| "A LANTERNA" |
Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/
Nr. 82
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La citta’ dei Fiori non si concede piu’ alla vista dei viaggiatori delle ferrovie. Chiusa la vecchia linea, andati in pensione i vecchi passaggi a livello. Stop alla vista di Capo Verde con sopra il faro, allo scorcio, di sfuggita ma per questo ancor piu’ prezioso perche’ e’ un attimo da afferrare, di Costa Azzurra, agli orti con i carciofi e gli asparagi e alle serre che hanno resa famosa questa parte di riviera ligure.
Tutto cancellato. Il moderno va avanti e’ proprio il caso di dirlo, come un treno. Un treno che passa oramai in galleria, che entra a Taggia per sbucare a Ospedaletti, passando per Sanremo che finalmente si affranca dai binari che la dividevano in due.
Il nuovo avanza, anche se in ritardo, ma avanza. E come nel 1856 venne festeggiato quell’unico binario che dopo vent’anni di lavoro collego’ Genova con il ponente ligure, ora e’ stato festeggiato il raddoppio.

Due feste differenti. Ieri lo sbuffare di una vaporiera, le signore che sfoggiavano cappellini vezzosi sul lungo mare al braccio dei rispettivi mariti con il Borsalino rigorosamente sulle “ventitre’”, le bandierine che sventolavano al passaggio del treno, le carrozze ferme ai passaggi a livello, che fino ad ieri rappresentavano la cintura di ferro tra mare e l’abitato.
Il treno con i due locomotori scivola nella galleria, raggiunge, anche se non lo si capisce, velocita’ che superano del doppio quelle normali e possono arrivare ai 200 all’ora.
Bastano sei minuti per scendere nella nuova stazione di Sanremo.
Sei minuti, un niente rispetto a prima e sopratutto senza dare alcun
fastidio alla Citta’ di Sanremo che vive incredula la suo gioia senza
quei diciassette passaggi a livello. La citta’ e’ libera, e le auto possono
scorrere con meno difficolta’ e sopratutto non c’e’ alcun rumore. Un sogno
che tutta l’Italia vorrebbe vedere realizzato.