Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. Gen - feb

La Liguria che si confonde con la Francia

In viaggio con gli scrittori dai giardini Hambury a Bordighera, sulla costa e nell'entroterra
La provincia di Imperia é una terra densa di suggestioni anche letterarie. La Francia é a due passi, ma la frontiera non é piú una barriera psicologica come un tempo. Come benvenuto a chi entra in Liguria, uno dei parchi piú belli d'Europa: i giardini Hanbury. Il loro fascino ha colpito tanti scrittori. Nico Orengo ha ambientato "Miramare" e tanti altri romanzi in questo lembo di Liguria, che si confonde  con la Francia, tra cui "Le rose di Evita": "Su quel terrazzo Evita (Peron) aveva guardato l'orizzonte, cercando l'Argentina; su quel terrazzo, vestita di celeste, di giallo, di nero, aveva visto passare i piroscafi bianchi per Marsiglia e Le Havre". Orengo trascorre  le sue vacanze estive in una casa su tre piani che domina  la piccola insenatura con i giardini che si affacciano sul mare.

Proseguendo per l'Aurelia, la prima cittá che si incontra é Ventimiglia. Passeggiando sul mare, vicino alla foce del Roja - un fiume che attraversa un paesaggio indimenticabile dal Col di Tenda fino al mare - Camillo Sbarbaro é rimasto colpito dal profumo della Francia: "Lí venni la notte a respirarla da vicino. Una luce era su di lei, diffusa, riverbero delle sue cittá. Monaco pareva laggiú un braciere semispento". Guido Ceronetti in "Viaggio in Italia" ne descrive la cittá vecchia arroccata su un poggio: "Piccola Casbah di Ventimiglia alta, giá percorsa tante volte, ma oggi piú ditata di rosa, tutta vitale e festosa, piena di occhi".
Lasciata Ventimiglia, se si prosegue sull'Aurelia, si incontra il bivio per San Biagio della Cima e Perinaldo: nell'entroterra  si possono visitare  i luoghi di Francesco Biamonti, il cantore di una civiltá scomparsa, quella mediterranea che ha resistito per millenni. Una cultura di cui rimangono solo echi lontani, ulivi strozzati dai rovi, muretti a secco che crollano: "Le case, disabitate, andavano in rovina. Dorate dal silice ferroso, splendevano nella sera - scrive Biamonti - Gli ulivi, carichi di seccume, anziché di folto argento, s'illuminavano di un viola scarno, che precedeva  il buio della fine" ("Vento largo"). Se i contadini hanno abbandonato queste vallate, sempre piú stranieri - tedeschi, olandesi e francesi - comprano le case in pietra che cadono a pezzi e le ristrutturano. Da San Biagio si puó arrivare a Perinaldo e da lí a Dolceacqua, Pigna e Apricale in Val Nervia, oppure a Baiardo. L'entroterra é pieno di percorsi e, partendo dalla costa tra Ventimiglia e Arma di Taggia, si possono raggiungere Seborga, Ceriana, Badalucco e Triora e tantissimi altri luoghi medioevali aggrappati alle montagne.

Baiardo é un'altro paese fuori del tempo. Giuseppe Conte ci ha ambientato "Equinozio d'autunno": "Il vicolo scavato a serpentina sotto la fungaia delle case abbandonate portava in cima al colle; cosí da un'ombra stagnante e verdognola si passava di colpo alla piena luce, proprio davanti alla chiesa diroccata": é la chiesa di Baiardo; il paese é stato distrutto  dal terremoto alla fine dell'Ottocento. Il tetto é ancora scoperchiato e il luogo é davvero magico: non a caso in cima a questo colle i Druidi facevano le loro cerimonie.
Sulla costa, invece, lasciata Ventimiglia e oltrepassata Vallecrosia, si incontra Bordighera, tanto amata da Lalla Romano, che ci trascorreva le sue vacanze: "Quí convivo finalmente con il mare. Avevo, senza saperlo, aspettato questo tutta la vita" ("In viaggio con il buon samaritano"). Il pittore Claude Monet trascorse a Bordighera appena dieci settimane nel 1884. In cosí poco tempo riuscí a produrre circa 40 dipinti, non solo di Borfighera, ma anche dei dintorni. A Dolceacqua rimase folgorato dal ponte a schiena d'asino.

Alla fine dell'Ottocento la Liguria era selvaggia, con uliveti e piante di limoni vicini al mare: la Riviera di Ponente era un luogo di passaggio per raggiugere Roma o Firenze, tappe del Grand Tour. Tra i primi inglesi che la percorsero "in un bello e splendido giorno di aprile del 1840", con una carrozza da viaggio tirata da quattro cavalli, due personaggi letterari, Sir John Davenne e Lucy, un baronetto inglese e sua figlia. Sono protagonisti del "Doctor Antonio", il romanzo scritto  in inglese dal patriota  in esilio Giovanni Ruffini. Racconta una storia d'amore: Lucy, durante la convalescenza dopo una brutta caduta, nuota nelle acque limpide di Bordighera, passeggia sulle colline, prende il sole sulla barca e s'innamora del dottor Antonio, medico del posto che la cura. Pubblicato in Inghilterra , il romanzo ebbe un discreto successo, ed ebbe il merito di far conoscere la Riviera  agli aristocratici inglesi che, fino ad allora, trascorrevano le loro vacanze in Costa Azzurra.

Laura Guglielmi di "Il Secolo XIX"


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