Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 148-9

Confindustria punta sulla Liguria deve diventare locomotiva d'Italia"

Genova. "Il 16 novembre sarà la Giornata dell'Innovazione, un modo per dare concretezza di idee all'obiettivo di far crescere la competitività del Paese" dice Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria, impegnatissimo a guidare l'annuale assemblea dei massimi dirigenti di Viale dell'Astronomia, da ieri radunati a Genova, ai Magazzini del Cotone, nel Porto Antico.

Questo giorno dedicato all'Innovazione sarà anche una specie di festa

"Se vogliamo sì, una festa all'insegna dell'ottimismo. Bisogna avere la consapevolezza, infatti che l'Italia ha carte vincenti in mano, deve solo saperle mettere sul tavolo".

Per Genova è un appuntamento che calza a pennello, tra Festival della Scienza, anno europeo della Cultura, forti  scommesse sull'hi-tech.

"Oh certo, certo... Scusi ma perché Genova?".

Non è a Genova la Giornata dell'Innovazione?

"Veramente è a Parma".

Come a Parma?! Prosciutti, formaggi e prelibatezze varie che c'entrano...

"È una scelta di valore simbolico, si vuole testimoniare la nostra vicinanza a una città che sta compiendo un grande sforzo per uscire dalla tristemente nota vicenda Parmalat".

Anche Genova sta compiendo grandi sforzi per superare la crisi seguita al tracollo dell'industria di Stato.

"Con le sue aziende, i suoi distretti e i presidi tecnologici,l'Università e adesso l'Lit, questa città e un formidabile concentrato di intelligenze e innovazione. Confiundustria punta su Genova: va sostenuta con forza perché insieme alle poche altre realtà simili deve fare da locomotiva nel restituire competitività a tutto il Paese".

Più un onere o più un onore, con annessi benefici?

"Entrambe le cose direi. L'importante è non inseguire inutili ed effimeri primati nazionali. Per le imprese, ormai, il mercato domestico è quello europeo ed è almeno in questa prospettiva che bisogna misurarsi. È indispensabile, allora, parlare di "made in Italy" e declinare le diverse specificità, che possono essere una ricchezza, in una logica di integrazione e sinergia, che sempre più dia il senso di un progetto Paese".

In questo progetto c'è il buco nero delle infrastrutture, problema che a Genova è addirittura drammatico.

"La criticità genovese è una criticità per tutta Italia. Quando si parla di autostrade del mare, di collegamenti con l'Europa centrale e settentrionale, di "corridoi" ferroviaria verso Nord ed Est, Genova c'entra sempre, essendo la principale porta di accesso al Mediterraneo".

Ciò detto, e lo si ripete da tempo, che fare?

"Tutti sappiamo che cosa serve a Genova, dal Terzo Valico in su, ma temo che, in generale, ci sia un problema di metodo".

Nel senso?

"Bisogna agire come s'è fatto con l'accordo appena sottoscritto per il Mezzogiorno: selezionare le priorità, stilare progetti credibili, dare tempi certi".

E finanziamenti...

"Guardi, se ci sono regole chiare e progettualità adeguate i privati sono disponibili a dare il loro contributo. Di ciò si può essere assolutamente certi".

Dottore Beretta, capisco male o Confindustria è pronta ad assumere iniziative dirette sulle infrastrutture genovesi?

"Capisce benissimo. Se è vero com'è vero che sono cruciali per il sistema Paese, Confindustria non potrà che agire, come ha più volte ripetuto il presidente Montezemolo, sia per sostener "politicamente" delle soluzione sia per favorire la partecipazione finanziaria degli imprenditori alla realizzazione dei progetti. Forse, però, ci stiamo dimenticando qualcosa..."

La logistica?

"E già. Un piano delle infraestrutture deve esser necessariamente collegato a un grande piano della logistica: questo vale per il Paese e per Genova. Il funzionamento del sistema produttivo non può prescindere da dinamiche di mercato che impongono l'esigenza di fare scorte anche per un solo giorno. E per fare scorte c'è bisogno di spazi, e gli spazi vanno recuperati e attrezzati, e vanno collegati a un sistema adeguato di collegamenti stradali e ferroviari. Altrimenti che facciamo con le merci sbarcate sul porto di Genova, le lasciamo marcire?".

Più facile che non arrivino più.

"E questo deprimerebbe la competitività del Paese. Alla fine, come vede, "tutto si tiene": l'Italia ha bisogno de Genova".

Da Lugi Leone - Il Secolo XIX (Data: 06.11.04)


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