Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 155 - 157

Il recupero degli antichi casali

Genova. Sono i casali tipici, dell'architettura rurale ligure. Sul territorio se ne contano a centinaia, simili, eppure tutti diversi e peculiari secondo la pietra utilizzata e il metodo di lavorazione adottato. La facoltà di Architettura dell'Università di Genova, dipartimento Polis, ha condotto una ricerca sul campo. Tre borse di studio, vinte da Paola Grazzi, Marta Gnone e Federica Solari, giovani architette che hanno battuto l'entroterra ligure valle per valle, a piedi, studiando e fotografando. Ne è  nata una classificazione, sei tipologie di architettura tradizionale rurale ordinate per aree geografiche: le valli di Imperai e Albenga, l'entroterra di Finale, le valli del Bormida, il parco del Beigua e il Sassellese, la Valfontanabuona e il parco dell'Antola.

Un patrimonio di vaste dimensioni, spesso abbandonato al disuso, che con il passare del tempo e l'incuria rischia di andare perduto per sempre. Per salvaguardarlo Regione Liguria stanzia 1.7 milioni di euro. Soldi recuperati dal condono edilizio, che diventano contributi a fondo perduto per chi restaura gli edifici nei Comuni dell'entroterra. Due i requisiti richiesti: manufatti di costruzione non posteriore al XIX secolo e Comuni non costieri.
 

Un casale tutto in pietra

L'erogazione dei contributi avverrà con procedura a sportello, in ordine cronologico. Metà dello stanziamento è destinato alle aree soggette a vincolo paesaggistico ambientale e areee parco, così da non penalizzare chi deve ottenere certificazioni per partecipare al bando. Si va dei 20 mila euro (restauro di un singolo edificio), ai 25 mila euro (restauro di edificio situato in un area con termini), ai 30 mila euro (restauro edificio su area agricola di 2000 mq).

Gli immobili non devono necessariamente essere l'abitazione di residenza. Gli interventi finanziabili riguardano il restauro e il risanamento conservativo degli edifici, compresi gli interventi necessari alla conservazione dell'immobile come il rifacimento delle coperture o il consolidamento delle parti pericolanti o dei terreni do fondazione. Nel rispetto dei valori architettonici tradizionali, potranno essere inseriti negli edifici elementi o materiali che non siano tipici del contesto.

L'iniziativa è stata presentata ieri (per il 25.02.2005) dall'assessore regionale al _Territorio all'ambiente Franco Orsi, dal direttore del dipartimento pianificazione territoriale della Regione Franco Lorenzani e dalla professoressa Annalisa Calcagno Maniglio dell'Università di Genova, coordinatrice del gruppo di studio che ha elaborato i termini per la messa a punto del bando.

Gilda Ferrari
 Il Secolo XIX


Il 27 dicembre del'43 la cittadina fu rasa al suolo. Un testimone: "Così mi salvarono dalle macerie"
Zoagli riceve la medaglia d'oro per i lutti provocati dalle bombe
 

Zoagli . Questa mattina Zoagli  riceverà (per il 27.04.05) la medaglia d'oro al valore civile in riconoscimento dei lutti e dei danni patiti dalla cittadina al centro del Tigullio nel corso dell'ultima guerra. È la terza medaglia che viene assegnata dopo Genova e Recco. Zoagli, il 27 dicembre del 1943 venne praticamente rasa al suolo. Morirono 44 abitanti, vennero distrutti municipio, chiesa, stazione ferroviaria, scuola, ospedale Conte Canevaro e ancora altre opere pubbliche e abitazioni private.

Era un obiettivo indispensabile nella strategia della guerra: gli Alleati avevano necessità di tagliare il collegamento ferroviario e la via Aurelia e Zoagli era il punto più adatto perché uno dall'alta distavano non più di duecento metri in line d'aria. In mezzo, però, c'era il paese. E c'era l'albergo Nave, una delle bellezze di Zoagli, del quale rimasero solamente le fondamenta.

Questo e ben altro ancora è raccolto nel volume che il sindaco di Zoagli Franco Rocca ha inviato al presidente della Repubblica Ciampi assieme a fotografie e testimonianze di chi è sopravvissuto a quell'ondata di devastazione che viene ricordata dall'intitolazione data alla piazza principale: quando i turisti chiedono perché si chiami XXVII Dicembre, ancora oggi gli zoagliesi abbozzano pensando ai padri o ai nonni che vennero travolti dalle macerie.

Tra le testimonianze dell'orrore che hanno Ciampi a concedere il massimo riconoscimento del quale Zoagli si fregerà sul gonfalone del Comune, c'è quella di Michele Oneto, classe 1931. Vendeva giornali nella piazza risorta, ora si è ritirato ma ha fornito una lucida ricostruzione di quella giornata, quando gli aeri che giungevano dal mare non lanciarono più manifestini ma ordigni di morte. Aveva 12 anni Michele quando dall'Ufficio razionale della protezione area si levò l'ululato delle sirene che davano l'allarme. "Siamo subito andati al mare per vedere gli aeri che si avvicinavano dalla direzione della Corsica e che sempre passavano sopra il paese diretti verso l'Anchetta. Ma quel giorno volavano troppo bassi quindi ci dissero di scappare verso la collina", ricorda Oneto.
 

27 dicembre 1943 ecco come si presentava Zoagli dopo le bombe sganciate sulla cittadina dagli aeri anglo americani. 

Giunti al mulino, oggi trasformato in officina meccanica, Michele e i suoi amici si resero conto che dal cielo non piovevano volantini ma bombe. Era troppo tardi: un fischio lacerante, poi un boato, infine una massa di terra che, sorvolando il campanile, lo investì in pieno. Volo il bambino, volò la sua giacca, volarono le scarpe travolti dall'onda d'urto. Poi arrivarono le macerie che lo seppellirono lasciando fuori solo le gambe.
 
"Sono ancora qui a raccontare esclusivamente perché Rita, la sorella del postino, mi afferrò per le caviglie e con tutta la forza riuscí a tirarmi fuori prima che soffocassi. Ero ferito alla testa, sanguinavo. Dopo i primi soccorsi venni trasportato a Rapallo, in ospedale, col camion di papà assieme ad altri sette, otto feriti. Ricordo Pietro Cubeddu., aveva una gamba maciullata, dopo ventiquattrore di agonia  non ce la fece più. Pochi giorni e lo seguì Bianca Secco che era stata trovata nella cunetta della strada ancora viva. Poi toccò ad Amalia Chichizola lasciare questo mondo".

Tutti questi e altri nomi sono moralmente scolpiti sulla medaglia d'oro che stame verrà segnata nelle mani del sindaco Rocca. Sono quarantaquattro, le vittime più sfortunate dall'ondata di dolore che colpì Zoagli quel maledetto 27 dicembre del 1943. Era lunedì.

Giacomo Ferra
Il Secolo XIX

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