Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 164 - 166

Una bitta per Carige simbolo Ligure

Genova. Siamo liguri o no? Nel momento in cui si colloca fra i protagonisti del risiko bancario partecipando alla cordata Unipol per Bnl e consacrando, in certo modo, il suo ruolo recente di banca nazionale, Carige, non rinuncia a sottolineare le radici genovesi. E per la sua nuova compagna pubblicitaria, ricorre a un messaggio d'impronta fortemente marinara. In primo piano la bitta, il tradizionale fungo di ferro attrono al quale si avvolgono le cime (corde) per fissare vele e imbarcazioni. Accanto la scritta: “Cerchi un porto sicuro?”. La firma: Banca Carige.

Il nuovo testimonial grafico, spiegano alla banca genovese, rappresenta la filosofia di Carige: “anche le gomene che avvolgono la bitta, hanno un significato preciso: segnalano il forte legame fra tutte le società del gruppo Carige (le cinque banche e le due compagni di assicurazione) e fra la banca e i clienti”.

“Abbiamo voluto scegliere un linguaggio marinaro – aggiunge il presidente, Giovanni Berneschi – per sottolineare che chi si affida a Banca Carige, è in un porto sicuro e troverà solidità, serietà, apertura, sicurezza, capacità di confronto. LA bitta è un simbolo del mare e della navigazioni e sarà presente in ogni campagna pubblicitaria, istituzionale, di immagine e di prodotto. Sarà utilizzata per tutte le nostre uscite in Italia”.

Il banchiere ricorda che la banca sta cambiando e la pubblicità, sottolinea, va di pari passo. “Siamo un gruppo più grande, quindi più autorevole in Italia. Abbiamo raggiunto nuovi porti e nuovi traguardi. Arriviamo da una città di mare dinamica. Per questo abbiamo pensato di affiancare al logotipo e ai quattro rombi (che raffigurano in modo stilizzato le quattro provincie liguri, n.d.r.) che ci accompagnano da oltre 25 anno, qualcosa che fosse riconoscibile e coerente con noi, con le nostre strategie e con il nostro modo di vedere la banca: un porto sicuro”.

Per il momento la pubblicità con la bitta, che è opera dell'agenzia Burson & Marstelle (cui è stata affidata la comunicazione di prodotto e istituzionale per il prossimo biennio) sarà limitata a Genova e alla Liguria. In seguito verrà estesa alle 12 province in cui il gruppo è presente.

Il Secolo XIX – R. Eco 07/2005



Nonna radio, settant'anno nell'etere

Diano Marina. Con il tasto del telegrafo ha fatto il giro del mondo proprio come il pioniere dell'etere proprio come il pionere dell'etere Guglielmo Marconi. Ha conosciuto ex spie del Kgb, scienziati che lavorano stabilmente in Antartica, militari della Royal Air Force, uomini dei servizi segreti americani e del Pentangono o delle forze armate impegnate in missione di pace in Iraq e in Afghanistan. Con la radio ha viaggiato in ogni parte del globo: Ada Garibaldi fa parte di un ristretto numero di radioamatori da Guinness dei Primati.  È la prima donna marconista ancora praticante in Italia. Nello stesso elenco redatto dal'Ari, (Associazioni dei Radioamatori Italiani), figurano anche nomi illustri della politica da Cesare Mezagora, già presidente del Senato, a Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, quindi Giuseppe Zamberelli, ex ministro della Protezione Civile, Antonio Gava, ex ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, Ugo Monaco, ex direttore generale delle stesse Poste. Non ha mai conosciuto Guglielmo Marconi, ma ha collegato per diverso tempo Adriano Cavalieri Ducati, ce diede inizio ad una delle prime imprese che al tempo di Marconi era da pionieri: chi non ricorda i condensatori Ducati, le prime radio e anche i ciclomotori.

A bassa voce dice di avere fidanzati ovunque. Ada Garibaldi Ricchetti, 81 anni, è la più anziana radioamatrice d'Italia e ancora oggi  svolge con grande dedizione un hobby che il computer sta praticamente cancellando. Vive e continua la sua passione per la telegrafia a Diano Marina. Iniziò a conoscere il codice morse e a manipolare il tasto a soli 13 anni, era il 1937, seguendo la passione e l'attività di marconista del padre Giovanni, sottocapo della Regia Marina. Con la radio ha imparato anche a leggere e a parlare l'inglese. A 18 anni entrò a far parte della squadra di marconiste del Comando della regia Aviazione: “Le soldatesse esistevano già a quell'epoca”, sottolinea orgogliosa nonna. Ada dopo aver visto in tv l'altro ieri le prime donne ufficiali in divisa. Una stanza del suo appartamento è stata trasformata in una grande stazione radio che potrebbe essere giustamente definita il vero e unico museo dei marconisti della Liguria. Odia internet, tiene spento il telefonino cellulare ce le hanno regalato i figli e che usa solo in caso di emergenza, trascorre le giornate attaccata alla radio, l'unica sua grande passione che ha interrotto nel 1991 quando è mancato suo marito.

“Ho ripreso l'attività da pochi anni. Per me – racconta Ada Garibaldi – la radio è come una droga. resto
in ascolto dalla mattina alla sera quando i figli e i nipotini, ovviamente, me lo permettono. A volte mi ricordano che devo fare anche la nonna”. Di una simpatia estrema Ada Garibaldi non si fa certo supplicare da chi le chiede di raccontare la sua storia. Ada ha iniziato a conoscere il mondo della radio da bambina: alla ninna nanna preferiva ascoltare il papà che trasmetteva alla radio. L'altra sua passione erano i giocatori, i mitici Frossi, Meazza, Piola, e le melodie trasmesse alla radio dalla mitica orchestra Angelini.
 

Con il codice morse ha trovato anche l'amore. Il tasto e il microfono furono galeotti. “È vero. Ho conosciuto Tullio, che poi diventò mio marito, pure lui soldato, in servizio al Genio Pontieri. Ci siamo sposati nel 1954. Alto che internet e chat. Ci siamo innamorati con il beep della radio, che emozione”. Il suo primo vero amore fu in realtà un olandesino che aveva conosciuto, sempre con il codice morse, quando aveva appena 14 anni. Ancora oggi custodisce gelosamente tute le corrispondenze vie etere in un “log book”, il quaderno di stazione. La sua vita è costellata di grandi emozioni: “Soddisfazioni ne ho avute davvero tante. La più grande nel 1942 quando fui chiamata anch'io per il servizio militare, meglio dire “inviata”. Mi chiesero di partecipare a tre corsi, uno al Ruffini d'Imperia, uno a Genova e uno di perfezionamento a Milano. Entra in servizio all'aeroporto di Torni-Mirafiori. Eravamo un bel gruppo di marconiste addette alla sala radio. Il traffico che si svolgeva via telegrafo e via telescrivente, a causa dei continui bombardamenti, fu interrotto e mai ripristinato”. 

Oggi, a sessant'anni dal servizio militare, Ada Garibaldi si sente ancora una soldatessa. “quando ho visto sfilare in tv sulla passerella di una nave due modelle in divisa grigioazzurra, non ho potuto fare a meno di pensare, con tenerezza, alla diciottenne marconista Ada Garibaldi, che si recava a fare servizio alla sala radio di Miriafiori con le scarpe bucate, sotto le bombe degli aeri. Retorica? - chiude Ada . Molti della mia età ricorderanno che le scarpe si trovavano solo a “borsa nera” a prezzi folli”. 

Il Secolo XIX – Giò Barbera

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