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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
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Etica tecnologia mercato
una pausa di riflessione per riordinare le idee
Per Decio Lucano
Spesso TTM viene definita una rivista tecnica, lo sentiamo dire anche da persone di un certo livello; perché oggi siamo tutti un po' superficiali, alzi la mano chi legge una rivista, un giornale, un libro dall'inizio alla fine.
Dal 1997 TTM ha uno spazio intitolato “Sul ponte di comando della cultura” curato dalla scrittrice Silvana Canevelli con interviste dei maggiori esponenti della cultura italiana, ma anche manager industriali.
Avevo proposto questa mia idea a Silvana, che curava per noi le recensioni dei libri e l'ho trovata entusiasta.
Già, ma come coniugare la cultura in generale con una rivista cosiddetta tecnica?
Il concetto “umanistico” dell'arte del navigare l'avevo assimilato alla scuola nautica e messo in pratica a bordo delle navi, e poi tanti anni nell'insegnamento “tecnico” di arte navale.
“LA scuola questa particolare scuola mi ha dato il gusto della conoscenza sperimentale della vita pratica” (aveva scritto Vittorio G. Rossi del suo Nautico di Camogli), ma la scientificità nell'esercizio professionale, richiede anche una forte componente umanistica che i miei insegnati di lettere e di lingue mi avevano infuso e qualche “maestro” -allora si poteva chiamare così - di Astronomia, Navigazione e Fisica.
L'automazione degli anni sessanta, fino ai progetti della nave “intelligente” senza la presenza umana, lo sviluppo della telematica, l'ergonomia, l'eccesso di tecnologia, le macchine (per Kipling il cuore della nave) non presidiate, avevano il sottinteso obiettivo dell'eliminazione dell'uomo a bordo.
Tutto questo ci ha riproposto prepotentemente l'interfaccia uomo / macchina presente in ogni numero della rivista come uno spiritello, un virus di conoscenza, un antagonismo presente nella nostra vita quotidiana.
Ecco allora prendere forma l'idea un po' ambiziosa (un filosofo amico ha scritto che ci vorrebbero convegni di mesi mentre l'intellighenzia supponente dei poteri finanziario culturali ha cassato senza appello proposte di collaborazione) di accogliere personalità della letteratura e manager dell'industria pubblicate sulla rivista dal 1997 ininterrottamente.
Il tema dominante delle interviste è il rapporto tra la cultura scientifico – tecnica e il sapere letterario – umanistico a cui hanno risposto (e rispondono) i nomi più prestigiosi del nostro paese.
Lo scopo è di dare dei riferimenti etici e dialettici affinché le discipline umanistiche non siano subordiante al saper scientifico, questo'ultimo suddiviso nella grande famiglia delle scienze (Biotecnologia, Psicologia, Antropologia, Sociologia, Diritto, ecc.).
Scienza ed etica; è possibile far interaggire una scienza, che galoppa producendo effetti imprevedibili, con un'etica allo stato attuale così arretrata?
Le domande che abbiamo posto ai più autorevoli esponenti della nostra cultura sono state dettate dalla considerazione che raramente un'epoca è stata così velocemente tecnologizzata come la nostra e continua ad esserlo.
Inoltre oggi lo sviluppo dell'economia mondiale e la competizione tra i soggetti deve avvenire nel rispetto dei principi etici.
Tecnologia etica mercato, un ossimoro sempre più stretto che ha bisogno del sostengo culturale.
Non a caso, quindi, TTM ha voluto fare questo percorso tra le “teste pensati” come contributo al dibattito sull'etica e business.
Etica e tecnologia: una convivenza possibile? - Etica e mercato – La tecnologia e i paesi poveri... - Il ruolo della poesia in questa società tecnologica? - E il ruolo del filosofo oggi? - Cultura umanistica e cultura scientifica: una frattura che si è andata creando dopo il Positivismo... - Il mare per lei...
Una breve biografia dei personaggi intervistati è riportante in calce al testo.
Purtroppo alcuni ci hanno lasciato come Mario Luzi, Giuseppe Pontiggia e Francesco Biamonti.
Il mondo delle tecnologie ci porta un avvertimento: non dimentichiamo di essere uomni dalla morfologia proteiforme.
Cerchiamo nello studio della natura le risposte alla tecnologia, facciamo di ogni uomo una testa pensante.
Il nostro secolo ha bisogno di grandi artisti, uomini di pensiero (e scienziati) come quelli del Novecento.
Etica e tecnologia: una convivenza possibile?
| Carlo Sgorlon
Se in una società ogni uomo è lupo all'altro uomo, cioè
ognuno pensa per sé, non possono nascere neppure iniziative di carattere
collettivo, di carattere cooperativo. Credo che l'etica, la tecnologia
e la scienza debbano conviver di necessità.
