilindrica e di dimensioni e struttura diversa a seconda delle varie specie animali. Più correntemente, si intende l'uovo degli animali ovipari: dei pesci, degli uccelli, degli instetti; di gallina, di struzzo, d'anatra, di storione; delle formiche; e, non scordiamocene, dell'ornitorinco.
Per antonomasia, è quello di gallina (meglio se fresco di giornata), composto di albume e tuorlo (bianco - o chiara - e rosso). Ingrediente diffuso per la preparazione di numerosi piatti, lo si cucina anche da solo in molti modi. Per esempio: uovo à la coque (scaldato col guscio in acqua bollente per un paio di minuti); uovo affogato, in camicia (cotto senza guscio in acqua sobbollente); uovo sbattuto (frullato, gonfiato, montato con la frusta o frullino); uovo all'ostrica (Il solo tuorlo crudo, con sale e limone); uovo al tegame, all'occhio di bue (fritto con burro od olio senza rompere il tuorlo); uovo strapazzato (fritto al tegame col bianco e il rosso mescolati).
La sua immagine, molto evocativa, ha dato il via a numerose figurazioni. Le principali: l'uovo di Colombo (espediente facilissimo cui però nessuno aveva pensato prima, come la leggera ammaccatura sul fondo di un uovo che, secondo la tradizione, Cristoforo Colombo escogitò per farlo stare rito su n tavolo); è come bere un uovo (per indicare una cosa estremamente facile e agevole); rompere le uova nel paniere a qualcuno (compromettere o far fallire ciò che altri hanno pazientemente progettato e preparato); essere pieno come un uovo (aver mangiato moltissimo); voler l'uovo mondo (voler le cose facili, senza fatica o pericolo); cercare il pelo nell'uovo (essere estremamente minuziosi, non tralasciare o trascurare assolutamente nulla); testa d'uovo (intellettuale, perlopiù le cui idee politiche e economiche mancano di contenuto pratico).
I proverbi lo vedono sempre appaiato alla sua matrice: meglio un uovo oggi che una gallina domani; la prima gallina che canta ha fatto l'uovo; è nato prima l'uovo o la gallina?.
Come ricettacolo della vita che da esso uscirà, secondo la
credenza primitiva è carico di uno speciale "potere", donde il suo
uso tanto nei riti di fecondità e di cura magica (lo si metteva
vicino al defunto, perché può giovare persino ai morti),
quanto nel culto, dove spesso figura come offerta votiva. Nel mito, è
anche molto diffusa la concezione che l'universo sia nato da un uovo.
L'Uovo cosmico è conosciuto dai Polinesiani, dai Peruviani, dai
Giapponesi, dagli Indiani, dai Greci, dagli slavi, dai Finni, dai Fenici
e da altri popoli ancora.
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Quando invece è di legno serve per rammendare le calze: se è di legno dipinto a colori vivaci è un comune soprammobile russo; se è di neve (ma non sul serio..) è un dolce vanigliato a base di latte, uova, zucchero; se è da tè è il piccolo recipiente bucherellato che riempito di foglioline di tè si immerge nell'acqua bollente; se è di mare è il carnoso Microcosmus sulcatus, frutto di mare commestibile; mentre Uova di Norimberga si chiamavano i primi orologi da tasca. L'uovo benedetto è quello pasquale, che nel mondo cristiano - specialmente nel rito orientale ortodosso - rappresenta non solo il germe primaverile della vita naturale che si rinnova, ma anche l'embrione della vita simboleggiato dal mistero della Resurrezione; fatto bollire in un infuso di cocciniglia acquista un colore rosso intenso, simile al carminio, e si rassoda: una volta ricevuta la benedizione dal sacerdote, il fedele lo mangia ritualmente nel giorno di Pasqua e in quelli immediatamente successivi. |
di skiaffino |