"A LANTERNA"
 Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/ Nr. 76
E cento anni fa il Genoa sceglieva la maglia rossoblu
Coppi & Bartali, come ai bei tempi
 Concorso 76
E cento anni fa il Genoa sceglieva la maglia rossoblu

Con una delibera del direttivo, sotto la presidenza di Mister Fawcus


IL GENOA DEL 1903 in maglia rossoblu aquarti. 
In bianco Spensley.   
Nella lunghissima, e in gran parte gloriosa, storia genoana ci si imbatte sempre un qualche significativa “ricorrenza”. Questa volta è la ricorrenza della “casacca” (perché dir “maglia”  è alquanto riduttivo...) del Genoa vale a dire della più nobile e antica progenie calcistica italiana.

Orbene, la casacca è datata 1901, ha cioè la bellezza di cento anni, ed era già insignita allora di tre titoli di Campione d’Italia: (il termine “scudetto” venne introdotto soltanto nel 1924 ed il Genoa fece a tempo a fregiarsene per primo alla fine del campionato 1923-24 vinto senza ombra di sconfitta, record ineguagliato...).

La prima casacca, al momento della fondazione della società, era stata tutta bianca (epoca dei pionieri), poi a strisce bianco-blu.

Perché avvenne in quell’anno?

Nell’assemblea dei Soci (impensabile  allora il termine azionisti) del 25 gennaio 1901 venne approvato il nuovo statuto sociale e, in base all’articolo XII, stabili i colori delle “camicie” in rosso (o meglio granata) e  blu scuro cioè i colori proposti dal socio signor Rossi. L’iniziativa passò a maggioranza, con 5 voti contro 4 del socio signor Passadore il quale voleva i colori  blu-bianco.

Perché tale scelta? Forse in omaggio ai colori che campeggiavano sullo stemma della Queen Victoria, Regina di Gran Bretagna e  Imperatrice delle Indie, deceduta proprio 1901, dopo un regno lunghissimo cominciato nel 1837. Dopo tutto il “Genoa Criket and Football Club”aveva radici anglosassoni.

Presidente in quell’anno 1901 era mister G.C. Fawcus e la squadra (che in quella stagione non vinse il “titolo" di campione d’Italia andato al Milan) era formato da: Spensley, Ghigliotti, Pasteur II, Passadore, Pasteur I, Rossi P., Agar, Bocciardo, Cali (poi alla Doria e capitano della Nazionale), Dapples, Delamore.

Tale ·casacca” rossoblu fu portata, attraverso il tempo, in tutta Italia, nelle “Meriche” nel 1923 (con la famosa tournee del Genoa campione d’Italia ’22, ’23 vinto senza sconfitta) e portato in tutta Europa, quale segno di un club che nella “fausta come nella ria sorte” sempre riconosciuto come il “capostipite” del football in Italia.

Dunque il Genoa può andare ben fiero di tale casacca, che tale rimase attraverso i decenni salvo qualche rara ed effimera contaminazione, un simbolo, una casacca come espressione di una nobiltà calcistica ineguagliabile, colori incancellabili nel cuore e nella memoria di generazione di supportes.
Edilio Pesce

Coppi & Bartali, come ai bei tempi

A Lerici incontro tra i figli di Ginno e Fausto in nome dello sport pulito

Lerici. “I nostri genitori scendevano in campo per vincere, e ci mettevano l’anima. Ma fuori erano  persone normalissime, cordiali. Due amici. Erano la parte buona del ciclismo, una parte buona che sicuramente ancora esiste”.  Volano alte le parole di Andrea Bartali. Parla del suo grande papá, Gino. Davanti a lui Marina, figlia di Fausto Coppi, fa segno di sì col capo, con un sorriso dolce.

Qualcosa di magico è avvenuto ieri a Pugliola: l’incontro di due persone speciali, i figli dei più grandi ciclisti d’Italia, festeggiati con gioia  da chi gli aveva nel borgo: un nugolo di “nonni” sportivi davvero: ancora fieri nei capelli bianchi  per avere accolto da ragazzo, che 62 anni fa aveva vinto qui la Coppa Contessa Carnevale, gara nata nel’35.

Chi, allora, aveva festeggiato quel ragazzo silenzioso e fortissimo, non ha potuto dimenticare il sudore e l’umiltà del ciclismo più vero: “Nella memoria abbiamo ancora stampato quel volto – spiega Raffaele Carro, leader del comitato – ma non è rimpianto del passato o nostalgia della gioventù. Vogliamo gridare forte che lo sport può essere sanno, pulito”.

Maria Coppi e Andrea Bartali sono venuti a Pugliola, e si sono stretti la mano sotto un bassorilievo che ricorda il celebre passaggio della borraccia tra i loro padri. Hanno sorriso i giovani under 23 della decima Coppa Carnevale, un centinaio di promesse del ciclismo: sul palco, assieme all’attuale Contessa, figlia della nobildonna che nel’39 premiò Coppi.

“Che bella idea! – ha detto Marina Coppi, tanto elegante quanto semplice – è stato simpatico conoscere Andrea Bartali. Suo padre ed il mio sono l’esempio di avversari che erano anche amici. In comune avevano la passione, e la stima reciproca. Io ho fiducia nei giovani. Oggi ci sarà che sbaglia ma tanti sono puliti....” D’accordo Andrea Bartali “Nello sport c`è una parte buona e sana, che resiste a tutto”.

Tanti gregari dei due campioni, giunti da lontano. Tanta commozione: orgoglioso il sindaco Giorgio Tedoldi: “Lerici vede insieme oggi per la prima volta i figli di due miti, e tanti giovani”.
Sondra Coggio

Concorso numero 76

I vecchi non sono campioni dello sport? Che ha fatto la signora Silvia Craveri (78 anni) di Alassio? 

Inviar la soluzione, alla nostra casella postale (ICAL , CC 798, Correo Central, 1000 Buenos Aires, Argentina) prima del 10.10.2001, indicando il mittente completo con il numero di telefono. Tra le risposte esatte si sorteggera’ un libro sulla Liguria, che sara’ inviato al vincitore per posta. 

La soluzione del concorso numero 74 è l’articolo di oggi. Vincitore è il signore Alberto Bissio di Buenos Aires. 


 
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