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| Enzo Bettiza
In un certo senso tutta la storia dell'umanità è stata
caratterizzata da uno sviluppo tecnologico che andava più svelto
degli aggiornamenti etici. Io penso che quando l'uomo inventò il
fuoco, qualcosa nell'etica dell'uomo primitivo si capovolse. Dunque un
gap inevitabile ci sarà sempre. Ciò non vuol dire che la
tecnologia debba per questo fermarsi. La scienza non è né
morale né immorale. È amorale. Essa si sviluppa per conto
suo, poi le etiche si aggiornano e anche i fatti prodotti dalla scienza
che si sembrano più innaturali, ad un certo momento diventano patrimonio
della scienza stessa. Pensiamo alle scoperte di Galileo, a quelle di Freud,
ad Einstein.
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| Elisabetta Rasy
Io trovo assurdo che ci siano i partigiani della tecnologia e invece
coloro che fanno resistenza. Si sa che la modernità ha questo aspetto
di conflitto, di scontro tra due stanze diverse. Sono tre secoli che questo
avviene e dobbiamo trovare una soluzione ad un conflitto che è consostanziale
alla modernità e non solo alla nostra epoca.
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NOTA: L'inchiesta di TTM comprende più risposte che non vengo riprodotte in questo spazio.
Da TTM - la rivista dello shipping e della nautica // gennaio - febbraio 2006 //
Chiavari. Il minestrone cotto sul “ronfò”, la stufa a legna dei nonni. E poi lo stoccafisso, la cima, le trippe e i ripieni di verdura.
Giuseppe “Pippo” Bonino, 89 anni, li preparava, insieme al fratello Luisito, secondo le ricette della tradizione imparate da papà Luca, “Luchin”, nella sua osteria con cucina di via Bighetti, che dal 1907 serve pranzi e cene a generazioni di chiavaresi e di “foresti”, uomini della strada, imprenditori, vip, studenti e diplomatici.
“Pipo” Bonino se n'è andato l'altroieri sera, all'improvviso. Il suo fisico ha ceduto alle ingiurie degli anni, il suo cuore si è fermato per sempre. “Nell'ultimo mese non usciva più e lui, così dinamico e attivo, soffriva molto di questo declino” racconta il nipote, Antonio “Tony” Bochino, oggi al timone del locale insieme al cognato, Nicola, che ha sposato sua sorella, Mariella, e al nipote Luca, 34 anni, ultimo (per il momento) depositario dei segreti di una cucina che ha conquistato, negli anni, soubrette e ambasciatori, attori, e “signorine buonasera” della v anni Settanta ma sopratutto la gente comune, i chiavaresi emigrati per lavoro che le radici e la nostalgia riportavano immancabilmente ai tavoli di “Luchin” per una fetta di farinata o un piatto di baccalà.
“Viveva solo, nel caruggio, a pochi passi dal ristorante – aggiunge Tony Bonino – e la prima visita della giornata era proprio nella sua cucina. Dava un'occhiata in giro, sorvegliava le pentole sul fuoco, controllava pietanze e ingredienti e aveva sempre, come tutti gli anziani, qualcosa da ridere.”Ai miei tempi...”, borbottava, da grande vecchio del mestiere, con burbero affetto”.
Aveva pure la laurea, “Pippo”. In chimica industriale, ottenuta, dice Tony, “Quando lo studio era alla portata di pochi”. Mai avuto dubbi, racconta il nipote, sul “cosa fare da grande”: “guai a pensare di abbandonare marmitte e padelle per chiudersi in un laboratorio. Zio “Pippo” aveva le idee chiare. E una passione senza confini per questo mestiere. Ce l'aveva nel sangue, lui”. Una laurea, dunque, mai sfruttata per esercitare la professione ma solo per consegnare ai nipoti pillole di saggezza, come spiega Tony: “Era un uomo di poche parole ma sapeva “colpire” al momento giusto, quando occorreva. E, siccome era il più colto, in famiglia, si occupava anche della contabilità. Era “fantin”, non aveva trovato la “metà della mela”. Preciso, scrupoloso, senza grilli per la testa. Qualche amico, niente hobby e, ogni tanto, una capatina alla bocciofila”.
“Pippo” lo schivo, però, sapeva essere estremante cordiale con i clienti. “Era lui che scambiava battute e opinioni con la gente comune ma anche con Mario Soldati, Vittorio Gassman, Carlo Dapporto, Minnie Minoprio e Beppe Grillo, tanto per citare alcuni tra i personaggi dello spettacolo e della cultura che hanno pranzato da noi” prosegue Tony.
L'addio a “Pippo” Bonino oggi alle 11 nella parrocchia di SanGiovanni Battista. Chiavari, commossa, saluterà per l'ultima volta uno dei suoi figli prediletti.
Giuseppe “Pippo” Bonino, a sinistra il nipote, Tony,
e il cognato Nicola.
23.02.06 Rosella Galeotti - Il Secolo XIX
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